Pac: quali sono i compiti e le responsabilità dei Caa?

Pac: quali sono i compiti e le responsabilità dei Caa?

Molti lettori chiedono spesso lumi circa i rapporti tra loro e i Centri di assistenza agricola (Caa), che a volte sono ritenuti responsabili di errori che comportano decurtazioni dei premi Pac o errata attribuzione del valore ai titoli. Tentiamo di fare chiarezza in questo articolo.

Il compito dei Caa

I Caa, delegati ai sensi del Reg. Ue 907/2014 e sulla base di convenzioni con l’Organismo pagatore, svolgono attività di supporto per predisporre la domanda di ammissione ai benefici comunitari su mandato degli agricoltori interessati.

Inoltre i Caa intervengono in alcune fasi dei procedimenti amministrativi a cui l’agricoltore ha il dovere/diritto di partecipare. L’aggiornamento del fascicolo aziendale è un dovere, mentre la richiesta di contributi è un diritto condizionato ad alcuni requisiti.

L’agricoltore deve specificare il mandato al Caa

Il rapporto tra agricoltore e Caa è regolato da un “mandato” unico di durata almeno annuale, sottoscritto da parte del titolare dell’azienda agricola. In base a tale mandato, il Caa si impegna a eseguire gli adempimenti relativi a tutti i procedimenti riguardanti il fascicolo aziendale, sulla base di indicazioni fornite dall’agricoltore.

La veridicità di quanto dichiarato dall’agricoltore è sotto la sua piena responsabilità. Al Caa spetta l’onere della ricevibilità della documentazione consegnata dall’agricoltore a supporto degli aggiornamenti che richiede (contratto di affitto, comodato, eccetera).

L’incarico di consulenza

Oltre al mandato di tenuta del fascicolo aziendale e di presentazione della domanda unica Pac, spesso l’agricoltore conferisce al tecnico Caa un incarico di consulenza. In questo caso la responsabilità va commisurata sulla base dell’incarico di consulenza sull’applicazione della Pac. In genere i Caa sottoscrivono un’assicurazione per tutelarsi di eventuali errori.

In buona sostanza l’agricoltore deve scegliere con attenzione il Caa e chiarire sempre bene e per iscritto i rapporti che intercorrono, cioè il mandato di tenuta del fascicolo aziendale e la presentazione della domanda unica, la consulenza o entrambi.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all’Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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8 commenti

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  1. Giuseppe D'Addario
    Giuseppe D'Addario 14 febbraio, 2017, 12:53

    Voglio ringraziare di cuore la redazione per questo articolo, che pone alla luce un problema taciuto dai CAA stessi verso i loro assistiti.
    Vorrei precisare alcune cose; ogni CAA, ha una propria carta servizi che generalmente è uguale per tutti i CAA ed illustra le condizioni soggettive ed oggettive dell’erogazione dei servizi prestati dai CAA; l’agricoltore può conferirgli solo la tenuta del fascicolo aziendale oppure delegargli anche l’inoltro della domanda con le relative disposizioni emanate da AGEA per la compilazione della Domanda unica.
    Il problema dei CAA ha radici di tipo politico-economico-sindacale; vi spiego il motivo: il sottoscritto è anche un agronomo oltre ad essere un agricoltore, e paradossalmente se voglio tenermi il fascicolo aziendale della mia azienda, NON POSSO! Nel senso che per fare ciò, dovrei appoggiarmi ad un CAA nazionale, avere un certo numero di fascicoli da gestire e poi chiedere l’autorizzazione alla Regione competente; una prassi assurda!
    A mio avviso le funzioni dei CAA dovrebbero essere solo competenza dell’Ordine degli Agronomi e dell’Ordine degli Agrotecnici con i due CAA centrali dei rispettivi Ordini e gli uffici dei tecnici abilitati distribuiti in maniera capillare nelle diverse regioni, in modo tale da dare, all’azienda che si rivolge a loro, una consulenza sia burocratica – amministrativa che di gestione, a 360 gradi; poi sarà l’azienda stessa a scegliere il tecnico di fiducia e quest’ultimo si farà carico esclusivamente delle aziende che riesce a gestire per offrire il miglior servizio possibile.
    Ma a chi lo racconti? Questo purtroppo resterà solo un’ utopistica visione, per il fatto che la posta in gioco è alta; immaginate i grandi sindacati, con i lauti stipendi, che fine farebbero! Quale agricoltore sarebbe disposto a pagare ancora la “tessera” solo per l’attività sindacale, privata dei CAA! Avete idea dei soldi, pubblici e non, che girano per le attività di servizio?I sindacati ci rinuncerebbero?I politici, il più delle volte, compagni di merenda degli stessi sindacati, inseriti ad hoc nei loro organici,ne farebbero a meno?Per non parlare della platea di voti che le sindacali portano alla politica (referendum docet)!
    Un consiglio che posso dare agli agricoltori nel momento in cui si apprestano a conferire/revocare un mandato ad un CAA, è di non guardare la sigla sindacale ma l’operatore che vi farà le pratiche, fatevi illustrare la Carta servizi e l’accesso all’assicurazione, quest’ultimo punto lo consiglio data una mia pessima esperienza vissuta con alcuni di questi signori.
    Poi concordo pienamente con quanto detto dal Dott. Bartolini, soprattutto l’ultimo punto, quando consiglia di stipulare un contratto di consulenza con il CAA perché la Politica Agricola attuale e la disposizione della Domanda Unica è tutto fuorché semplificata e un operatore qualificato aiuta molto in termini economici l’azienda che segue.

