Cosa sono le cover crops: conosciamo queste colture così benefiche per il suolo

by Roberto Bartolini | Novembre 30, 2015 11:22 am

Ci volevano tutto l’impegno e la determinazione di Condifesa Lombardia Nord Est, con in testa il presidente Giacomo Lussignoli e il tecnico agronomo Mauro Agosti che tutti apprezziamo da anni (rispettivamente a destra e a sinistra nella foto qui sopra), per farci capire finalmente cosa sono le cover crops, colture che sono sostenute con parecchi euro/ettaro da tutti i nuovi PSR italiani, come sono fatte e come devono essere gestite e inserite nell’avvicendamento colturale.

In Lombardia, infatti, Condifesa ha realizzato due campi dedicati alle cover crops in due aziende agricole, quella di Massimo Motti a Orzinuovi (Brescia) e quella di Giacomo Lussignoli a Ghedi (Brescia). Naturalmente va un doveroso ringraziamento anche a questi due agricoltori-innovatori che da molti anni aggiungono ai propri impegni aziendali, che non sono pochi, anche quello di mettere a disposizione degli altri agricoltori e delle scuole agrarie vicine i risultati delle loro esperienze innovative di campo, fatte sempre e comunque a proprie spese. La Regione e i suoi funzionari chiusi al caldo nei loro uffici… battano almeno un colpo una volta tanto!

In questo articolo, dunque, vi riferiamo quanto detto in seguito alla visita di questi campi, per spiegare cosa sono le cover crops.

Cosa sono le cover crops - Senape e trofoglio

Miscuglio di senape bianca e trifoglio resupinato, seminato il 27 agosto a 15 kg/ha.

Cosa sono le cover crops - Senape Bianca e Veccia Sativa

Miscuglio di senape bianca e veccia sativa, seminato il 21 settembre a 50 kg/ha.

Cosa sono le cover crops e a cosa servono

Cosa sono le cover crops? «Sono colture intercalari tra due principali da reddito», spiega Mauro Agosti, che lo scorso giovedì ha condotto una visita ai campi seminati a fine estate con diversi miscugli forniti da Padana Sementi e da Semfor.

A chi si chiede cosa sono le cover crops, rispondiamo quindi che si tratta di colture che non si raccolgono e che non si vendono, ma che migliorano la fertilità del suolo a favore di quelle che seguono e che sono da reddito, fornendo una serie di vantaggi agronomici che si consolidano negli anni e che andiamo a riassumere:

Lo scorso 26 novembre Condifesa Lombardia Nord Est ha organizzato una giornata in campo per mostrare agli agricoltori le cover crops nelle aziende di Massimo Motti a Orzinuovi e nell’azienda di Giacomo Lussignoli a Ghedi, entrambe in provincia di Brescia.

Lo scorso 26 novembre Condifesa Lombardia Nord Est ha organizzato una giornata in campo per mostrare agli agricoltori le cover crops nelle aziende di Massimo Motti a Orzinuovi e nell’azienda di Giacomo Lussignoli a Ghedi, entrambe in provincia di Brescia.

Miscuglio di Rafano sativo e Veccia sativa, seminato il 21 settembre a 50 kg/ha.

Miscuglio di rafano sativo e veccia sativa, seminato il 21 settembre a 50 kg/ha.

Miscuglio di Trifoglio alessandrino, avena strigosa, due specie di senape e veccia comune, seminato il 27 agosto a 80 kg/ha.

Miscuglio di trifoglio alessandrino, avena strigosa, due specie di senape e veccia comune, seminato il 27 agosto a 80 kg/ha.

A fronte di questi vantaggi ci sono due aspetti da affrontare:

  1. il costo della semente e della semina delle cover crops;
  2. la loro distruzione prima delle operazioni di avvio della nuova coltura da reddito.

Il costo della semente varia da 45 a 90 euro/ha a seconda della specie. Le prove dimostrative serviranno anche a fornire riscontri sulla possibilità di variare la densità e quindi eventualmente di risparmiare in semente. Ne riparleremo più avanti.

Per quanto riguarda l’eliminazione al termine del ciclo vegetativo delle cover crops, ci si sta orientando su specie cosiddette Gelive, cioè che muoiono con il freddo e con il gelo e a fine inverno cadono a terra disgregandosi e lasciando un residuo che permette anche la semina diretta, senza alcuna lavorazione del terreno e senza richiedere l’intervento chimico col glifosate.

Miscuglio di Avena strigosa e due varietà di senape bianca, seminato il 21 settembre a 70 kh/ha.

Miscuglio di avena strigosa e due varietà di senape bianca, seminato il 21 settembre a 70 kh/ha.

Perché le cover crops restituiscono vita al suolo

Le cover crops hanno anche la funzione di nutrire la vita del terreno, che è costituita da una miriade di microorganismi come artropodi, batteri e funghi che grazie a queste colture trovano il nutrimento necessario al loro sviluppo e che invece non trovano in un terreno nudo. Ecco spiegato il perché un suolo nudo risulta meno vitale: i microrganismi non trovano nulla di cui cibarsi.

«Nell’azienda Motti – dice Agosti – dove da otto anni si applica la minima lavorazione al posto dell’aratura e da alcuni anni si seminano le cover crops, in qualunque parte del terreno si vada col badile a scavare si ritrovano i lombrichi: è il segnale più evidente che il suolo sta finalmente bene. E se il suolo sta bene, rende anche più facile all’agricoltore preparare tutti i letti di semina e quindi garantisce ai semi una situazione favorevole alla loro pronta e completa germinazione. Ogni anno che passa, Motti riscontra i benefici di questo percorso agronomico, dato che anche in annate difficili entra in campo al momento giusto quando gli agricoltori vicini non possono, per le condizioni impraticabili dei loro terreni. È tutta questione di “portanza” del suolo in quello strato che deve risultare sempre come sollevato e senza impaccamenti. Provare per credere!».

