Cresce l’interesse per il sorgo, ma occorre puntare sugli ibridi più produttivi

Cresce l’interesse per il sorgo, ma occorre puntare sugli ibridi più produttivi

La rete di prove di confronto tra ibridi di sorgo da granella, realizzata in Italia dal Crea-Qce di Roma, ha fornito i dati relativi ai sei campi realizzati nel 2015.

Valutiamo il comportamento del sorgo negli ultimi quattro anni

Occorre considerare il comportamento degli ibridi almeno nelle altre tre annate precedenti (2012, 2013, 2014) per poter avere una valutazione media in grado di dare qualche indicazione veramente utile all’agricoltore che intende seminare sorgo. Infatti la bontà di un materiale genetico va giudicata anche dalla sua capacità di adattarsi o meno ad andamenti meteo differenti, per capire che tipo di costanza produttiva offre nel medio periodo.

Ecco i migliori ibridi di sorgo che meritano almeno una prova in azienda

Pertanto riteniamo utile, per chi deve decidere cosa seminare, indicare gli ibridi di sorgo che nell’Italia centro-settentrionale sono risultati più stabili negli ultimi quattro anni.

Al primo posto si colloca Arsenio (Renk Venturoli, ciclo medio con produzione media di 9,56 t/ha), seguito dai medio precoci Baggio (Apsovsementi), Gospel (Maisadour) e Targa (Apsovsementi) con produzioni medie da 9,15 a 9,31 t/ha, e dai medio tardivi Aralba (Renk Venturoli, con produzione media di 9 t/ha) e Reggal (Apsovsementi, con produzione media intorno a 9 t/ha).

Produzioni superiori alla media in tre anni su quattro sono state raggiunte da un ibrido medio precoce come Felsina (Società Italiana Sementi, con produzione media di 8,94 t/ha) e da un tardivo come Favorite (Sivam, con produzione media di 8,83 t/ha).

Come abbiamo suggerito altre volte, sarebbe utile che a questi campioni di produzione ogni coltivatore di sorgo potesse dedicare almeno un paio di ettari per capire come si comportano nella realtà aziendale e aprire così la porta a un potenziale miglioramento produttivo che si potrebbe tradurre in un aumento di redditività. Se non si prova ciò che non si è mai seminato, come si può pensare di migliorare le performance aziendali?

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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