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Le fasce tampone rimangono un obbligo

Le fasce tampone rimangono un obbligo

Per poter beneficiare dei nuovi pagamenti diretti previsti dalla Pac 2015-2020 occorre continuare a rispettare gli obblighi della condizionalità che gli agricoltori ben conoscono. Angelo Frascarelli dell’Università di Perugia, sull’ultimo numero di Terra e Vita, ricorda il caso delle fasce tampone da introdurre lungo i corsi d’acqua, obbligatorie sin dal 2012.

Come proteggere le falde

Al fine di proteggere le acque superficiali e sotterranee dall’inquinamento derivante da attività agricola, la norma prevede:

  1. Rispetto del divieto di non fertilizzare sul terreno adiacente ai corsi d’acqua.
  2. La costituzione o non eliminazione di una fascia stabilmente inerbita di larghezza pari a 5 metri.

Il divieto di fertilizzazione riguarda i concimi inorganici entro i 5 metri dai corsi d’acqua.

Come vengono misurate le fasce tampone

Per quanto riguarda la fascia inerbita, questa viene misurata prendendo a riferimento il ciglio di sponda . I 5 metri sono al netto della superficie occupata da strade. Per fascia inerbita si intende fascia inerbita spontanea o seminata che può comprendere anche specie arbustive o arboree adiacente a torrenti, fiumi e canali.

Le esclusioni

Sono esclusi dall’obbligo delle fasce tampone:

  1. Scoline e fossi collettori lungo i campi per la raccolta delle acque.
  2. Adduttori di acqua per l’irrigazione destinata ai campi coltivati.
  3. Pensili, cioè a quota superiore rispetto al campo.
  4. Corpi idrici con argini rialzati rispetto al campo coltivato.
Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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