Le alternative all’aratura: minima lavorazione e semina su sodo

Semina su sodo

L’eliminazione dell’aratura comporta i seguenti vantaggi:

  • Aumento della porosità canalicolare grazie all’attività dei microrganismi e delle radici, anche delle cover crops o colture di copertura.
  • Aumento della sostanza organica.
  • Maggiore capacità di infiltrazione dell’acqua.
  • Minore scorrimento superficiale.
  • Minore compattamento.
  • Maggiore portanza del suolo.
  • Sequestro della CO2 atmosferica.

Si tratta di aspetti di notevole importanza, che possono portare l’agricoltore a decidere di eliminare l’aratura per seguire una delle seguenti alternative:

  1. La minima lavorazione del terreno, che viene effettuata intorno ai 15-20 cm di profondità cercando di preparare il letto di semina in un unico passaggio. Questo tipo di lavorazione è indicata generalmente per tutte le colture a seminativo, fatta eccezione per la bietola.
  2. Il sodo, cioè la semina diretta sui residui colturali del raccolto precedente in un solo passaggio senza smuovere il terreno.

Minima lavorazione

La minima lavorazione del terreno è una via di mezzo tra l’aratura e la semina diretta (o su sodo), e può entrare con profitto in rotazione con l’aratura per abbattere i costi e mitigare le azioni di disturbo al suolo provocati dalle arature. Sarebbe tuttavia più opportuno che si ponesse come principale tecnica di gestione del terreno ove non si applica il sodo, con lo scopo finale di avviarsi comunque verso una strada di gestione più sostenibile del terreno. È il caso, ad esempio, di tutte le aree dove esiste ancora una fiorente zootecnia e dove le aziende hanno la necessità di distribuire sul terreno le deiezioni zootecniche. In questo caso l’adozione del sodo è impossibile, e quindi è la minima lavorazione la tecnica “sostenibile” da consigliare.

La minima lavorazione si effettua di norma con un certo anticipo sull’epoca di semina, quando le principali finalità sono la degradazione del residuo colturale, l’adozione della falsa semina e un controllo di infestanti specifiche. Dunque la sua finalità principale è predisporre il terreno alla semina; operazione che viene condotta con attrezzi indipendenti, oppure combinati alla seminatrice durante la semina stessa.

Quali sono le attrezzature idonee alla minima lavorazione?

  1. Denti fissi o elastici in grado di smuovere il terreno sodo senza provocare formazione di suole di lavorazione fino a una profondità massima di 15 cm e capaci di non causare inversione degli strati di terreno, anche con lo scopo di garantire una copertura minima del suolo in ogni momento dell’anno.
  2. Telaio portato o semi portato.
  3. Possono essere aggiunti alla macchina:
    • elementi che operano un lavoro di rifinitura come rulli pieni, a gabbia, packer e rastrelli pesanti o leggeri e pesanti;
    • elementi lavoranti di pre-lavorazione, quali dischiere diritte e inclinate in grado di operare senza invertire gli strati;
  4. La distribuzione degli organi sul telaio deve garantire una facile circolazione dei residui colturali, quindi occorre che vi sia una minore densità delle ancore nella parte frontale della macchina, una sufficiente altezza da terra e un’ampia distanza longitudinale tra le ancore.
  5. Si deve poter preparare il terreno in un unico passaggio.

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La semina su sodo e la scelta della seminatrice

Con la semina diretta (o sodo) si deve ottenere la minima interazione tra organi meccanici e suolo, limitando l’azione solo alle linee di semina e di deposizione del concime. Le seminatrici realmente efficienti devono presentare alcuni importanti requisiti:

  1. Eseguire la deposizione del seme in un unico passaggio mediante assolcatori a dischi su terreno non lavorato e con presenza di abbondanti residui.
  2. Essere dotate di organi lavoranti da anteporre agli assolcatori costituiti da dischi o stelle di varia tipologia che eseguano una lavorazione in banda al massimo di 15 cm di larghezza e 10 cm di profondità.
  3. Essere in grado di eseguire contemporaneamente alla semina anche la concimazione localizzata, l’applicazione di erbicidi, la distribuzioni di geodisinfestanti attraverso utensili aggiuntivi.
  4. Essere trainate o semi-portate in modo da poter applicare tutto il loro peso a terra. Il peso generato dall’azione combinata dalle molle di carico e del peso stesso dell’elemento dev’essere superiore ai 200 kg per ogni elemento.
  5. Non presentare mai organi lavoranti mossi dalla presa di forza o idraulicamente.

L’elemento di semina deve penetrare il suolo, tagliare i residui colturali senza provocare il loro interramento, deporre il seme a una profondità uniforme a diretto e intimo contatto con il terreno, coprire il seme con il terreno lasciando il residuo colturale uniformemente distribuito, localizzare il fertilizzante ai lati del solco, a maggiore profondità del seme.

Frumento seminato su sodo
Frumento seminato su sodo. Notare i residui colturali in superficie.

Effettuare una buona semina su sodo non è una operazione semplice, quindi, in base al tipo di terreno e alle condizioni di umidità che presenta l’annata, bisogna fare molta attenzione nel regolare bene la macchina, dal momento che il seme deve essere messo alla giusta profondità e soprattutto ben ricoperto per evitare fallanze.

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Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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