Guidotti (Cai): “Agricoltori, cambiate mentalità per ritornare in utile”

by Redazione Nuovo Agricoltore | Novembre 27, 2019 10:14 am

Le politiche agricole per decenni, spendendo miliardi, hanno sostenuto un modello agricolo che si è rilevato perdente perché basato su:

1) un agricoltore che deve fare tutto da sé, possedendo un parco macchine completo in una realtà chiusa in se stessa e incapace ad aprirsi all’esterno;
2) un mercato disposto a ritirare qualunque prodotto;
3) un modello di prezzi controllati, se non addirittura amministrati;
4) una estrema rigidità del mercato fondiario, fondata sull’acquisto della terra.

Tutto questo ha prodotto una mentalità nell’agricoltore che oggi è difficile da scalfire e per questo il cambiamento necessario è assai lento.

Roberto Guidotti del CAI (Confederazione agromeccanici e agricoltori italiani) dalle colonne di Terra e Vita non risparmia, molto giustamente, critiche ai produttori di seminativi che sembra non si rendano conto che il mercato non è più quello di una volta.

«Il consumatore è maturo – continua Guidotti – ed è disposto a spendere di più a patto che la pasta che mette nel carrello sia fatta con grano italiano di qualità, tracciato e tracciabile. Possibile che in questo paese non si riesca a coltivare abbastanza grano per sostenere i fabbisogni dei nostri pastifici? E dire che abbiamo tutto per coprire i fabbisogni in termini di superfici, di resa e di qualità».

Troppi decenni a finanziare una meccanizzazione esagerata

E allora il difetto dove sta? «Il difetto parte da lontano – prosegue Guidotti – con le risorse pubbliche destinate ai campi spese male con l’obiettivo perseguito per anni di consentire all’agricoltore di dotarsi di un parco macchine completo, finanziando più volentieri i trattori per l’aratura profonda piuttosto che un silo o un impianto di prima lavorazione per valorizzare il prodotto della terra. I capannoni dei nostri agricoltori sono pieni di attrezzature che non sono giustificate, soprattutto se si fanno colture estensive». Ma succede anche per le piccole aziende? «Appena sopra i 20 ettari di SAU le aziende hanno acquistato trattori inutili, mietitrebbie e via dicendo sobbarcandosi inutili mutui per coprire la differenza dei costi non coperta dai PSR. Da noi il miglior usato “sicuro” è proprio quello finanziato dai PSR che, appena è scaduto il vincolo, l’agricoltore si affretta a mettere sul mercato per cercare di recuperare un po’ di denaro, ma la rimessa in un modo o nell’altro, cioè anche se tiene le macchine, è garantita».

Chi ha una meccanizzazione tradizionale, la lasci ferma

Ecco qual è la soluzione secondo Guidotti: «Oggi l’agricoltore che ha un parco macchine completo, ma solo per lavorazioni convenzionali e fa seminativi, non ha altro da fare che lasciare le sue attrezzature ferme nel capannone e rivolgersi al contoterzista. La minima lavorazione e la semina diretta, per esempio sui cereali vernini, ormai sono indispensabili per conseguire risparmi notevolissimi dei costi e per ottenere anche un pur modesto utile. Inoltre non dimentichiamo che con questi sconvolgimenti del clima le finestre utili di lavoro sono molto ristrette, quindi per lavorare e seminare come si deve, occorre avere mezzi con ampie larghezze di lavoro e quindi con una elevata produttività oraria». Ma di questo l’agricoltore, che storce il naso quando pensa al contoterzista, non ne tiene mai conto!

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