La rivincita dei terreni agricoli marginali passa dall’agrofotovoltaico

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La corsa verso le energie rinnovabili, che a causa della guerra in Ucraina si è convertita in una prospettiva di indipendenza energetica di stile autarchico (ma rimarrà un sogno?), per le campagne italiane si sta traducendo in una serie di proposte di affitto di lunga durata da parte di aziende multinazionali. Si tratta di un’occasione più unica che rara, soprattutto per i proprietari di terreni marginali e/o di aree interne e collinari di cui l’Italia è molto ricca e dove è difficile trarre qualche profitto. Non è il caso di rovinare il bel paesaggio italiano con distese a perdita d’occhio di pannelli solari, ma se le cose vengono fatte bene e con criterio, non c’è dubbio che i benefici sono maggiori dei danni.

Un esempio: 4500 euro/ettato all’anno

Ci siamo imbattuti in una proposta di contratto per l’uso trentennale di una trentina di ettari in zona di alta collina con un corrispettivo annuo (rata annuale) di 4500 euro per ettaro in cambio di un “diritto di superficie” per la costruzione e l’esercizio di un impianto fotovoltaico, con la possibilità da parte del proprietario del fondo di svolgere attività agricola o di pascolo. Si tratta infatti di un impianto sopraelevato da terra, che consente il passaggio dei mezzi agricoli e anche di macchine da raccolta.

Il cosiddetto “promissario superficiario”, cioè la ditta che installa e gestisce l’impianto, ha la facoltà di recedere dal contratto in qualsiasi momento con un preavviso di trenta giorni e dovrà provvedere a restituire i terreni nello stato in cui erano prima del contratto. Naturalmente per tutta la durata del contratto il terreno non può essere ceduto, a meno che il nuovo acquirente non accetti di continuare il contratto in essere, e la ditta che ha installato l’impianto ha comunque diritto di prelazione.

Al momento in cui il gestore della rete avvalla la soluzione tecnica proposta al proprietario del terreno, viene versato un acconto pari a 600 euro/ha. Ci vorranno poi da 12 a 24 mesi per la realizzazione dell’impianto. Ma il tempo passa in fretta e il canone di affitto… merita l’attesa.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


2 commenti

  • LUCIANO LOMBARDO

    18 Giugno 2022 at 12:56 pm

    Buongiorno, vorrei saperne di più è se si può realizzare un vigneto sotto questo impianto.

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  • Vanni Gobbo

    23 Giugno 2022 at 6:25 pm

    Si possono sapere i nomi di queste aziende per poter interpellarle per avviare un impianto fotovoltaico?

    Rispondi

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