Agricoltura: se la primavera è piovosa, semino mais o raccolgo i foraggi?

Se la primavera è piovosa, è meglio seminare mais o raccogliere i foraggi? È il dilemma che l’agricoltore si è posto quest’anno, dato che le sequenze favorevoli con almeno quattro giorni di sole sono state solo due nella prima quindicina di aprile, oltre a una breve finestra tra la prima e seconda decade di maggio.

Il grafico qui sopra, pubblicato su Stalle da latte n. 4/2024, mostra l’andamento meteo del periodo aprile-giugno in cinque località della pianura padana: Rocca de Baldi (Cuneo), Scalenghe (Torino), Sant’Angelo Lodigiano (Lodi), Cicognolo (Cremona) e Bagnolo San Vito (Mantova). In rosso sono indicati i giorni di pioggia, in rosa e in bianco i giorni senza pioggia ma con una sequenza troppo breve, prima della pioggia successiva, per poter entrare in campo. Infine, in verde sono indicati i giorni favorevoli veri e propri per poter seminare o raccogliere.
Su 73 giorni presi in esame dal 1° aprile al 13 giugno, i giorni di pioggia sono stati 34, con un minimo di 25 a Bagnolo San Vito (Mantova) e il massimo di 42 a Cicognolo (Cremona).
In aprile andavano raccolti i foraggi
Le aziende che hanno perso l’occasione di raccogliere le foraggere nelle due finestre utili di aprile sono state costrette a sfalciare e raccogliere il primo taglio nella seconda decade di maggio, se non a giugno. Dunque la prima finestra utile nel mese di aprile andava valorizzata per la raccolta delle foraggere e non per la semina del mais che, in base all’andamento meteo del grafico, poteva essere seminato nelle finestre utili della seconda decade di maggio, utilizzando cicli FAO 500.
L’epoca di raccolta delle foraggere
Le foraggere prative vanno raccolte a stadi di sviluppo precoci: il loglio italico deve essere raccolto prima della botticella, l’erba medica non appena sono visibili i primi abbozzi dei bottoni fiorali e i prati entro la prima metà di aprile. Occorrono sempre 3-4 giorni di bel tempo per sfalcio, appassimento e raccolta, e non si deve mai posticipare il taglio per la paura che la produzione sia scarsa, perché se si perde la finestra utile di lavori, la qualità del foraggio viene compromessa.
Dunque alla prima finestra utile di aprile si deve raccogliere senza esitazione, cosicché erba medica e prati possano poi concedere un nuovo taglio nel mese di maggio.
Quante attrezzature occorrono
Passiamo ora ai cantieri di raccolta. Secondo le indicazioni del Forage Team dell’Università di Torino, chi deve gestire fino a 20 ettari di foraggere, in generale può gestire in proprio con i mezzi aziendali le operazioni da effettuarsi al massimo in 36 ore. Ma chi ha superfici più ampie, per concludere tutte le operazioni di sfalcio, appassimento e raccolta in quattro giorni, deve disporre di un ampio parco macchine e quindi dovrà verosimilmente rivolgersi anche ai contoterzisti.

Un esempio su 50 ettari di foraggere
Per esempio, per una superficie a foraggere di 50 ettari occorrono almeno tre o quattro falciacondizionatrici contemporaneamente (una trattrice con tre falciatrici combinate, con larghezze di lavoro fino a 9 metri, oppure due trattrici ciascuna con due falciatrici, per una larghezza di lavorio totale di 12 metri). Quando si impiegano quattro falciatrici occorrono due spandiforaggio, con larghezza di lavoro pari a quella della falciatrice. Anche per la messa in andana occorrono due attrezzature per mantenere una velocità di lavoro che permetta a due trinciacaricatrici di lavorare a pieno regime.
Chi ha lavorato bene nel 2024
Quest’anno chi ha deciso di iniziare i tagli nella prima o seconda decade di aprile, avvalendosi anche dei contoterzisti, ha potuto raccogliere loglio italico, erba medica e prati in tutta tranquillità, avendo la possibilità di seminare il mais prima del 20 aprile dopo la raccolta del loglio. Le piogge cadute successivamente hanno favorito i ricacci dei prati polifiti e dell’erba medica, che sono stati sfalciati nella seconda finestra di maggio e nuovamente in quella di giugno. Dunque la capacità di programmare in anticipo e la tempestività nell’agire in campo sono ormai due condizioni indispensabili per poter lavorare in campagna con i cambiamenti climatici in atto.



