Carne, prezzi alle stelle per i vitelli d’importazione

Non c’è solo la malattia infettiva della blue tongue a preoccupare gli allevatori di bovini da carne italiani, ma anche la crescita spropositata del prezzo degli animali da ingrassare che importiamo dall’Europa, Francia in particolare, per tre quarti dei nostri fabbisogni.
La pressione di ecologisti e ambientalisti ha portato l’Olanda a stanziare 1,5 miliardi di euro per sovvenzionare la chiusura di migliaia di allevamenti accusati di emissioni dannose all’ambiente e gli accordi commerciali con il Nord Africa stanno indirizzando verso l’Algeria le navi piene di capi di bestiame, che vengono pagati a prezzi più alti che da noi. Questi sono alcuni dei motivi dell’impennata dei prezzi, che investono anche quelli al consumo.
Un allevatore qualche giorno fa diceva che non va bene né quando i prezzi sono troppo alti, né quando sono troppo bassi, perché si innescano meccanismi speculativi che non si sa dove possono portare. Oggi non c’è dubbio che per il latte e per la carne, la materia prima viene pagata molto bene all’allevatore, ma poi dobbiamo verificare strada facendo cosa succede lungo la catena che arriva al consumatore, poco disponibile ad aumentare il costo della sua spesa quotidiana.
La guerra alla zootecnia
In questo momento c’è molta richiesta di carne in tutto il mondo, quando le politiche ambientaliste sono indirizzate proprio a diminuire drasticamente gli allevamenti. L’allevatore commentava: “Ammesso anche che all’agricoltura si debba imputare il 33% delle emissioni di gas serra in atmosfera (cosa che è alquanto discutibile), nessuno tiene conto che è l’agricoltura che nutre il pianeta, fornendoci il 100% degli alimenti necessari per vivere. Il rapporto dice tutto!”.
La soluzione è incentivare lo svezzamento
Dunque, di fronte alla carenza di animali da ingrassare importati, quale può essere la soluzione? Non rimane che cercare di aumentare il made in Italy: fecondando sessato sulle vacche da latte, tutti gli animali che non servono per la rimonta devono essere utilizzati per fare incroci da carne di buonissima qualità. Così facendo si diminuisce la dipendenza dall’estero e si limitano anche i costi dei trasporti, che con le nuove regole relative al numero massimo di animali e alla limitazione sulle ore di viaggio, andranno alle stelle. Ma per mettere in campo questo sistema virtuoso, gli svezzamenti in casa nostra hanno la necessità di essere sostenuti economicamente, e qui potrebbe entrare in ballo qualche misura mirata da predisporre con la nuova Pac post 2027.




4 comments
Mauro Olivero
17 Ottobre 2024 at 9:08 am
Grazie signor Bartolini il discorso è molto complesso. Sono un allevatore di piemontese linea vacca vitello a ciclo chstessoIn tutta onestà le politiche europee verso la zootecnia da carne fanno sì che i nostri allevamenti siano decisamente i più penalizzati. Le porto il mio esempio, ho un allevamento in pianura di razza piemontese e i costi per la gestione delle aziende sono lievitati in questi ultimi 10 anni in maniera esponenziale e non riesco più a reggere la concorrenza di suinicoltori e frisonisti e non parliamo delle finte aziende agricole al 1%. Che l’Unione Europea non ci vuole più perché ci considera inquinatori del mondo lo si capisce anche dai contributi erogati per la linea vacca vitello: abbiamo un premio al vitello nato che è pari al 10% del valore del vitello stesso, tali frisonisti è pari al 90%…leggera sproporzione.
Vogliamo parlare ora dell’ecoschema 1 sull’antibiotico resistenza? Se l’obiettivo preposto da tale ecoschema ha obiettivi Nobili ed etici lo condivido pienamente, ma non ne condivido le regole di attuazione. Come linea vacca vitello non dobbiamo superare un parametro pari allo 0,9 mentre chi fa ingrasso è a 5 le Frisone a 4 i polli a 20. Non sapevo che gli antibiotici delle razze bovine da carne fossero più nocivi delle altre razze.
Detto questo il fatto che i prezzi alla stalla siano aumentati per quanto mi riguarda non mi regala prospettive migliori per il mio lavoro e non le nascondo che mi sto guardando in giro per pensare di chiudere il mio allevamento, in quanto nella mia testa Io sono convinto che a livello sociale è ambientale possa dare ancora molto, ma mi rendo conto che per la politica e per i sindacati di oggi siamo solo un fastidio.
Angelo cinque
17 Ottobre 2024 at 2:17 pm
non è il commercio o la produzione della merce perché con questo prezzo delle materie prime della produzione della carne non servono incentivi.il problema è il consumo che le famiglie non possono comprare è inutile che girate intorno alla vera piaga se non ridate il reddito di cittadinanza e non vengono aumentati le pensioni minime almeno a 1200 euro non cambia niente perché oramai i prezzi non calano più
Antonio
17 Ottobre 2024 at 3:49 pm
Senza dubbio è un aspetto importante la fecondazione sessata sulle vacche da latte. Un altro aspetto è quello di migliorare attraverso la genetica francese le vacche da carne, per entrambi i casi il PSR deve farsene carico. Saluti
SAVIN
1 Aprile 2025 at 9:13 pm
Ottima idea. Sono giornalista agricola francese. Cercho un allevatore italiano che a fecondato muche da latte per fare incroci bovini da carne di qualità, per un intervista. Cordiali saluti