PSR, una montagna di soldi per l’agricoltura che non riusciamo a spendere

by Roberto Bartolini | Settembre 7, 2020 8:48 am

Disorganizzazione, pressapochismo, lentezze burocratiche, mancanza di informazioni: il ben noto male italico di non riuscire a spendere i soldi che piovono dall’Europa colpisce ancora. Nel periodo 2014-2020 i Piani di sviluppo rurale (Psr) hanno avuto una dotazione di quasi 21 miliardi di euro solo per l’Italia; eppure in oltre cinque anni siamo riusciti a spenderne neanche la metà: per la precisione restano ancora disponibili 10,172 miliardi di euro, con un rischio di disimpegno automatico tra pochi mesi di oltre mezzo miliardo di euro e il resto, se non speso, nei prossimi due anni.

La domanda sorge spontanea: di chi è la colpa? Degli apparati dello Stato che non si impongono e delle Regioni che non funzionano, che non emettono i bandi e che non erogano i soldi, oppure degli agricoltori che non presentano le domande e così non utilizzano i denari a disposizione?

A nostro avviso le colpe maggiori ricadono sugli apparati pubblici (non solo statali, ma in questo caso soprattutto regionali) che hanno scritto delle misure cervellotiche e complicatissime, che fanno uscire i bandi con lentezza esasperante e che erogano i denari con forti ritardi; ma anche in certi casi degli agricoltori, che sono piuttosto refrattari a rispettare determinati obblighi che le normative impongono a fronte di un sussidio e/o contributo. Infatti non sempre gli agricoltori sono convinti della bontà di applicare i percorsi richiesti, considerandoli non giustificati o poco comprensibili, quando invece nella maggior parte dei casi si tratta di azioni finalizzate a obiettivi ben precisi, tra l’altro indicati e raccomandati dalle direttive comunitarie.

Solo tre regioni sono davvero virtuose

Solo la provincia di Bolzano e le regioni Veneto e Molise hanno superato il 60% della spesa programmata, mentre ben tredici regioni non arrivano al 50% della spesa programmata, con Puglia, Abruzzo e Marche che non arrivano nemmeno al 35%.

Per fortuna la Pac attuale continuerà sino al 31 dicembre 2022, quindi abbiamo ancora un po’ di tempo per darci una mossa e cercare di spendere la montagna di soldi a disposizione delle Regioni e degli imprenditori agricoli. I quali hanno certamente la necessità di essere più informati e seguiti almeno dalle loro organizzazioni professionali, quando escono i bandi regionali. E a questo proposito occorre che gli assessorati all’agricoltura mettano mano a una serrata programmazione dei bandi, per riuscire a spendere i soldi prima che sia troppo tardi.

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