Agricoltura digitale e sostenibile? Indispensabile la formazione permanente

Agricoltura digitale e sostenibile? Indispensabile la formazione permanente

Non è stata data l’enfasi che merita alla recentissima proposta della Commissione europea secondo la quale entro il 2030 almeno il 60% della popolazione attiva dovrà partecipare ogni anno a corsi di formazione. Inoltre entro il 2025 (la scadenza è dietro l’angolo) il 70% della popolazione di età compresa tra 17 e 70 anni dovrà possedere conoscenze digitali almeno di base. A questo proposito va ricordato che l’Italia oggi è al venticinquesimo posto in Europa per i saperi digitali.

Elevare le competenze dei cittadini (agricoltori compresi)

Uno dei sette obiettivi del famoso piano Next Generation UE è quello di elevare le competenze dei cittadini, quindi puntare forte su un’educazione permanente del capitale umano, che è l’univa vera risorsa che abbiamo a disposizione per affrontare le tante sfide ambientali ed economiche che ci attendono.

Tutto ciò riguarda da vicino anche il comparto agricolo, fatto di circa 1,5 milioni di aziende delle quali (secondo i dati Istat) solo 413.000 sono quelle rivolte principalmente al mercato, con una superficie media di 20 ettari. E il resto? 86.000 sono aziende con una superficie poco superiore ai 7 ettari, gestite da imprese che operano in altri settori; ben 550.000 hanno una media di superficie poco superiore ai 5 ettari e operano solo occasionalmente sul mercato; e infine 456.000 hanno una superficie di circa 1,5 ettari e sono attive solo per l’autoconsumo.

È chiaro ed evidente che un tessuto così eterogeneo ha assoluta necessità di essere investito da un progetto di formazione permanente, da svolgersi a livello territoriale, per evitare che un patrimonio umano, culturale, produttivo e ambientale vada disperso definitivamente.

Non basta riversare miliardi per gli acquisti

Se nel settore produttivo extragricolo oggi si ammette che almeno il 60% degli occupati abbia bisogno di un aggiornamento professionale, soprattutto rivolto al digitale ma non solo, e il 30% di una riqualificazione totale, fanno impressione le parole del ministro all’agricoltura Stefano Patuanelli che, in una recente intervista al Sole 24 Ore, ha affermato che la priorità è quella di elargire tanti soldi per gli acquisti tecnologici innovativi.

Certamente la nuova Pac dovrà prevedere aiuti per gli acquisti digitali e non solo, ma dovrà mettere al primo posto un piano nazionale di formazione professionale permanente per gli imprenditori agricoli. E diciamo di più: l’erogazione della Pac agli agricoltori dovrebbe essere strettamente legata alla loro frequentazione dei corsi di aggiornamento, perché le nuove tecnologie, indispensabili per stare sul mercato e limitare gli impatti ambientali, non si imparano “da sole”. C’è anche una legge dello Stato, la 92 del 2012, che prevede di rendere operativa una rete di centri provinciali per l’istruzione degli adulti, che andrebbe finalmente estratta dai polverosi cassetti ministeriali.

In conclusione, ciò che vogliamo affermare è che solo con un grande investimento sul capitale umano possiamo pensare di cambiare le regole attuali dei sistemi produttivi e dei mercati. Non bastano i miliardi per introdurre le tecnologie quando poi gli uomini non sanno adoperarle!

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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