Roberto Bartolini4 Dicembre 20244min164756

Agricoltura, la Pac deve cambiare: stop ai pagamenti disaccoppiati

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«Bisogna avere il coraggio di riconoscere che il sistema degli aiuti disaccoppiati, cioè un sostegno al reddito indipendente dal livello produttivo e dal tipo di coltivazione, ha esaurito la sua capacità di sostenere le imprese». È il messaggio di Samuele Trestini dell’Università di Padova, lanciato dalle colonne dell’Informatore Agrario n. 37/2024, che aggiunge: «Dopo anni di applicazione, gli aiuti disaccoppiati hanno assunto la funzione attiva nella copertura dei costi fissi come quelli del capitale fondiario, non incidendo sulle scelte imprenditoriali ma sulla capacità dell’impresa di rimanere sul mercato». Quindi l’obiettivo degli aiuti disaccoppiati, che doveva essere aumentare la competitività e l’orientamento al mercato, è stato completamente disatteso.

Ammortizzare gli shock climatici e di mercato

Quindi, secondo Trestini, la prossima Pac post 2027 dovrebbe agire per favorire l’orientamento delle imprese al mercato, stimolando maggiormente rispetto a oggi l’innovazione e gli investimenti, ma riducendo in maniera efficace l’impatto degli shock di varia natura che l’agricoltura ogni anno subisce, dall’andamento climatico alle fluttuazioni dei prezzi di mercato.

La riserva di crisi attualmente in vigore con la Pac dispone di risorse molto limitate e quindi, in occasione della nuova Politica agricola comune, andrebbe riformata definendo gli ambiti di intervento, dagli eventi catastrofali alle emergenze legate alle fitopatie e zoonosi, ma anche alla crisi di mercato, sia sul fronte dei prezzi dei prodotti sia sul fronte dei costi di produzione.

Tre punti chiave di discussione

Non dimentichiamo, aggiungiamo noi, altri tre aspetti importanti da considerare nell’ampia discussione che si è aperta sulla Pac post 2027:

  1. Nel periodo 2023/24, secondo l’Istat, abbiamo importato 6,7 milioni di tonnellate di mais con un prezzo medio di 190 euro a tonnellata, arrivando a 1,3 miliardi di euro. Unito al costo dell’import della soia, pari a 4 miliardi di euro, il totale derivante dall’import di queste materie prime è pari al 138% del valore dell’export di prodotti tipici Dop, Igp e Stg, al 92% dell’intero export di prodotti tipici e al 56% del valore dell’export di prodotti tipici di origine zootecnica.
  2. Le imprese che coltivano biologico ricevono più sovvenzioni rispetto alle convenzionali, e infatti sono aumentate nel corso degli ultimi anni di circa il 50%, ma sappiamo per definizione che l’agricoltura biologica è meno efficiente dal punto di vista produttivo, a parità di ettaro utilizzato.
  3. In Italia vengono importate oltre 50 varietà di Ogm, autorizzate anche per il consumo umano, ma non ne viene coltivata nessuna nel nostro Paese, a causa dei noti divieti. Molti animali d’allevamento come bovini, suini, polli e pesci vengono alimentati con mangimi Ogm importati da Stati Uniti, Canada e America Latina. Gli Ogm più comunemente utilizzati nei mangimi includono mais e soia e trovano impiego anche nella filiera zootecnica, per esempio per nutrire le vacche impiegate nella produzione di latte e latticini.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


6 comments

  • Leonardo

    5 Dicembre 2024 at 2:12 am

    Sì si vuole penalizzare sempre il piccolo Per quanto riguarda la tesi del dottore in agraria che ha pubblicato questo articolo. La base ci sta sempre il piccolo produttore, e non è giusto farlo crollare, già i finanziamenti comunitari sono stati ridotti del 75%, in tutti i settori a favore di chi ? delle associazioni che rappresentano se stessi perché nel tempo hanno acquistato i terreni dei piccoli produttori che sono crollati per mancanza di redditività. Quindi cambiare cosa già le politiche agricole comunitarie hanno stravolto la realtà di quello che era 15 anni fa i pagamenti che venivano effettuati dalla Agea con gli accordi di salvaguardare il verde affinché ci potesse essere un polmone d’ossigeno nel tempo. Oggi ci troviamo con estirpazione di migliaia e migliaia di ettari di agrumeti con l’abbandono e rimpianti di altri prodotti che non salvaguardano l’equilibrio che vi era prima con una ricaduta ed un impatto ambientale negativo. Quindi continuare questa vostra strategia caro dottore vuol dire uno strapotere delle grandi associazioni che rappresentano solo se stessi e i loro interessi dei loro terreni , annullando i piccoli produttori che hanno sempre fatto la loro parte nella produzione ma non possono più resistere nella produzione. Ribadisco un’altra volta che le nuove organizzazione di produttori agricoli ,
    Op da vent’anni a questa parte la società private agricole sono diventati tali e si gestiscono i Fondi comunitari nei loro terreni è per i loro interessi costituendo alla base le cooperative associate. Con questa strutturazione di Op che doveva rappresentare trasparenza e dare tutto ai produttori viene trattenuto e diviso sui loro terreni agricoli non so se la situazione è diversa in Emilia ma non direi proprio , al meridione è proprio così. Quindi le concludo che qualsiasi situazione lei porti avanti come discorso innovativo deve avvenire, dal basso verso l’alto , non più i finanziamenti alle associazioni di produttore ortofrutticoli che rappresentano solo le loro produzioni , questi finanziamenti devono essere certificati come un nuovo sistema dagli agricoltori all’interno di una associazione di produttori è finalizzati alla loro attività. Per capirci bene devono essere i produttori a far sì che i finanziamenti vengano certificati da loro sulle Op è destinati a loro. Non destinati come oggi succede in tutta Italia a Pinco Pallo che prima lavorava come azienda agricola e poi è diventato Associazione di produttori ortofrutticoli con nome di Pinco Pallo questo è successo in tutta Italia ì quindi si è visto in un ventennio sperpero di miliardi ed un arricchimento legale di pochi soggetti. Con questo vi lascio non volendo dare fastidio a nessuno ma il piccolo imprenditore agricolo è destinato a vendere i propri terreni proprio a coloro i quali rappresentano il settore. Questo è l’Italia legale. Buonanotte.

