L’erba medica offre un reddito molto interessante ed è sempre più strategica per le aziende agricole

by Roberto Bartolini | Febbraio 23, 2018 6:56 am

Da 160 euro/t del 2013, nel 2014 il suo prezzo è sceso a meno di 120 euro/t, gettando nel panico gli agricoltori, ma nel 2017 le quotazioni si sono riprese oltrepassando i 140 euro/t. E le proiezioni per il 2018 lasciano ben sperare: a favore dell’erba medica sta continuando a galoppare con il vento in poppa il settore del “biologico” per latte e derivati, e questo vuol dire che gli allevatori sposteranno l’alimentazione delle bovine dal silomais al “secco”, con la medica quindi protagonista di primo piano.

Erba medica: le nuove disposizioni del greening

Inoltre, con le nuove disposizioni della Pac, il fattore di ponderazione per le colture azotofissatrici destinate al greening è passato da 0,7 a 1 e le aziende che hanno più del 75% della superficie coltivata a leguminose (come l’erba medica) sono esonerate dagli obblighi del greening – diversificazione compresa – pur avendo diritto al pagamento previsto dalla Pac per il greening.

Quanto costa produrre un ettaro di erba medica

Ma quanto costa produrre erba medica e quanto rimane in tasca, tolte le spese? Gabriele Chiodini dell’Università di Perugia su un recente numero dell’Informatore Agrario ha fatto i conti, riferendosi a un medicaio di collina asciutta del Centro Italia, con lavori affidati a contoterzisti e tenendo conto di un pezzo della medica pari a 118,35 euro/t, quindi molto più basso di quello attuale, ma che è la media delle quotazioni delle ultime 12 quotazioni mensili Ismea. Al raccolto del primo anno è stato dato un valore di mercato di 100 euro/t, dato il minor pregio del raccolto.

Perché l’erba medica è una coltura da rimettere in campo

Anche i conti dimostrano come oggi per l’agricoltore possa essere strategico tornare a puntare sull’erba medica, una coltura che si adatta a condizioni di stress idrico che diventano sempre più frequenti con i cambiamenti climatici in atto. Inoltre si tratta di una coltura miglioratrice del suolo e che può essere l’apripista ideale, dopo la sua dismissione al quarto o quinto anno, per imboccare la strada delle lavorazioni a basso impatto come minima e sodo al posto dell’aratura. Gli anni di medicaio hanno infatti “lavorato” alla giusta profondità il suolo creando una buona struttura, rendendolo subito adatto alla nuova tipologia di gestione conservativa del suolo.

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