Agricoltura conservativa: una scelta strategica che ha bisogno di più agronomia, competenza e innovazione

by Roberto Bartolini | Agosto 29, 2017 6:01 am

Passare all’agricoltura conservativa permette di realizzare economie e preservare l’ambiente, ma è innanzitutto una scelta strategica che richiede un approccio di sistema e uno sguardo proiettato nel tempo, oltre che un investimento tecnologico appropriato che permetta di inserire a livello aziendale un buon livello di innovazione ripagato dai risparmi ottenuti.

Questo dice il vademecum tecnico del progetto Help Soil[1], aggiungendo che l’agricoltura conservativa ha bisogno di più agronomia, più riflessione, più competenza tecnica, più innovazione e più osservazione di quella tradizionale, dove ancora si ara e si erpica.

Un nuovo approccio mentale per un nuovo modo di produrre

Si tratta di un orientamento verso nuovi modi di produrre che sono in continuo divenire e che, integrandosi con l’uso dell’acqua, la gestione degli allevamenti e la difesa fitosanitaria, possono portare a sistemi agricoli molto più efficienti.

Il primo obiettivo di questo sistema di produrre sostenibile, già applicato anche in Italia da molti agricoltori “illuminati”, è preservare la fertilità fisica e aumentare la sostanza organica del terreno nei primi strati dove si sviluppa l’apparato radicale.

La copertura permanente del suolo ha un ruolo decisivo

Lasciare i residui colturali sulla superficie, operando con il sodo, oppure interrarli nei primi centimetri, operando con la minima, e introdurre nelle rotazioni le colture di copertura[2] significa assicurare la copertura permanente del suolo, proteggendolo dagli agenti climatici e permettendo l’alimentazione in continuo dell’attività biologica degli organismi che vivono nel suolo.

In genere i miglioramenti, dice il progetto Help Soil, cominciano a manifestarsi quando almeno il 30% della superficie del suolo è coperta, ma quanto maggiori sono i residui, tanto più rapidi e significativi sono gli effetti positivi che si ottengono.

I tre pilastri dell’agricoltura conservativa

L’applicazione contemporanea dei tre pilastri dell’agricoltura conservativa – cioè avvicendamento colturale, riduzione delle lavorazioni, copertura permanente del suolo – permette di creare equilibri biologici che portano a sistemi agricoli vitali, fertili e capaci di generare benefici ambientali e al portafogli dell’agricoltore.

L’agricoltore va supportato con l’assistenza tecnica

Tuttavia il successo si raggiunge solo con la conoscenza delle condizioni locali e delle caratteristiche delle singole aziende che portano a fare scelte operative corrette. L’assistenza tecnica all’agricoltore, nel passaggio dall’agricoltura tradizionale alla conservativa, è indispensabile, ma qui purtroppo il nostro sistema paese fa acqua da tutte le parti. Colpa prima di tutto delle organizzazioni professionali e dei burocrati che siedono negli enti regionali e che non vanno mai in campagna, se non per fare il più delle volte assurde ed inutili ispezioni.

Endnotes:
  1. progetto Help Soil: http://www.ilnuovoagricoltore.it/far-vivere-il-suolo-per-migliorare-lagricoltura-le-conclusioni-del-progetto-help-soil/
  2. colture di copertura: http://www.ilnuovoagricoltore.it/cosa-sono-le-cover-crops-conosciamo-queste-colture-cosi-benefiche-per-il-suolo/

Source URL: http://www.ilnuovoagricoltore.it/agricoltura-conservativa-una-scelta-strategica-che-ha-bisogno-di-piu-agronomia-competenza-e-innovazione/