5 agricoltori su 6 disposti a coltivare ibridi modificati con il nuovo genome editing

by Roberto Bartolini | Aprile 16, 2018 10:52 am

La rivista Terra e Vita ha condotto un sondaggio tra agricoltori e tecnici ponendo la seguente domanda: “Oggi la ricerca propone ibridi modificati tramite il genome editing, un metodo che non snatura il bagaglio genetico di una varietà, ma si limita a correggere gli errori o migliorare certe caratteristiche. Potrebbe essere questa la strada per l’Italia, con lo scopo di salvaguardare tante colture tipiche?”.

L’83,5% degli intervistati ritiene che questa sia la strada giusta per preservare la biodiversità, aumentare la produttività e abbassare i costi per colture come frumento, mais, soia, eccetera, che oggi stanno soffrendo causa un mercato poco favorevole.

Cos’è il genome editing

Il genome editing è una nuova tecnica di miglioramento genetico che permette di intervenire in maniera estremamente precisa sul corredo genetico di una pianta, senza introdurre tratti estranei quindi senza modificare qualità e tipicità di produzioni e varietà locali. Grazie a questa tecnica si possono inserire nel DNA singole modificazioni, come per esempio la resistenza naturale delle colture alle avversità climatiche come la siccità.

L’Unione europea dunque potrebbe rimettersi al passo nel miglioramento genetico e questa speranza ha origine dal recente parere espresso dall’avvocatura della Corte di Giustizia di Lussemburgo, secondo il quale il genome editing ha tutte le carte in regola per essere esentato dalle strettoie giuridiche e dai veti che riguardano le colture ogm. Vedremo se la politica riuscirà questa volta a dare una mano al sistema produttivo agricolo, che da anni non può sfruttare gli enormi vantaggi derivanti dall’applicazione di questa innovazione genetica “sostenibile”.

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