Colture di copertura, una scelta mirata in base agli obiettivi agronomici

Colture di copertura, una scelta mirata in base agli obiettivi agronomici

Le colture di copertura (“cover crops”) apportano al suolo tantissimi benefici, per cui la scelta della specie da seminare non va fatta a caso, bensì in base agli obiettivi agronomici e all’indirizzo aziendale. Indicazioni pratiche molto utili per gli agricoltori si trovano nella pubblicazione “Cover Crops: schede tecniche per la coltivazione” a cura di Condifesa Lombardia Nord Est e Università di Milano, da cui abbiamo tratto le note che seguono.

I principali benefici delle colture di copertura

  1. Riduzione dell’erosione e miglioramento della struttura degli aggregati con incremento dell’attività dei microrganismi grazie alla presenza delle radici.
  2. Incremento della sostanza organica grazie alla biomassa che rimane nel terreno.
  3. Incremento dell’azoto e di altri nutrienti assorbiti dalle cover crops nel corso del loro ciclo vegetativo, sottraendoli alla lisciviazione e insolubilizzazione e restituendoli alla coltura principale.
  4. Contenimento delle infestanti grazie alla competizione esercitata dalle cover crops.

Tre famiglie di cover crops

Le specie di cover crop normalmente coltivate appartengono a tre principali famiglie: brassicacee, leguminose e graminacee.

Brassicacee (senape bianca e rafani)

Le brassicacee sono piante caratterizzate da uno sviluppo iniziale abbastanza rapido, elevata biomassa aerea e apparato radicale di tipo fittonante, più o meno sviluppato a seconda della specie. Nei nostri contesti le specie maggiormente diffuse sono la senape bianca e i rafani.

La senape, in buone condizioni di semina, è una pianta che riesce a crescere velocemente e a raggiungere biomasse consistenti e un’elevata copertura del suolo dopo pochi mesi di coltivazione. È inoltre caratterizzata da un’elevata suscettibilità al gelo invernale: muore se esposta a condizioni di temperature minime al di sotto dello zero per pochi giorni.

Senape bianca in purezza.

Senape bianca in purezza.

Ecco come si presenta la senape bianca dopo l’effetto del gelo.

Miscuglio di senape bianca, trifoglio alessandrino e brassica juncea.

Miscuglio di senape bianca, trifoglio alessandrino e brassica juncea. In questo caso all’azione positiva sulla struttura del suolo delle brassicacee si aggiunge l’azione di arricchimento in azoto del suolo favorito dal trifoglio.

Il rafano (Tillage Radish®) è caratterizzato dallo sviluppo di una radice fittonante molto importante che, oltre ad assimilare l’azoto e gli altri nutrienti, esercita un’azione fisica di decompattazione del suolo. Nelle aziende zootecniche contraddistinte dal passaggio in campo di mezzi pesanti per la distribuzione del liquame e per la raccolta di mais da trinciato, l’utilizzo di questa specie può essere particolarmente consigliato. Con il gelo invernale il rafano muore.

Tillage Radish (rafano sativo) dopo l’effetto del gelo.

Ecco come si presenta il tubero del tillage radish dopo l’inverno, con una consistenza gelatinosa che non ostacola un passaggio di erpice a dischi per preparare il letto di semina. Il fittone crea una perfetta porosità anche nei terreni più tenaci.

Il rafano nematocida è obbligatorio nel caso si preveda di coltivare bietola nell’ambito dell’avvicendamento colturale, in quanto produce
delle sostanze, i glucosinolati, che vengono trasformate in altre sostanze, gli isotiocianati, che hanno un effetto biocida.

Il rafano nematocida.

Legumisose (veccia e trifogli)

Le leguminose sono piante capaci di creare una simbiosi con i batteri azoto-fissatori del suolo e così riescono a convertire l’azoto atmosferico in azoto organico, arricchendo il terreno di questo importante elemento. Solitamente le leguminose vengono utilizzate in suoli poveri di azoto oppure in aziende che non hanno a disposizione reflui zootecnici o ancora in aziende biologiche.

Le specie più utilizzate nei nostri contesti come cover crop invernali, sia in purezza sia in miscuglio, sono la veccia e il trifoglio. Entrambe sono caratterizzate da una lenta crescita iniziale e per tale ragione sono utilmente coltivate in miscugli.

Trifoglio alessandrino a fine inverno.

In generale le leguminose hanno anche la possibilità di riprendere la crescita in primavera in quanto, tranne alcune specie quali la veccia del bengala e il trifoglio alessandrino, non sono gelive.

Miscuglio di trifoglio squarroso e di loietto ramiro.

Graminacee (avena e segale)

La famiglia delle graminacee viene normalmente impiegata come coltura di copertura, in quanto l’apparato radicale fascicolato e molto sviluppato permette il trattenimento dei nutrienti con conseguente limitazione dei fenomeni di lisciviazione. Per tale ragione le cover crop che esercitano questa funzione vengono definite “catch crop” (“colture trappola”).

Fra le graminacee, l’avena e la segale sono quelle maggiormente impiegate, sia da sole sia in miscuglio, ma come cover crop possono essere usati anche altri cereali (es. orzo e frumento) oppure il loglio italico.

Miscuglio di avena, veccia, trifoglio e tillage radish. In questo modo si ottengono allo stesso tempo tutti i vantaggi di diverse tipologie di cover crops.

Miscuglio di avena strigosa e veccia sativa a fine inverno.

La segale è nota anche per le sue proprietà allelopatiche che determinano un’inibizione della germinazione e della crescita di altre piante; il suo impiego come cover crop è quindi finalizzato anche al contenimento delle infestanti in situazioni in cui tale pressione è molto elevata oppure in contesti in cui non è possibile intervenire con diserbanti di tipo chimico.

Quando seminare le colture di copertura

La pluriennale sperimentazione di Condifesa Nord Est direttamente in aziende agricole lombarde consiglia che la semina delle colture di copertura autunno-vernine può già essere condotta tra la fine del mese di agosto e l’inizio del mese di settembre. Semine oltre la metà di settembre generalmente comportano una minore produttività per quasi tutte le specie, in particolare per le leguminose.

Per quanto riguarda le attrezzature, è opportuno indirizzarsi su un cantiere che operi una minima lavorazione del terreno e contemporaneamente effettui la semina, come nel caso dell’abbinamento degli erpici CTC, CLC o Qualidisc con la seminatrice a-drill di Kverneland.

La seminatrice a-drill montata sul CTC di Kverneland, cantiere ideale per la semina delle cover crops a fine estate direttamente sui residui colturali.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


Tag assegnati a questo articolo:
cover crops

Articoli correlati

Cover crops: “Tillage Radish”, il rafano americano che lavora il terreno al posto dell’aratro

Da quest’anno, finalmente, si può acquistare anche in Italia il Tillage Radish, il rafano speciale selezionato negli Stati Uniti, che

Il nuovo decreto che fissa le regole per l’etichettatura del grano duro vola a Bruxelles

Ve l’avevamo detto, che quest’anno il grano duro va seminato! Chi è ancora indeciso è bene che legga questa notizia.

L’agricoltura dopo il coronavirus: idee per un piano strategico nazionale

Mentre continuiamo, sbalorditi, a non vedere mai nemmeno un minuto di tv o una riga sui quotidiani nazionali dedicata agli

Nessun commento

Scrivi un commento
Nessun commento Puoi essere il primo a commentare questo articolo!

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato.
I campi contrassegnati da asterisco sono obbligatori.*