Al centro una fetta di terreno test, cioè dove non si sono seminate le cover crops. Come si vede, sono presenti solo infestanti e il terreno è molto meno coperto rispetto ai lati dove sono presenti le cover.

Al centro una fetta di terreno test, cioè dove non si sono seminate le cover crops. Come si vede, sono presenti solo infestanti e il terreno è molto meno coperto rispetto ai lati dove sono presenti le cover crops.

È comunque evidente che le cover crops mantengono tutte le loro virtù anche in regime di agricoltura tradizionale, a patto che l’agricoltore accetti di avere il terreno coperto da una fitta vegetazione per tutto l’inverno. L’aspetto è assai diverso dai “campi da biliardo” che siamo abituati a vedere, ma i benefici agronomici sono notevoli.

Cosa è stato fatto nei campi dimostrativi

Nell’azienda Motti, Condifesa Lombardia Nord Est ha allestito una serie di campi dove sono stati testati diversi miscugli di cover crops (ritratti nelle foto di questo articolo) e anche diverse epoche di semina e un appezzamento realizzato come campo catalogo, con una serie di parcelle dove sono state seminate essenze potenzialmente interessanti.

Quest’anno le cover sono state seminate presto: alcune a fine agosto e altre a inizio, metà e fine settembre. Nei miscugli sono presenti delle specie con apparato radicale fittonante e altre con apparato fascicolato; alcune con la capacità di assorbire l’azoto rimasto nel suolo e altre di fissare quello atmosferico.

Dalle prime osservazioni, Mauro Agosti afferma che la senape bianca è la specie sulla quale sembrano concentrarsi le preferenze, perché anche quest’anno ha evidenziato una partenza rapida, copre bene il suolo, controlla egregiamente le infestanti, cresce molto rapidamente e ha un’apparato radicale che raggiunge i 70 cm di profondità, catturando fin laggiù l’azoto residuo. Inoltre la senape è geliva, cioè si degrada completamente a fine inverno per azione del gelo sui tessuti. A inizio marzo si può quindi già pensare alle semine senza problemi.

Come si seminano le cover crops?

A chi si chiede come si seminano le cover crops, bisogna innanzitutto ricordare che, se si vogliono ottenere i risultati attesi, bisogna dimenticare il “girello” e utilizzare una seminatrice dopo una leggera minima lavorazione. La cover va infatti trattata come una coltura principale, anche se poi non si concima. Si può pensare anche a una semina diretta, se si dispone di attrezzature particolari che sono reperibili presso alcuni terzisti.

Le specie più interessanti di cover crops

Il Tillage Radish è una particolare specie di rafano di origine statunitense che sviluppa una radice fittonante molto voluminosa e allungata, la quale svolge un effetto molto evidente sulla struttura del suolo e assorbe una notevole quantità di nutrienti che poi restituisce a fine ciclo. Si tratta di una specie sensibile al freddo, che a fine febbraio si distrugge completamente.

Il Tillage radish o rafano americano.

Il Tillage radish o rafano americano.

Il miscuglio trifoglio e avena risulta ben assortito perché le due specie si combinano bene, e anche nel caso del miscuglio senape e trifoglio alessandrino, pur con una notevole differenza di sviluppo tra le due specie, la combinazione regge perché la senape assorbe l’azoto del suolo che altrimenti andrebbe in falda, mentre il trifoglio fissa azoto atmosferico e così alla fine la dotazione azotata del suolo permette di risparmiare parecchie dosi di azoto chimico. Anche il miscuglio avena e veccia sembra azzeccato e presenta le stesse prerogative del precedente.

A sinistra Massimo Motti con il rafano europeo, molto diverso e più piccolo rispetto al Tillage radish americano a destra.

A sinistra Massimo Motti con il rafano europeo, molto diverso e più piccolo rispetto al Tillage Radish americano (a destra).

Miscuglio di Senape bianca e Trifoglio alessandrino, seminato il 2 settembre a 18 kg/ha.

Miscuglio di senape bianca e trifoglio alessandrino, seminato il 2 settembre a 18 kg/ha.

L’agricoltura conservativa e le produzioni 2015

Nell’azienda San Lorenzo di Ghedi, nella scorsa annata, su terreni che in inverno avevano ospitato cover crops come senape+trifoglio e veccia+avena e in primavera sono stati preparati con la minima lavorazione utilizzando il CLC pro e il Qualidisc 3000 di Kverneland, il titolare Giacomo Lussignoli ha prodotto 157 ql/ha di granella di mais al 13% di umidità e oltre 1300 ql/ha di pomodoro.

Questi risultati produttivi confermano che l’agricoltura conservativa non è un’utopia, ma che la sua applicazione non si improvvisa e richiede da parte dell’agricoltore una preparazione tecnica e agronomica, oltre che molta pazienza senza perdersi d’animo se nei primi anni si commettono degli errori, perché è successo a tutti coloro che hanno intrapreso questa strada.

Il miscuglio tra avena strigosa e veccia comune nell’azienda San Lorenzo, con semina il 2 settembre a 90 kg/ha.

Il miscuglio tra avena strigosa e veccia comune nell’azienda San Lorenzo, con semina il 2 settembre a 90 kg/ha.

Nelle foto seguenti, altre cover crops presenti nel campo catalogo Condifesa Lombardia Nord Est, allestito nell’azienda di Massimo Motti a Orzinuovi.

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