Agricoltura, volano i prezzi delle materie prime: tensione sui mercati

Agricoltura, volano i prezzi delle materie prime: tensione sui mercati

L’aumento dei prezzi delle materie prime sta colpendo il comparto delle costruzioni e i settori manifatturieri di metallurgia, legno, gomma e materie plastiche, mobili, autoveicoli, prodotti in metallo e apparecchiature elettriche. I rincari maggiori si registrano per i metalli di base, col +65,7% tra marzo 2020 e marzo 2021. Particolari tensioni per il minerale di ferro con rincari annui del +88,1%, seguito da stagno (+77%), rame (+73,4%), cobalto (+68,4%), zinco (+46,7%), nickel (+38,5%,), alluminio (+36%), molibdeno (+32,4%). Ed è allarme anche sul fronte delle materie prime energetiche, i cui prezzi a marzo 2021 aumentano addirittura del 93,6% su base annua.

Le cause dello tsunami sulle commodities

Il settore agricolo non poteva passare indenne da questo “tsunami” e anche le sue commodities risultano influenzate dalla tendenza generale di un aumento dei prezzi. Numerosi fattori stanno sostenendo questa fiammata al rialzo, in primis la ripresa della produzione mondiale. In parallelo, le catene produttive globali non sono riuscite a riorganizzarsi dopo lo shock del Covid-19: l’offerta rarefatta per alcuni produttori si intreccia con difficoltà nella logistica delle merci (il blocco del Canale di Suez di fine marzo e oggi la variante Delta del Covid che blocca tre porti cinesi con migliaia di container che non possono partire), allungando i tempi consegna. Scarseggiano così le materie prime necessarie per la produzione dei beni, che è cresciuta a seguito dell’emergenza sanitaria. La crescita dei prezzi è sostenuta dalla politica monetaria espansiva e i bassi tassi di interesse sostengono la domanda speculativa.

Soia, mais, frumenti, orzo: aumenti clamorosi in 12 mesi

Tra le commodities agricole, la soia in particolare è stata quella che ha subito il più forte incremento e che anche oggi si mantiene su livelli elevati: ad oggi con un prezzo di 570 €/t, rispetto ai 374 €/t di settembre 2020, si ha un aumento del 54,40%.

Seppure meno forti, altrettanto imprevisti sono stati gli aumenti sul resto dei cereali. Il mais, come evidenziato nel grafico sottostante, da un prezzo ad agosto 2020 di 200 €/t oggi è arrivato a valere 268 €/t, con un aumento del 34%.

Il frumento duro ad agosto 2020 valeva 285,70 €/t contro gli odierni 354,50 €/t, con un aumento del 24%.

Il frumento tenero ad agosto 2020 quotava 189,50 €/t e oggi 232,00 €/t, con un aumento del 22,5%.

L’orzo nel 2020 arrivava da due annate di bassi prezzi e per questo ha recuperato il tradizionale gap rispetto al frumento tenero. I prezzi ad agosto 2020 erano di 157,00 €/t e oggi sono a 205,00 €/t, con un aumento del 30,5%, maggiore rispetto al frumento.

Infine, qui di seguito un grafico sull’aumento percentuale dei costi di alcune commodities.

Cosa accadrà ai prezzi dei mezzi tecnici

Riferendoci ai listini dei prodotti autunnali che dovranno essere elaborati, questi dovranno tenere conto della percentuale di aumento di varie componenti. Va considerato inoltre che i riproduttori di seme forniscono alle ditte sementiere il prodotto “a prezzo aperto” e saranno liquidati con la media del mercato di Bologna nel periodo agosto-ottobre. Per come si sta muovendo il mercato la media è poco prevedibile, perché il mercato è in tensione per i motivi che descriveremo nelle prossime righe. Dunque, all’agricoltore non resta che sperare di poter recuperare parte di questi costi sui prezzi di vendita dei suoi prodotti e seminare semente certificata.

Un colpo d’occhio sui mercati

Questa infografica visualizza alcune variabili chiave per analizzare a colpo d’occhio la situazione del mercato italiano e internazionale. I colori sono indicativi della variazione: rosso per una diminuzione, verde per un aumento.

Il mercato del grano oggi

L’agenzia di informazione del mercato dei cereali Pellati il 17 agosto 2021 ha reso noto che «il 14 agosto il mercato registra che il grano non ha pace. Ancora aumenti sia a Chicago che al Matif: i forti cali della produzione russa e canadese, usciti dall’USDA di giovedì 12 agosto, sono stati uno shock. Più forte l’impatto del calo della cifra della Russia (produzione a 72,5 milioni di tons contro le 85 di luglio) che quella del Canada (24,50 ex 31,50).
Tutto sommato quella del Canada poteva essere anche prevedibile, ma le dimensioni di quella della Russia sono state del tutto impreviste».

France Agrimer riporta che la raccolta del grano in Francia è al 66% contro il 72% settimana precedente: una progressione molto scarsa (l’anno scorso infatti, in questo stesso periodo, la raccolta era al 100%).

I grafici presenti in questo articolo sono stati forniti da Clal/Teseo

Alberto Braghin

Alberto Braghin

Agronomo dell'azienda La Cerealtecnica


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