Cos’è la lavorazione ultra superficiale del terreno per aumentare la sostanza organica

by Roberto Bartolini | Luglio 8, 2019 9:49 am

Un po’ in tutto il mondo il problema della diminuzione della sostanza organica, e quindi della fertilità e della vita biologica dei terreni coltivati, è un tema dominante e molto sentito dagli agricoltori (molto più che da noi) e così si moltiplicano le idee e le pratiche per trovare la soluzione più adatta a ciascuna azienda. Sappiamo bene che ogni terreno ha la sua storia e le sue caratteristiche, quindi non ci sono formule standard valide per tutti, ma le lavorazioni ultra superficiali (“ultra-shallow tillage”) meritano attenzione anche dalle nostre parti. Se andate su YouTube e cercate “ultra-shallow tillage”, vedrete un mondo di video e di risultati agronomici che riguardano questa ulteriore forma di lavorazione conservativa del suolo. Per questo vale la pena parlarne anche in Italia.

Cosa sono le lavorazioni ultra superficiali

Le lavorazioni ultra superficiali sono una tecnica lavorazione del terreno che utilizza erpici dotati di dischi alla profondità massima di 5-8 cm (circa il 25% del diametro totale del disco) per mantenere il più possibile in superficie il residuo colturale affinché si rimetta in moto quel ciclo biologico che porta a un incremento della sostanza organica del terreno grazie all’azione dei lombrichi e di una vasta gamma di microrganismi. Inoltre la lavorazione ultra superficiale con i dischi consente di mantenere un’adeguata copertura del suolo, che è uno dei presupposti per ridare vita ai terreni da troppo tempo devastati da lavorazioni troppo invasive.

La lavorazione ultra superficiale, eseguita con attrezzi a disco di adeguata forma e costruiti in un certo modo di cui parleremo nel prossimo paragrafo, prepara un perfetto letto di semina anche in suoli dove la semina su sodo potrebbe creare qualche problema, favorendo una buona germinazione e attecchimento delle piantine e la degradazione rapida del residuo. La lavorazione ultra superficiale contribuisce inoltre a mantenere umido il residuo colturale anche nel corso della stagione calda favorendone la decomposizione e raggiungendo condizioni ideali di tempera del suolo per le semine successive.

Quali sono i dischi ideali per la lavorazione ultra superficiale

Ma quali dischi si devono utilizzare per ottenere una perfetta lavorazione ultra superficiale? «Ridotta inclinazione, convessità non eccessiva, profilo ondulato con dentatura ampia e spaziata sono alcune delle caratteristiche più importanti», afferma l’agronomo Lorenzo Benvenuti, che da alcuni anni studia questo tipo di lavorazione. «È poi importante anche la possibilità di modificare l’inclinazione del disco, prevista in alcune attrezzature, rispetto alla verticale adeguando in tal modo la lavorazione alle umidità del terreno e alla quantità di residui. Anche il collegamento del disco al trave di sostegno ha un ruolo importante per definire l’azione dei dischi indipendenti. E il sistema più diffuso impiega elastometri cilindrici capaci di ammortizzare le sollecitazioni ricevute».

Il Kverneland Qualidisc è un erpice a dischi particolarmente indicato per effettuare la lavorazione ultra superficiale e cliccando qui[1] è possibile scaricare una presentazione che illustra le sue peculiarità principali.

L’erpice a dischi Qualidisc 4000 di Kverneland su stoppie di frumento esegue la lavorazione ultra superficiale.
Endnotes:
  1. cliccando qui: http://www.ilnuovoagricoltore.it/wp-content/uploads/2019/07/erpice-kverneland-qualidisc-lavorazione-ultra-superficiale.pdf

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