Farina sostenibile Barilla, le 10 regole della ”Carta del Mulino” coinvolgono 5mila aziende

by Roberto Bartolini | Aprile 15, 2019 8:02 am

Rendere sostenibile il 100% della farina di grano tenero necessaria per realizzare i famosi prodotti del Mulino Bianco Barilla, cioè circa 240.000 tonnellate. È la nuova sfida lanciata da Paolo Barilla, che insieme a WWF Italia ha presentato le dieci regole della “Carta del Mulino” che le aziende agricole coinvolte nel progetto dovranno scrupolosamente seguire per avere accesso a questa nuova filiera.

Al momento Barilla afferma che le aziende agricole agricole coinvolte come primo anno sono 500, ma diventeranno almeno 5000 nei prossimi tre anni.

Sì a fiori ed essenze impollinatrici, no al glifosate

La regola numero 3 è la più originale: destinare il 3% della superficie a grano tenero coinvolta da ciascuna azienda in questo progetto, a fiori ed essenze per favorire l’attività impollinatrice di api e altri insetti. Si tratta di vere e proprie aree ecologiche per le quali Barilla assicura che riconoscerà agli agricoltori un premio volto a coprire i costi sostenuti per creare queste nicchie di biodiversità.

Un altro tema chiave della Carta riguarda il divieto assoluto di utilizzare il glifosate dalla semina alla raccolta, il che lascia intendere che prima della semina il glifosate si può utilizzare. Ma sarebbe opportuno che Barilla chiarisse in maniera ancora più esplicita il concetto, dal momento che il glifosate è indispensabile se si adotta la semina su sodo, che sul frumento tenero è largamente diffusa ed è una pratica altamente sostenibile.

Riassumiamo per gli agricoltori interessati le dieci regole della Carta del Mulino.

Rotazione delle colture

Le aziende devono adottare, per le colture principali, un piano di rotazione che preveda:

Al fine del calcolo del numero di colture nel quinquennio, il grano tenero non si differenzia dal grano duro, farro e triticale perché tutte appartengono allo stesso genere botanico. Nel caso di presenza di erba medica per almeno tre anni nel quinquennio di riferimento, non è necessario avere tre colture.

Aree di interesse ecologico

Creazione di aree d’interesse ecologico inerbite con semina di mix di piante a fiore (leguminose e/o specie di altre famiglie di piante nettarifere) costituite da una delle seguenti alternative:

Le aree d’interesse ecologico permanenti devono derivare dalla SAU aziendale, incrementando le aree preesistenti al 2017. È vietato il trattamento con prodotti chimici in tutte le aree d’interesse ecologico ed è permesso solo uno sfalcio, dopo la fioritura.

Uso delle sementi

Uso delle varietà di frumento indicate da Barilla, perché la scelta delle varietà di frumento è essenziale sia per ottenere prodotti finiti di qualità, sia per utilizzare quelle più adatte alle diverse zone di coltivazione: in questo modo è possibile diminuire l’uso di prodotti chimici.

Vengono utilizzate solo sementi certificate di cui vengano garantite identità, purezza varietale, germinabilità e sanità. Inoltre sono vietati l’utilizzo di materiale vegetale OGM nonché l’uso di neonicotinoidi per il trattamento del seme.

No al glifosate dalla semina alla raccolta

È vietato l’uso del glifosate dalla semina fino al raccolto.

Raccolta e stoccaggio

Le partite di grano tenero ottenute secondo le regole della “Carta del Mulino” devono essere raccolte e consegnate separatamente da tutte le altre. Le strutture per la conservazione del grano e i mulini devono assicurare l’identificazione e una gestione dedicata dei lotti di grano tenero appartenenti al progetto “Carta del Mulino”.

Per conservare il grano si richiede di utilizzare metodi fisici (come la refrigerazione o l’atmosfera modificata), cosi come metodi ammessi in agricoltura biologica e di limitare l’utilizzo di sostanze chimiche.

Dunque ai coltivatori di grano tenero che aderiscono a questo nuovo progetto Barilla viene richiesto di rispettare i requisiti della Carta del Mulino, la cui corretta applicazione è verificata tramite un ente di controllo indipendente (RINA). Ai mulini e agli stoccatori viene inoltre richiesto di certificarsi secondo lo standard ISCC PLUS (International Sustainability and Carbon Certification).

In conclusione, non possiamo che invitare i nostri agricoltori a cominciare a interessarsi seriamente a questa filiera, che va nella direzione che abbiamo sempre indicato: produrre solo ciò che trova collocazione sul mercato. Naturalmente con una giusta remunerazione per tutti gli attori.

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