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    • Roberto Bartolini
      Roberto Bartolini Autore 15 febbraio, 2017, 11:38

      Gentile dott. D’Addario, la ringrazio per le sue considerazioni molto interessanti a proposito dei Caa che vanno a completare il nostro articolo. La invitiamo anche a continuare a seguirci e a segnalarci casi e situazioni “critiche” per concorrere a fornire sempre più informazioni ai nostri lettori.

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  2. mauro
    mauro 15 febbraio, 2017, 13:18

    attività di consulenza da ritenersi illegale da parte delle O.P. che oltre al contributo Europeo incassano laute prebende per lo più non fatturate , svolgendo di fatto attività professionale senza professionisti iscritti ai vari albo e casse muta.

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  3. Marime17
    Marime17 1 agosto, 2017, 20:40

    Buonasera dottore,volevo farle una domanda….nella domanda iniziale non ho flaggato accesso alla riserva nazionale per un giovane agricoltore..oggi non posso più fare nulla?
    Grazie

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  4. paramore
    paramore 10 novembre, 2017, 12:32

    Buongiorno,
    vorrei acquistare i titoli PAC di mio padre che era titolare dell’azienda fino all’aprile 2016. il caa mi ha detto che ho tempo fino a febbraio 2018 è vero?
    la ringrazio moltissimo

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    • Roberto Bartolini
      Roberto Bartolini Autore 13 novembre, 2017, 10:36

      Buongiorno, mi risulta che l’acquisto deve essere fatto in tempo per poi presentare domanda Pac 2018, la cui scadenza è per il momento a giugno 2018. Probabilmente, data la complessità della procedura burocratica, il CAA le ha consigliato una data prudenziale per evitare ritardi.

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  5. Cerri b.
    Cerri b. 23 novembre, 2017, 21:17

    Buonasera dottore,
    la mia esperienza forzata con un paio di CAA è del tutto insoddisfacente al punto da mettere in discussione la loro consulenza.
    Vorrei cogliere l’opportunità per un confronto.
    Nel giro di 13 mesi ho perso entrambi i genitori e ho ereditato i terreni e i titoli PAC collegati che erano in capo a mio padre agricoltore attivo. Col suo decesso i PAC sono passati agli eredi, e ci è stato chiesto di aprire uno nuova partita iva “eredi di…”. Terreni e PAC, sono stati dati in affitto per un anno. Con il decesso di mia mamma, mi è stato consigliato dal CAA, di aprire una nuova partita iva, necessaria per detenere i PAC che sono stati concessi all’affittuario insieme ai terreni con contratto di affitto pluriennale. La scelta di aprire una nuova partita Iva è stata fatta allo scopo di poter mantenere i titoli PAC almeno nel breve termine. Ad ottobre scopro, quasi per caso che l’affittuario non riesce a percepire la PAC in quanto sembra che AGEA non riconosca il doppio passaggio dei PAC per successione. Informandomi da entrambi i CAA, il mio e quello dell’affittuario, ottengo informazioni poco chiare:
    1) PAC 2017 potrebbe andar persa e se AGEA non riconosce il passaggio, forse non percepita nemmeno nel 2018 di conseguenza non usufruendo dei titoli per 2 anni perderei qualsiasi diritto
    2) si potrebbe cercare di percepire i titoli PAC collegati alla prima Partita Iva (chiusa a dicembre 2015) perchè Agea riconosce il primo passaggio in eredità ma in tal caso io perderei i titoli , ma tanto nel 2018, mi dice il CAA li perderò comunque non usufruendone direttamente
    3) potrei vendere i titoli all’affittuario.
    Sinceramente faccio fatica ad ottenere risposte chiare, che mi consentano di fare la scelta giusta, pur avendo fatto finora solo ciò che mi era stato consigliato.
    Qualsiasi chiarimento mi potesse fornire, sarebbe molto gradito.

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  6. manuma
    manuma 4 dicembre, 2017, 13:19

    Salve vi scrivo per avere un chiarimento su una questione relativa alla domanda unica. Nel caso in cui il CAA nella domanda erroneamente dichiara un terreno “superficie a pascolo”, ed avendo la sottoscritta sollecitato la richiesta di attivazione dell’assicurazione, a seguito dell’attivazione della procedura di recupero delle somme indebitamente percepite cosa posso fare? quale disciplina si applica nel caso in cui vi sia questo errore di destinazione della superficie?

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