La medica dal 2016 è considerata seminativo, quindi c’è l’obbligo della diversificazione

by Roberto Bartolini | Novembre 4, 2015 10:13 am

È arrivata una bella doccia fredda nel settore dell’agricoltura, soprattutto per l’area del Parmigiano Reggiano ma anche per tutte le aziende specializzate nella produzione della medica che nel 2015 non hanno provveduto al rispetto del requisito della diversificazione e del greening, perché la medica è stata ritenuta erba o pianta da foraggio.

Ci dicono che è stata un’interpretazione errata

Ma da Bruxelles ci fanno sapere che è stata un’interpretazione errata della normativa, perché la medica e il trifoglio, ove coltivati in purezza e in miscela tra loro, sono considerati seminativi e quindi sono soggetti all’applicazione della diversificazione.

In altri termini l’equivoco è nato perchè il nostro Mipaaf ha considerato la medica una pianta appartenente alle erbe e alle altre colture da foraggio alle quali si applica la deroga, se occupano oltre il 75% della superficie a seminativo.

Meno medica in campo a favore di altre colture

E allora dal 1° gennaio 2016 cosa succede a chi coltiva medica? La medica dovrà scendere sotto la soglia del 75% e dovranno essere inserite nell’ordinamento produttivo almeno una o due colture a seconda dell’estensione dei terreni a seminativo (tra i 10 e i 30 ettari e oltre i 30 ettari). Quindi né più e né meno di quello che avviene ora per chi coltiva i seminativi.

Dunque ci sono moltissime aziende che sono costrette a cambiare l’ordinamento produttivo riducendo l’erba medica a favore di altre colture come mais, cereali a paglia, cereali foraggeri,loietto e semi oleosi.

Grossi problemi per chi fa latte per Parmigiano Reggiano

Ma non a tutti la cosa può star bene, in particolare a coloro che operano nel comprensorio del Parmigiano Reggiano dove c’è un disciplinare di produzione che stabilisce come la razione delle vacche si debba basare sull’impiego di foraggi ottenuti nel territorio.

Almeno il 50% della sostanza secca dei foraggi, fa notare Ermanno Comegna, deve essere apportata da fieni e almeno il 50% della sostanza secca deve essere prodotta sui terreni dell’azienda agricola ubicati nel territorio di produzione della dop. Inoltre il 75% della sostanza secca dei foraggi deve essere prodotta all’interno della zona di origine.

Si tratta di un bel pasticcio per tantissime aziende zootecniche, ma anche per quelle non zootecniche che forniscono erba medica alle stalle. L’ennesimo cavillo burocratico che mette in difficoltà un comparto che già ha parecchi problemi da risolvere, e inoltre fa diminuire l’estensione di una coltura come la medica che la stessa Commissione giudica una pianta da incentivare per la sua valenza ambientale oltre che per le specificità nella razione alimentare delle vacche da latte.

A questo punto non rimane che convincere la Commissione europea a cambiare orientamento, ma non sarà facile (loro sono convinti che noi abbiamo letto male le loro disposizioni!) e poi non c’è molto tempo, perché il rispetto dell’obbligo della diversificazione colturale viene verificato dagli organi pagatori nel periodo che va dal 1° aprile al 9 giugno 2016.

Chi se ne occuperà? E ce la faremo a correre ai ripari?

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