Filippo Lazzari14 Febbraio 20229min9840

Carbone della soia in espansione, la difesa è solo agronomica

carbone-soia

Le osservazioni in campo degli ultimi anni evidenziano un’evoluzione della situazione fitosanitaria della coltivazione della soia da mantenere monitorata. Sono infatti in costante aumento le patologie generate da inoculi fungini ambientali potenziate da situazioni di forti stress abiotici (termici e idrici) in grado di generare importanti danni alle produzioni finali. In particolare durante l’annata appena trascorsa, complice il clima che in alcune zone dell’areale è stato decisamente ostico, si è riscontrato un aumento del carbone della soia causato dal fungo Macrophomina sp.. Questa patologia, fino a oggi osservata limitatamente alle zone dei campi più problematiche dal punto di vista idrico, aree sabbiose, compattate o lungo il limitare delle alberature, è apparsa in espansione.

L’infezione dalle radici, appassimenti in post fioritura

L’infezione da parte del fungo avviene per via radicale nelle prime fasi di sviluppo delle piantine e spesso risulta nel breve periodo asintomatica. È durante la fase riproduttiva post fioritura che, in situazioni di forte stress idrico, le piante iniziano a manifestare i primi sintomi mostrando periodici appassimenti, inizialmente limitati alle ore più calde. Il protrarsi di situazioni stressanti porta verso fine estate a chiusure del ciclo particolarmente rapide e precoci.

Il primo sintomo di infezione da carbone sono gli imbrunimenti del colletto e dello stelo.

Primo sintomo sul colletto, poi foglie necrotizzate

Il primo sintomo chiaramente manifestato sono gli imbrunimenti nella zona del colletto, mentre a maturazione si notano le foglie velocemente ingiallite, necrotizzate ancore attaccate agli steli.

Viraggio anomalo arancione-bronzeo sulle foglie, segnale che il carbone avanza.

Sugli steli è possibile riscontrare a livello del colletto, tagliandolo, una colorazione grigio-argentata e la presenza di microsclerozi neri (da qui il nome carbone) visibili anche sulla parete esterna.

Le ripercussioni sulle produzioni sono tanto importanti quanto anticipato è l’inserimento dello stress durante il ciclo di crescita della coltura. La stagione calda e siccitosa non solo ha favorito l’aumento di questa specifica patologia, ma anche il cancro dello stelo (malattia più frequente e per questo oggetto di analisi in fase di approvazione dei vari lotti di seme da parte degli enti ufficiali) ha registrato un aumento.

In annate caratterizzate da forti stress, diventa ancora più importante l’utilizzo delle buone pratiche agricole. Fondamentale è preservare il più possibile la struttura e la capacità di ritenzione idrica del terreno. Nelle ultime annate sono aumentate le semine in condizioni di umidità del suolo al limite e potenzialmente critiche.

Foglie morte dopo attacco di carbone su pianta di soia alla maturazione.

Applicare minima lavorazione e concimazione starter

In queste situazioni si sono distinti i terreni lavorati in giusto anticipo, poco e bene, senza lavorare nuovamente il terreno prima della semina quando possibile. Anche la concimazioni starter, con microgranuli per esempio, è un utile alleato alla semina, accelerando soprattutto lo sviluppo radicale in modo da raggiungere gli strati umidi velocemente.

Attraverso una struttura ampia e ramificata della radice, si favorisce una rapida instaurazione della simbiosi con i batteri e un migliore superamento degli eventuali periodi di stress causati dalla ridotta disponibilità idrica. La composizione del fertilizzante è importante, non deve mancare il fosforo ma possono aiutare anche microelementi come lo zolfo (necessario per la sintesi delle proteine e per la formazione dei noduli azotofissatori sulle radici) e lo zinco.

Importanti sarchiature e irrigazioni mirate

In fase più avanzata la sarchiatura velocizza la chiusura delle file (a beneficio dell’attività dei rizobi e a scapito della crescita di infestanti). L’utilizzo della densità di semina corretta permette di creare il giusto grado di competizione tra le piante in base al loro potenziale ed alla loro capacità di ramificazione.

Anche gli interventi irrigui, se disponibili, se possibile devono essere mirati alle fasi più critiche, in primis in post allegagione e a ingrossamento del seme, e salvo casi eccezionali, vanno esclusi dalla fase puramente vegetativa delle piante. In questo modo si promuove l’approfondimento radicale e si contiene la crescita della parte aerea che può diventare una superficie traspirante eccessiva in fase riproduttiva.

Ampliare la rotazione e scegliere semente certificata

La rotazione colturale è poi un’altra ottima pratica da rispettare sempre per i molteplici vantaggi universalmente riconosciuti. Dobbiamo ricordarci sempre che l’utilizzo di semente certificata, sottoposta ad attenti test e valutazioni fitosanitarie, rimane un’arma fondamentale per contrastare questo genere di avversità. Utilizzando un seme sano si riduce non solo l’incidenza delle patologie fungine nell’anno in corso, ma anche l’accumulo di inoculo nel terreno in grado di perdurare anche latente per anni. È da sottolineare inoltre che l’utilizzo di semente certificata fornisce anche la certezza di seminare sempre un prodotto in grado di riprodurre perfettamente i potenziali produttivi e qualitativi delle varietà.

Nel video qui di seguito si vedono gli effetti di un attacco di carbone su varietà di soia molto suscettibile e una seconda più resistente.

Filippo Lazzari

Delegato Sviluppo Soia di Sipcam Italia


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