Agrofarmaci: in 10 anni meno vendite, ma forte innovazione di prodotto

L’Italia continua a distinguersi come un paese virtuoso nell’uso degli agrofarmaci, anche se continua il tiro al bersaglio contro gli agricoltori da parte di ambientalisti ed ecologisti. L’attacco più recente è stato trasmesso su alcune reti televisive con la campagna mediatica di Greenpeace contro l’uso dissennato, secondo loro, dei pesticidi che continuano a decimare le api e mettono a repentaglio, sempre secondo loro, la produzione agricola.
Ma i dati sulla realtà del mercato degli agrofarmaci confermano che l’industria chimica e gli agricoltori da molti anni sono fortemente impegnati nella messa a punto e nell’uso in campo di prodotti sempre più innovativi e sostenibili. D’altra parte le colture vanno difese da nemici sempre più aggressivi per poter assicurare al consumatore di continuare a riempire il carrello della spesa.
Tutte le immagini che presentiamo di seguito sono un’elaborazione di Aretè per l’Osservatorio Agrofarma.
L’andamento delle vendite in Italia

Come si vede dal grafico qui sopra, le vendite di prodotti fitosanitari in Italia da dieci anni sono in continua contrazione, pari al 14% e con un segno meno per tutte le categorie, fungicidi, insetticidi, acaricidi ed erbicidi.
Fungicidi ed erbicidi manifestano una contrazione più marcata (-16% e -14%) e anche il confronto tra 2021 e 2022 mostra una notevole riduzione delle vendite per tutti i prodotti, pari al 12%.
Prodotti di origine biologica

Il trend è molto differente per i prodotti di origine biologica, che mostrano una forte crescita. In dieci anni è stata pari al 94%, anche se ultimamente il trend è un po’ in discesa.
Confronto tra paesi

Dal confronto sulle vendite di prodotti fitosanitari (principi attivi) tra Italia, Francia, Spagna e Germania, il nostro paese si distingue ancora una volta per essere il più virtuoso. Confrontando il triennio 2011-2013 con il 2020-2022, l’Italia ha ridotto le vendite di principi attivi del 19% e nel 2022 c’è stata un’ulteriore contrazione dell’11% rispetto al 2021. Negli altri tre paesi la situazione è molto diversa, fatta eccezione per la Spagna nel biennio 2021-2022, che ha fatto meglio degli altri.
Vendite di prodotti per categoria di rischio

Un altro aspetto molto importante è osservare il trend delle vendite dei prodotti fitosanitari suddivisi per categoria di rischio, dove si vede che l’Italia (istogramma azzurro) rispetto all’Ue (istogramma verde) per le sostanze a basso rischio (gruppo 1) è cresciuta di oltre il 6% rispetto alla media europea, con una significativa riduzione delle vendite dei prodotti a rischio maggiore (gruppi 2-4), ancora una volta più consistente rispetto alla media europea.
Sostanze attive per anno di autorizzazione

Delle 397 sostanze attive attualmente autorizzate o rinnovate in Ue, ben 200 sono state approvate nel periodo 2003-2014 e il resto negli ultimi dieci anni. L’innovazione da parte dell’industria è continua, perché la metà delle sostanze attive impiegabili in Ue sono state autorizzate negli ultimi dieci anni e questo è un segnale molto importante e incoraggiante.
L’innovazione continua

Del totale di circa 10 mila agrofarmaci autorizzati prima dell’anno 2000, ad oggi ne rimangono in commercio solo 111, cioè l’1%. Mentre la quota di agrofarmaci ancora disponibili, tra quelli utilizzati dopo il 2000, sale al 32%.
Più del 95% degli agrofarmaci attualmente in commercio sono stati autorizzati a partire dal 2000; l’11% nel decennio 2000-2009 e l’84,5% nel periodo 2010-2024. È la conferma che l’innovazione continua senza sosta e mettendo sul mercato, purtroppo sottostando ai tempi biblici della burocrazia, sostanze attive efficaci e sicure che non mettono a rischio né gli equilibri ambientali né la salute dei consumatori.



