Grano duro, Barilla rilancia il contratto di coltivazione per 3 anni con prezzo minimo e premio proteine

by Roberto Bartolini | maggio 24, 2017 10:41 am

Tutto dipende dal tenore di proteine, ma comunque, male che vada, con la varietà Aureo si incassano 219,35 euro/tonnellata se la quota proteica rientra nell’intervallo 13,61-14,00, cioè quella relativa a un grano “declassato”. Ma le quotazioni salgono, e di parecchio, se cresce il tenore proteico, e cioè:

Questi sono i prezzi alle aziende agricole fissate dal nuovo contratto di coltivazione per grano duro di alta qualità di Barilla, che vale per tre campagne agrarie (2016/2017, 2017/2018, 2018/2019), riguarda tre varietà (Aureo, Svevo e Pigreco) e viene esteso a dodici regioni italiane (Puglia, Basilicata, Campania, Molise, Abruzzo, Lazio, Toscana, Umbria, Marche, Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia).

I prezzi indicati sopra, relativi alla campagna 2016/2017, sono comprensivi del cosiddetto “premio proteine” che vale da 4,81 a 28 euro/tonnellata a seconda della percentuale proteica del raccolto.

Barilla si è impegnata ad acquistare nei prossimi tre anni 900.000 tonnellate di grano duro, che rappresentano il 40% del grano duro acquistato in Italia da Barilla.

Per le prossime due campagne verrà definito il prezzo entro il 30 ottobre di ciascun anno, tenendo conto di quanto stabilito per questa prima campagna e dei costi di coltivazione riparametrati ogni anno sulla base dei prezzi dei concimi azotati e dei carburanti agricoli.

Non c’è dubbio che i prezzi garantiti da Barilla siano decisamente allettanti per gli agricoltori, mettendoli al riparo da quella volatilità di mercato dalla quale ormai non si può prescindere nel fare i conti aziendali e nel giudicare la convenienza o meno di una coltura. Inoltre, con le tre varietà indicate nel contratto e con il percorso agronomico stabilito dal disciplinare di produzione (Granoduro.net), gli agricoltori possono facilmente raggiungere i tenori proteici massimi, a meno che non intervengano condizioni climatiche eccezionali.

Ci auguriamo dunque che sempre più agricoltori diano fiducia ai contratti di coltivazione, che sono gli unici che possono garantire nel medio periodo una remuneratività sufficiente per continuare a produrre grano nel nostro paese.

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