Casaria: “Il biologico è al capolinea, si volta pagina con il pioppeto”

A Masi, in provincia di Padova, l’azienda agricola Casaria gestisce un centinaio di ettari irrigui e rappresenta un esempio virtuoso di moderna agroforestazione, che è la consociazione volontaria tra arboricoltura e seminativi nella stessa area, che si integrano e interagiscono tra loro traendo benefici per se stesse, ma anche per l’ambiente circostante.


«I principali e più evidenti benefici del ritorno a questo sistema agricolo in chiave moderna, che abbiamo riscontrato sulla nostra azienda, sono stati sicuramente l’aumento della biodiversità e il miglioramento della fertilità del suolo, nonché la protezione dall’erosione garantita dall’impianto radicale delle fasce arboree», dice la proprietaria della Casaria Lorenza Padovan. «Senza dimenticare l’aumento della produttività complessiva, del carbonio stoccato nei nostri terreni e, ultimo ma non ultimo, il netto miglioramento del paesaggio aziendale».
Una moderna agroforestazione
La Casaria oggi vanta la presenza di migliaia di alberi autoctoni e di numerose essenze ornamentali, chilometri di siepi campestri, fasce tampone, pioppeti specializzati su una ventina di ettari di terreni golenali, un innovativo ecosistema agroforestale che hanno arricchito queste terre di biodiversità e di un verde lussureggiante, che è diventato la casa per specie animali molto rare come la ghiandaia marina e l’airone cinerino. Ma ci sono anche una novantina di ettari di seminativi tra cereali, oleaginose e medica, condotti in regime biologico nell’ambito di una rotazione molto ampia.


Oggi però alla Casaria siamo alla vigilia di un netto cambio di passo, deciso a malincuore, dopo tantissimi giorni di riflessione da parte della proprietà e motivato da una situazione contingente di mercato che un imprenditore non può ignorare.
Prezzi del biologico in crisi
«I prezzi dei cereali e delle oleaginose che coltiviamo in regime biologico non vengono più premiati con prezzi di mercato superiori al prodotto convenzionale, come è avvenuto per molti anni», dice Giovanni Boschieri, figlio della signora Lorenza. «Il differenziale oggi si è quasi azzerato e così le basse produzioni che si fanno in biologico non consentono più di far tornare i conti. Così dal prossimo anno tutta la superficie aziendale sarà dedicata alla pioppicoltura, fatta eccezione per una ventina di ettari che ospiteranno la medica».
Aggiunge la titolare Lorenza Padovan: «Abbiamo acquistato questa azienda nel 2012 e la conversione al biologico è iniziata nel 2015. Si è trattato di una scelta motivata dal rispetto per la natura e delle persone: un’agricoltura sostenibile in grado di combinare per anni sia il profitto sia il rispetto del suolo e dell’ambiente. Noi ci terremmo ad andare avanti con questo schema colturale, ma oggi purtroppo il biologico non è più remunerativo e dobbiamo voltare pagina».

«All’estensione della pioppicoltura specializzata affiancheremo anche una nuova attività: la Casaria diventerà infatti una fattoria didattica e si occuperà di educazione ambientale, di apicoltura. Organizzeremo corsi, visite guidate e molto altro», spiega la titolare.
Le basse rese del biologico
Quali sono state le rese dei seminativi in biologico in questi anni? Risponde Boschieri: «Noi abbiamo sempre adottato una rotazione molto ampia, prestando la massima attenzione alla gestione del suolo, con arature superficiali alternate a minime lavorazioni, cercando di seguire percorsi agronomici innovativi».



«Le produzioni medie negli anni sono state le seguenti: mais 60 ql/ha, colza, girasole e soia 25 ql/ha, frumento 30 ql/ha, avena nuda con contratto di coltivazione 25 ql/ha. La medica, con cinque tagli, produce circa 140 ql/ha», prosegue Boschieri. «Come vede, le rese del biologico sono più basse rispetto al convenzionale e se non vengono sostenute da prezzi di mercato elevati, non consentono di coprire tutti i costi aziendali. Perciò, da imprenditori quali siamo, dobbiamo trovare alternative economicamente sostenibili».
Quale reddito dalla pioppicoltura?
Ma la pioppicoltura garantisce un buon reddito? Così risponde Padovan: «Il pioppo ha un ciclo colturale di 7-10 anni, quindi occorre programmare le piantumazioni in maniera scalare, per poter avere un reddito almeno ogni due anni. Noi partiamo già con una discreta superficie a pioppo e il nuovo investimento interesserà una cinquantina di ettari». Aggiunge Boschieri: «Il pioppo dà un reddito medio di circa 2000 euro/ha. Il costo di allevamento per ogni singola pianta di pioppo, nel corso di sette anni, è pari a circa 20 euro».
Apicoltura, un fiore all’occhiello
Concludiamo con l’apicoltura, perché l’ambiente naturale che si è creato alla Casaria è ideale per l’allevamento delle api e la produzione di miele di altissima qualità. La lavorazione del miele avviene a freddo, in un laboratorio di smielatura certificato biologico, senza subire processi industriali quali pastorizzazione, microfiltrazione o pompaggio. Si ottiene così un miele crudo, non miscelato o adulterato da qualsiasi altra sostanza o materiale esterni, che ha livelli più alti di enzimi, energia, antiossidanti e digeribilità. È un altro fiore all’occhiello della signora Lorenza, un’imprenditrice che ha sempre messo l’ambiente e la natura al centro del suo progetto agricolo.






