La terra è vita e motore del mondo. Le grandi manovre per conquistare l’agricoltura

by Roberto Bartolini | Ottobre 29, 2018 6:38 am

I grandi capitali, le società finanziarie e i fondi di investimento hanno deciso di puntare forte sulla terra. Ma come è possibile, si chiederanno gli agricoltori, se con l’agricoltura si perdono soldi?

La risposta è semplice: con l’agricoltura si perdono soldi solo se si lavora isolati e alla “vecchia maniera”. Ciò vuol dire che oggi in agricoltura non c’è più spazio per chi coltiva e basta, per di più se si resta isolati dal resto del mondo. E chi rappresenta il resto del mondo? Prima di tutto chi acquista i prodotti dell’agricoltore, poi al secondo posto tutti gli altri agricoltori, cioè i colleghi e i contoterzisti, i trasformatori e infine anche il mondo della ricerca applicata, che qualche buona idea tecnico-agronomica non ce la fa mai mancare.

6 punti chiave che ci devono far voltare pagina

Chi oggi investe in agricoltura ha capito alcune cose che molti agricoltori spesso sottovalutano.

  1. Noi viviamo solo se mangiamo, possibilmente tre volte al giorno.
  2. Quello che mangiamo nasce dalla terra.
  3. La terra da coltivare di anno in anno è sempre meno e di bassa fertilità, causa una gestione tecnicamente sbagliata.
  4. La terra è un bene irriproducibile, quindi strategico per la vita del mondo.
  5. Con le moderne tecnologie oggi disponibili siamo in grado di migliorare la fertilità della nostra terra, la sua produttività, la sanità dei raccolti e quindi soddisfare tutte le richieste dei consumatori e della filiera agroalimentare.
  6. Il nostro made in Italy si vende da solo, tutti lo vogliono e continua ad aumentare le sue esportazioni.

Perché si perdono soldi con la terra?

A questo punto l’agricoltore ci ferma e chiede: “Sarà così, ma come mai io con la terra continuo a perdere soldi?”

Ecco la risposta che fa imbestialire la maggior parte degli agricoltori “tradizionali”: se perdi soldi è perché prima di tutto non fai i conti, poi perché lavori con sistemi e attrezzi obsoleti, perché semini quello che ti pare e non ti curi di cosa chiede il mercato, perché rimani isolato e pretendi che ti paghino bene un prodotto indifferenziato e spesso di qualità media o mediocre, perché non ti aggreghi e non vuoi parlare con altri agricoltori, trasformatori, imprenditori, istituzioni; insomma, perché non vuoi fare squadra con nessuno!

I grandi investitori hanno capito tutto questo e sfruttano la debolezza imprenditoriale del mondo agricolo per sottrarre loro la terra. Ma i grandi investitori non sono animali cattivi, perché hanno già dimostrato di saperci fare con la terra che hanno acquistato in migliaia di ettari, con ricadute positive per tutti. Bonifiche Ferraresi insegna: 6500 ettari e 85 milioni di fatturato. Un’organizzazione perfetta, dalla mappatura dei suoli alle più sofisticate tecnologie di precisione, e una filiera chiusa dalla terra alla tavola. Ma altri verranno, come per esempio il fondo Idea Agro della famiglia De Agostini, che sta investendo decine di milioni di euro in terra.

Per fortuna non tutti gli agricoltori hanno mentalità antica, e c’è chi guarda avanti per tenersi la terra.

L’idea vincente dell’anconetano Marino Mosconi

Marino Mosconi, proprietario 150 ettari sulle colline di Ancona, dice in una bella intervista a Terra e Vita: «Io ho 150 ettari e qualcuno dice che non sono pochi. Invece così non vado da nessuna parte. Se mettiamo insieme qualche migliaio di ettari, diciamo 4 mila, possiamo pensare a una società in grado di realizzare un molino o un pastificio che trasformi sul territorio e che collochi la produzione di questo territorio. L’investimento? Circa cinque milioni di euro, dei quali il PSR potrebbe darne il 40%. Un milione lo si chiede come mutuo alle banche e i restanti due milioni provengono dagli agricoltori. Se abbiamo 4 mila ettari, sarebbero 500 euro per ogni ettaro interessato. Serve un progetto e poi strutture per valorizzare quello che coltiviamo controllate e gestite dagli agricoltori. Solo così creiamo una società che dà ricchezza all’ambiente dove si lavora».

Marino, così si ragiona, siamo tutti con te!

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