Agricoltura, le scoperte dell’estate: ci vuole più soia europea e occorre formazione sulla precisione

by Roberto Bartolini | Agosto 3, 2017 6:57 am

Sarà il caldo torrido che porta alla scoperta dell’acqua calda..! In effetti le belle scoperte di questa estate 2017 siccitosa sono addirittura due e fanno sobbalzare sulla sedia dall’emozione:

  1. L’Europa importa in media 36 milioni di tonnellate di soia equivalente all’anno, contro una produzione interna ridicola.
  2. Costruttori, distributori e agricoltori si dichiarano poco preparati sull’agricoltura di precisione, che è “il futuro”.

La prima bella scoperta è stata fatta in sede Ue, dove è stata sottoscritta una dichiarazione di intenti da 14 paesi (tra i quali il nostro) per sostenere, non si è capito bene come e con che cosa, la soia e le colture proteiche prodotte in Europa, non ogm e con percorsi agronomici sostenibili e certificati.

La seconda bella scoperta è invece stata fatta nel corso di una tavola rotonda, dove è emerso che la resistenza al cambiamento e la mancanza di conoscenze sono alla base della scarsa diffusione dei sistemi Isobus e di precisione nel nostro bel paese.

Siamo davvero in un mondo strano, perché a volte riusciamo a individuare i problemi, ma poi tutto rimane tra le pareti della sala riunioni e negli appunti di chi ha partecipato agli incontri. Quello che manca sempre e dovunque è colui o colei che, una volta individuato il problema, prenda una decisione operativa per cercare di risolverlo.

Per quanto riguarda la carenza di proteine vegetali europee e italiane, si tratta di una storia vecchia di decenni che nessuno ha mai affrontato con un piano serio. Qualcosa di molto timido lo ha fatto solo il greening, e così in Italia si semina un po’ più di soia, ma ce ne vorrebbe molta di più. A questo punto, cosa faranno di concreto nei loro paesi i 14 firmatari? C’è di mezzo la pausa estiva e in autunno si saranno tutti dimenticati dei buoni propositi. Volete scommettere?

In quanto poi all’agricoltura di precisione, è inutile fare tante riunioni e tanti bei discorsi. Occorre piuttosto mandare in campagna a visitare agricoltori e contoterzisti un esercito di tecnici, pubblici e privati, ben preparati che in stretto contatto con le società costruttrici operino una vera e propria formazione sul campo. Solo così l’agricoltore può capire veramente quali vantaggi concreti avrà quando sale sul trattore e attacca l’attrezzo. Lo abbiamo detto altre volte: ci vogliono le “nuove cattedre ambulanti” che nel dopoguerra hanno fatto la prima rivoluzione verde nelle nostre campagne.

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