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    • Andrea Treviso

      9 Dicembre 2024 at 10:01 am

      Buongiorno, la nostra azienda con la nuova PAC ha perso il 70 % dei contributi rispetto alla precedente. Ovviamente avevamo titoli di importo medio alti, ma lavoriamo centinaia di ettari e disponiamo di decine di dipendenti. La PAC va decisa almeno anni prima e non due mesi prima della sua naturale scadenza senza neppure avere il programma per compilare le domande e rimandando le scadenze di settimana in settimana. Le associazioni non hanno difeso per nulla gli agricoltori e finiamola con il difendere i piccoli agricoltori, chiudiamo le fabbriche e riapriamo i piccoli laboratori ? Il mondo non andrà mai avanti con le piccole realtà. La burocrazia ci sta distruggendo, con il quaderno di campagna dobbiamo inserire pure l’ora per ogni trattamento e molto altro. Una VERGOGNA! Tra breve nessuno farà più domanda per la PAC, con 50 euro di contributo ad ettaro non passo da IDIOTA.

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  • Gianni carlevaro

    5 Dicembre 2024 at 1:51 pm

    Secondo me la pac non deve coprire più di 30 ettari per addetto (titolare, familiare, operaio). Diversamente, come la realtà dimostra, diventa un aiuto di stato volto a creare imperi territoriali che soffocano le realtà emergenti e favoriscono lo sfruttamento di lavoro nero sottopagato.

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  • Gianni Colucci

    5 Dicembre 2024 at 5:57 pm

    Salve ringrazio anticipatamente per questa possibilità di un TU PER TU ,per un confronto AGRI-POLITICO. È IL MOMENTO PER DEFINIRE MEGLIO IL DOVERE DELLA PAC, LOTTARE PER SALVAGUARDARE I REDDITI DALLE CRISI DEI PREZZI E DEL CLIMA. INOLTRE MEGLIO DEFINIRE I CONTRATTI AGRICOLI E SOPRATTUTTO QUELLI DEL LAVORO OCCASIONALE, NON COMPRENSIBILI E DEFINIBILI; PERCHÉ NON SI RITORNA AI VOUCHER?

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  • Francesco

    5 Dicembre 2024 at 11:43 pm

    Ci sono troppi compromessi politici però a un certo punto bisogna anche stringere . Non so può fare arrivare una enorme quantità di cereali dall’estero e uccidere così il prezzo del nostro cereale prodotto oltretutto con diserbi e insetticidi sempre più restringenti mentre gli altri stati usano quello che noi smettiamo si deve analizzare il prodotto e scartarlo se ci sono prodotti non conformi a quello che usiamo noi.. ma purtroppo come sappiamo dopo un certo periodo i prodotti non conformi spariscono comunque dovrei scrivere fino domani mattina e adesso è tardi e auguro una buona notte a tutti gli agricoltori.

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  • Mario Apicella

    6 Dicembre 2024 at 9:43 am

    Gli ogm, SAPPIAMO BENISSIMO CHE distruggono la biodiversità ed il made in Italy (chi comprerà vino da uve ingegnerizzate, riso geneticamente modificato ….arricchendo solo gli azionisti di maggioranza di quattro multinazionali e ricercatori collusi, FATEVENE UNA RAGIONE serve ripristinare la legalità e restituire la PAC rubata dall’agroindustria agli agricoltori senza distribuirla agli sponsor dei politicanti definiti artatamente “attori del mondo agricolo e rurale”: grandi imprese e grandi gruppi di investimento; produttori e commercianti di macchine agricole, sementi brevettate, concimi e fitofarmaci; l’industria agroalimentare e la grande distribuzione organizzata; le assicurazioni, le banche, le associazioni di categoria e la stessa ricerca pubblica che, anziché essere finalizzata a prospettare efficaci soluzioni al comparto, finisce per fornire brevetti alle grandi imprese private come avviene negli ambiti sementiero e fitosanitario e della meccanica agraria, INCENTIVARE LA COLTIVAZIONE DELLE BIOMASSE AL POSTO DI INSEGNARE AGLI AGRICOLTORI A RACCOGLIERE CON SEMPLICI BULATURE E RAZIONALI ROTAZIONI BIOLOGICHE IL DOPPIO DI QUELLO CHE PRODUCE L’AGRICOLTUTA INDUSTRIALE INQUINANTE E DEPRIMENTE LA STESSA FERTILITA’ DEL SUOLO E’ UNA SOLUZIONE DA NON SCREDITARE

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