8 comments
Annoni Gianpaolo
18 Luglio 2024 at 7:34 pm
Buona sera
Anch’io lavoro nel campo del biologico dal1977faccio mais soia frumento sono più alte le rese diciamo che loro vanno dove prendono i contributi non interessa il biologico interessa solo i contributi
Giovanni
19 Luglio 2024 at 11:24 am
Buona sera Gianpaolo,
Vorrei chiarire che, per quanto riguarda la nostra azienda, l’agricoltura biologica è una scelta consapevole e non solo legata ai contributi. Se fosse solo per questo, saremmo già tornati al convenzionale. Crediamo fermamente nei benefici del biologico sia per l’ambiente che per la salute dei consumatori.
Sarei interessato a conoscere di più sulla tua esperienza. Quali sono le rese che ottieni con il mais, la soia e il frumento? E dove si trova la tua azienda?
Grazie in anticipo per la tua risposta e per il confronto costruttivo.
Un saluto,
Giovanni
riccardo tucci
24 Luglio 2024 at 9:16 am
Rese così basse nel bio mi sembrano molto strane, probabilmente non sono in grado di gestire adeguatamente la fertilità dei terreni, capisco una resa delo 10-20% in meno, ma non della metà. Agroforestazione molto bella, ma serve un progettazione adeguata chediversifichi anche le specie arboree inserite all’interno del progetto, a mio modesto parere.
Giovanni
26 Luglio 2024 at 12:24 pm
Grazie per il tuo commento e per il tuo interesse.
Capisco i tuoi dubbi riguardo alle rese nel biologico. Ti assicuro che anche noi desidereremmo ottenere produzioni maggiori ma, al momento, seguendo il disciplinare e le limitazioni imposte, non riusciamo a produrre di più nei nostri terreni. Abbiamo confrontato le nostre rese con altre aziende biologiche della zona e risultano in linea con le loro produzioni.
Saremmo molto interessati a conoscere la tua realtà per un confronto costruttivo. Ci piacerebbe discutere delle pratiche che utilizzi, dei prodotti e delle tecniche adottate per valutare eventuali errori o mancanze da parte nostra e correggerle. Per fare questo, avremmo però bisogno di dati concreti riguardo a prodotti, macchinari, zone di coltivazione, tipologia di terreno, colture, ecc. Senza queste informazioni, il confronto risulterebbe poco significativo.
Riguardo al sistema agroforestale, siamo d’accordo sull’importanza di una progettazione adeguata e diversificata (cosa senza la quale non avremmo nemmeno affrontato questo percorso). Ci piacerebbe comunque approfondire quali specie arboree suggerisci, i loro cicli di maturazione, la redditività e le criticità che hai riscontrato.
Saremmo felici di instaurare un dialogo costruttivo.
Alfredo
19 Luglio 2024 at 8:56 am
Vorrei sapere della vostra produzione di miele se avete anche quello di castagno grazie
Giovanni
26 Luglio 2024 at 12:25 pm
Mi scriva pure una mail a questo indirizzo, info@aziendacasaria.it, le risponderemo con tutte le informazioni che desidera in proposito.
Pierluigi Paris
19 Luglio 2024 at 5:08 pm
Sono un ricercatore del CNR, presso l’Istituto di Ricerca sugli Ecosistemi Terrestri di Porano (Terni), e lavoro sull’agroforestazione dai primi anni ’90. Ho avuto la fortuna di seguire l’azienda agroforestale di Casaria dal 2014. E’ un splendido esempio di moderno sistema agroforestale. L’ ho visitata l’ultima volta nel feb. 2024 ed i proprietari non mi hanno evidenziato nessuna delle criticità citate nell’articolo. Vogliono assolutamente proseguire la gestione agroforestale con pioppi consociati con rotazioni agricole. Anche sul biologico non erano così negativi come dal titolo dell’articolo. Sarò nuovamente a Casaria nell’ottobre prossimo, poiché la FAO l’ha scelta per un field trip del Convegno Mondiale di Pioppicoltura
Pierluigi Paris
20 Luglio 2024 at 9:39 am
Comunque, i 2000 € di reddito della pioppicoltura sono riferiti al pioppo in coltura specializzata (piantagione a circa 6×6 m) od al pioppo in agroforestazione, con basse densità d’impianto (circa 35 x 10 m) e consociato con le colture agricole in rotazione? Reddito sui 7-10 anni di rotazione del pioppo od all’anno?