Cover crops, come effettuare la giusta scelta della specie

by Roberto Bartolini | Dicembre 28, 2020 8:19 am

Non solo gli agricoltori innovatori, ma anche coloro che non vogliono ancora abbandonare il “sacro aratro” e quelli che si sono votati al biologico, cominciano ad apprezzare le molte virtù delle cover crops o “colture di copertura”: apporto di sostanza organica e di nutrienti, freno all’erosione e alla lisciviazione dei nitrati, miglioramento della struttura del terreno, aumento della vita microbiologica del suolo attivo e riduzione dei fenomeni di compattamento con una migliore lavorabilità anche dei terreni più difficili. Ma il problema numero uno per chi vuole cominciare a utilizzare le cover crops è la scelta della specie.

Se ne è discusso nel corso dell’ormai tradizionale appuntamento convegnistico di dicembre organizzato da Condifesa Lombardia Nord Est, che quest’anno si è svolto in forma di webinar.

Come scegliere la specie di cover crops

Per poter scegliere la giusta specie di cover crops, occorre partire dalla tipologia della propria azienda e dai relativi obiettivi.

Tutti questi obiettivi sono raggiungibili con le diverse specie di cover crops oggi più coltivate, che hanno le seguenti caratteristiche:

Senape bianca in fioritura
Senape bianca distrutta dal gelo invernale.
Rafano (Tillage Radish), altra cover crops geliva con apparato fittonante molto utile per migliorare la struttura dei terreni pesanti.

I risultati di tre prove in campo delle cover crops nel 2019/2020

La prima prova realizzata da Condifesa Lombardia ha riguardato il confronto tra senape bianca e avena strigosa da sole e in miscuglio, in confronto a terreno nudo, con semina il 13 settembre 2019 e terminazione il 12 marzo 2020.

Miscuglio di avena strigosa e senape bianca.
Miscuglio di avena strigosa e veccia comune con dose alla semina di 90 kg/ha.

La seconda prova ha riguardato un confronto tra cover estive: sorgo bicolor + sorgo sudanense, crotalaria e miscuglio sorghi-crotalaria. La semina è avvenuta il 22 luglio 2020 e la terminazione il 15 settembre 2020.

La terza e ultima prova ha studiato gli effetti di diverse cover crops sulla resa della soia e sulle emissioni di ossido di azoto (N2O). La prova ha riguardato segale, veccia villosa, rafano (Daikon) e un miscuglio di otto specie: segale 45%, avena strigosa 5%, avena sativa 5%, veccia vellutata 15%, veccia comune 15%, trifoglio incarnato 5%, trifoglio squarroso 5%, rafano 5%.

Questo test diventerà molto importante in funzione della nuova Pac 2023-2027, che premierà la capacità delle aziende agricole di limitare le emissioni di gas serra in atmosfera (vedi articolo »[1]).

Il terreno è un bene primario da preservare

L’interesse per la coltivazione delle cover crops al fine di mantenere i terreni sempre coperti di vegetazione tra una coltura da reddito e la successiva sta aumentando anno dopo anno, perché gli agricoltori si stanno accorgendo dei reali benefici che queste colture “a perdere” apportano ai loro terreni. Ricordando che è il terreno il bene primario per l’agricoltore, che ha il dovere ma anche l’interesse a migliorarlo anno dopo anno.

Endnotes:
  1. vedi articolo »: http://www.ilnuovoagricoltore.it/pac-il-sequestro-di-co2-nel-suolo-diventera-una-nuova-fonte-di-reddito/

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