Affitto terreni agricoli, la domanda supera l’offerta

Nel corso del 2023 nelle regioni settentrionali, secondo l’indagine 2023 del Crea, la domanda di terreni agricoli per l’affitto ha prevalso sull’offerta, portando a un aumento dei contratti e delle superfici affittate, soprattutto nelle aree agricole destinate a colture di pregio. I canoni si sono mantenuti per lo più stabili, con alcune eccezioni dovute all’aumento della domanda nel caso di giovani agricoltori al primo insediamento e a causa della siccità, che ha fatto registrare una richiesta superiore di superficie agricola proprio per compensare le minori produzioni.
Nelle regioni centrali molte piccole aziende hanno cessato l’attività oppure hanno cercato terreni in affitto, vista la difficoltà di acquistare terreni a prezzi elevati. I canoni anche in questo caso sono rimasti per lo più stabili, consolidando la tendenza a stipulare contratti di affitto brevi. Anche al sud il volume degli affitti è rimasto stabile, con una offerta tendenzialmente superiore alla domanda, soprattutto nelle aree interne meno produttive, mentre i canoni non hanno subito grandi variazioni.
A caccia di terreni non irrigui
Le prospettive future rimangono incerte a causa soprattutto dei fattori geopolitici, dell’andamento dell’inflazione e di riflesso all’aumento dei costi energetici. Anche i cambiamenti climatici preoccupano, e si teme un aumento dei canoni d’affitto soprattutto per i seminativi non irrigui, che potrebbero diventare una valida alternativa per colture resilienti, cioè più rustiche e quindi meno dipendenti dalla disponibilità di acqua.
Le previsioni per il 2025
Gli operatori prevedono una continua vivacità del mercato degli affitti, soprattutto per l’ampliamento aziendale o per la nascita di nuove aziende, grazie anche ai finanziamenti previsti per i giovani imprenditori. La continua fuoriuscita dal settore degli agricoltori più anziani e il lento turnover di quelli più giovani comportano che i terreni entreranno prima nel mercato degli affitti e poi in quello delle vendite, lasciando proprio per questo supporre un incremento dell’offerta.



