La follia dell’aratore: distruggere la fertilità dei terreni con costi enormi

by Roberto Bartolini | Agosto 31, 2018 9:04 am

Era il 1943 e non si parlava ancora di minima lavorazione e di sodo, ma Edward H. Faulkner in un suo mitico libretto (dal titolo originale Ploughman’s Folly) sosteneva che l’uso universale dell’aratro è stato responsabile del tasso di erosione del suolo che l’America in quegli anni stava vivendo. «Nessuno – scriveva Faulkner – ha mai avanzato una ragione scientifica per l’aratura».

In effetti questo è vero, anzi tutti gli studi agronomici degli ultimi decenni, nonché le pratiche quotidiane delle migliaia di agricoltori in Italia e dei milioni nel mondo che hanno messo l’aratro in soffitta, confermano che arare in profondità (45-50 cm e oltre) – come testimoniato dalle foto che pubblichiamo scattate in Emilia – fanno molto male al terreno.

Zolle grandi come frigoriferi prodotte da un aratro trainato da un Caterpillar nella prima collina emiliana.

Questa lavorazione profonda è devastante per la fertilità e ha un costo elevatissimo, anche per le successive operazioni di affinamento.

Guardate le dimensioni di queste zolle prodotte dal “folle aratore emiliano”, che poi dovranno essere sminuzzate con passaggi e passaggi di erpice rotante: ciò comporta tanto gasolio e notevoli emissioni in atmosfera, e l’addio alla fauna terricola distrutta da questo passaggio devastante dell’aratro. E tutta la sostanza organica? Svanita nel nulla, anno dopo anno.

Ma a questo agricoltore, come a tanti altri convinti aratori, di ciò non importa nulla. I nonni e i padri aravano e quindi anche loro l’aratro non lo abbandonano. Si è sempre fatto così… Guai a cambiare, anche se ci si lamenta che con i prezzi attuali non si guadagna nulla!

Ma i conti, cari aratori, li avete fatti? Di certo non come si dovrebbero fare.

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