Andiamo a produrre in Africa, ma bisogna salvaguardare le produzioni italiane

RISO-QUALITA

È meglio importare navi di grano duro canadese trattato con glifosate per farlo essiccare oppure grano duro prodotto con le nostre tecniche agronomiche sostenibili in Africa? Non c’è dubbio che sia meglio la seconda opzione. La domanda bisogna porsela in questo modo, altrimenti potrebbe sembrare una mossa azzardata e contro gli interessi nazionali la “campagna d’Africa” di Coldiretti, Bonifiche Ferraresi, Filiera Italia e Consorzi Agrari d’Italia, che prevede di realizzare sterminate coltivazioni di cereali, ortaggi, frutta e banane dall’Algeria all’Egitto e dall’Angola al Ghana. Il programma fa parte del cosiddetto “Piano Mattei” lanciato dal governo, che progetta forti investimenti in diversi settori nel continente africano.

40mila ettari per produrre grano in Algeria

I primi 40.000 ettari, destinati in gran parte alla produzione di grano duro in Algeria e previsti per il prossimo anno, hanno sollevato dubbi e contestazioni. Per esempio il blog Durodisicilia sostiene come l’ambizione di Federico Vecchioni, presidente di Bonifiche Ferraresi, sia quella di esportare grano duro in Italia, che è il più grande produttore di pasta al mondo ma è anche notoriamente deficitario di materia prima nazionale. Durodisicilia prefigura una sorta di concorrenza sleale e addirittura mette all’indice anche la sementiera SIS, controllata da Bonifiche Ferraresi, che avrebbe il compito di mettere a punto varietà specifiche di grano duro per l’Africa, danneggiando così la produzione nazionale.

Prodotti destinati al mercato locale

Altre testate di informazione, come per esempio il quotidiano Domani, affermano invece che il progetto agricolo per l’Africa prevede che le terre siano date in concessione a Bonifiche Ferraresi e soci e che le produzioni agricole che si otterranno saranno prevalentemente destinate alla popolazione africana. Inoltre l’accordo prevede che verranno applicate in campo tutte le più moderne tecniche agronomiche, come l’agricoltura di precisione e i sistemi di irrigazione a goccia, per contrastare il cambiamento climatico che sta mettendo a dura prova anche l’Africa.

Il progetto in Ghana

In Ghana Bonifiche Ferraresi, con una controllata locale, trasformerà l’attuale monocoltura di 1.700 ettari di banane destinate al mercato internazionale in coltivazioni di mais, soia, grano, riso e pomodori per il mercato ghanese. A questa concessione se ne affiancherà nei prossimi anni un’altra da oltre 5.000 ettari, sempre con la stessa filosofia.

Il made in Italy va difeso a ogni costo

Il progetto agricolo di Bonifiche Ferraresi e soci è lungimirante, perché l’Africa è un continente con incomparabili risorse naturali e umane e dal grande avvenire, quindi è sacrosanto essere protagonisti di attività imprenditoriali, come peraltro già fanno da molti anni altre nazioni. È chiaro però che, poiché nella partnership di Bonifiche Ferraresi sono rappresentate, con Filiera Italia, numerose importanti industrie agroalimentari, bisognerà fare in modo che le materie prime prodotte in Africa non facciano in alcun modo concorrenza sleale alle produzioni italiane con prezzi stracciati. Il “progetto Africa” è sì un’iniziativa privata, ma è comunque sotto l’egida del governo, quindi sarà necessario che i ministeri mettano in atto misure specifiche di salvaguardia a garanzia dell’attività produttiva dei nostri agricoltori.

È lecito augurarsi che tutto questo avvenga in tempi rapidi, proprio perché il progetto ha come protagonisti principali un’organizzazione professionale come Coldiretti, che deve avere sempre a cuore gli interessi dei nostri agricoltori, e Filiera Italia, che rappresenta le più importanti industrie di trasformazione nazionali. Queste ultime dovrebbero avere un occhio di riguardo per le produzioni nazionali, sempre che corrispondano alle caratteristiche qualitative e sanitarie richieste. Il discorso non è facile ma andrà affrontato seriamente, perché altrimenti la sovranità alimentare, che è un vessillo dell’attuale governo, andrà a farsi benedire.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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