“La ricetta per aumentare rese e profitti in agricoltura è non stancarsi mai di provare le novità”

“La ricetta per aumentare rese e profitti in agricoltura è non stancarsi mai di provare le novità”

Non occorre fare cose straordinarie per cercare di migliorare la redditività dell’azienda; anzi è sufficiente avere la disponibilità e l’umiltà di mettere ogni anno in discussione quello che si sta facendo, per riuscire a cogliere nuove opportunità, che nel caso degli agricoltori significano nuovi mezzi tecnici, nuove attrezzature, nuove tecnologie, nuovi spazi di mercato, nuove alleanze. Enrico Soffiati, agricoltore di Cerea in Veneto (nella foto, con dotazione anticoronavirus), è un tipo curioso, aperto al nuovo e disposto a mettersi in gioco scommettendo sull’innovazione, perché ha capito che stare fermi significa rischiare di essere prima o poi fuori dai giochi.

L’innovazione in casa Soffiati significa anche testare sulla sua terra le novità genetiche del mais, mettendo a disposizione alcuni suoi appezzamenti alle iniziative demo della società sementiera Mas Seeds: «È importante vedere come si comportano in campo 20 ibridi diversi per ciclo e per caratteristiche: è un test dal quale posso ricavare informazioni preziose per migliorare la mia produttività, che ha nella genetica uno dei cardini fondamentali. Poi è chiaro che in campo si deve cercare di non commettere errori agronomici per poter esaltare al massimo le enormi potenzialità degli ibridi moderni».

La genetica del mais ogni anno fa progressi, quindi è indispensabile che l’agricoltore provi ogni anno qualche nuovo ibrido nella propria realtà colturale.

Soffiati, qual è il percorso colturale adottato nel campo demo?

«Il terreno è stato lavorato in maniera tradizionale e prima dell’erpicatura è stato distribuito Teos, un concime organico pellettato (con letami selezionati fermentati per nove mesi) con azoto nelle due forme minerale e organica, fosforo altamente solubile, potassio da solfato, magnesio e zolfo, elemento che favorisce la solubilizzazione del fosforo. Localizzato in banda alla semina abbiamo utilizzato come “starter” il concime organo minerale Microlan Zn, un NPK con zinco che favorisce lo sviluppo delle radici secondarie, la stabilità della pianta nel terreno e l’assorbimento degli elementi nutritivi forniti».

Quindi occorre grande attenzione ai prodotti da affiancare al seme per garantirsi pronte emergenze del mais?

«La buona partenza è fondamentale e anche per questo in una parte del campo catalogo e su un solo ibrido, il Mas 68K, abbiamo affiancato al Microlan una particolare concia del seme che ho effettuato con la betoniera in azienda utilizzando Viener Zn, che è una sospensione di concime a base di zinco. Oltre a imprimere un’ulteriore spinta alle giovani piantine in fase di crescita, negli anni scorsi in altre realtà aziendali si è visto che può fungere anche da repellente contro i volatili che nelle nostre costituiscono un serio problema per i terreni appena seminati».

Concimazione starter alla semina e prodotti concianti d’avanguardia consentono al mais di partire bene senza subire stress.

Dunque si tratta di un’ulteriore spesa. Ma è sopportabile, in questi tempi?

«Direi proprio di sì, visto che Viener Zn ci costa circa 10 euro/ha ma promette vantaggi ben superiori!».

Soffiati sul resto della sua azienda semina girasole e soia di primo raccolto, anche in questo caso con la forma del campo catalogo. Lo abbiamo sottolineato più volte: la genetica ogni anno fa un passo avanti e anche se piccolo va sfruttato. Ecco perché non ci stanchiamo di consigliare agli agricoltori di destinare ogni anno una parte della propria superficie ad alcuni ibridi o varietà nuove. Non sempre si potrà fare un campo demo con le società sementiere, ma vale la pena provare anche di tasca propria!

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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