Cover crops sui terreni liberi per la copertura permanente del suolo

Cover crops sui terreni liberi per la copertura permanente del suolo

Uno dei presupposti chiave per ottenere i massimi vantaggi agronomici dall’applicazione delle lavorazioni conservative è mantenere il terreno coperto tutto l’anno dalle vegetazione. Quindi, nel caso in cui non si semini una coltura vernina, il terreno nel corso dell’autunno-inverno va tenuto coperto con la semina delle cover crops o colture di copertura.

Cover crop rappresentata in questo caso dalla senape. Seminata entro la metà di settembre, a dicembre si presenta in pieno rigoglio vegetativo. A fine febbraio solitamente è già stata distrutta dal gelo invernale e quindi si può operare una rullatura che agevolerà le operazioni successive per la coltura principale a semina primaverile.

Tutti i vantaggi delle cover crops

Queste colture intercalari garantiscono una serie di vantaggi agronomici che si consolidano negli anni:

  1. Trattengono l’azoto presente nei liquami e l’azoto non utilizzato dalla coltura principale e lo restituiscono al terreno, evitando perdite per dilavamento.
  2. Alcune cover crops come veccia, trifoglio e pisello, essendo leguminose, fissano l’azoto atmosferico e ne aumentano così la dotazione nel suolo.
  3. Gli apparati radicali, di diversa conformazione ed estensione, effettuano una vera e propria lavorazione del suolo, arieggiandolo e contribuendo alla creazione degli interstizi, che favoriranno l’applicazione successiva della gestione conservativa dei terreni.
  4. La vegetazione presente sul terreno durante i mesi invernali lo salvaguarda dagli effetti disgreganti provocati dalle piogge battenti e dai fenomeni di ruscellamento, particolarmente dannosi nelle aree collinari.
  5. La copertura del suolo toglie luce alle infestanti, che si sviluppano molto meno rispetto a un terreno nudo, e le radici di alcune cover crops come la senape liberano sostanze che inibiscono la crescita delle infestanti.

La scelta della cover crops

Per poter scegliere la giusta specie di cover crops occorre conoscere le loro caratteristiche. Ecco alcuni esempi di cover crops più utilizzate.

Senape bianca e rafano (brassicacee)

Sono cover crops gelive, quindi non necessitano di glifosate per la loro terminazione a fine inverno e hanno un rapido sviluppo. Efficaci per l’ampia copertura del suolo e il notevole apporto di biomassa, possono esercitare azioni specifiche come la biofumigazione, l’azione nematocida e la decompattazione del suolo.

Rafano (tillage radish) come si presenta a fine febbraio.
Rafano (tillage radish) come si presenta a fine febbraio.

Veccia villosa e del Bengala, Trifoglio alessandrino, Trifoglio incarnato, Favino (leguminose)

Sono leguminose che arricchiscono il suolo di azoto organico grazie ai batteri radicali azotofissatori che convertono quello atmosferico e presentano una biomassa con un basso rapporto C/N che ha una rapida degradabilità nel suolo. Ricacciano a primavera e vanno seminate presto in autunno, ma hanno un accrescimento lento.

Miscuglio tra Avena Sativa e Veccia del Bengala, seminate il 13 settembre, come si presentano alla fine di febbraio.
Trifoglio alessandrino in purezza, seminato il 13 settembre, come si presenta a fine febbraio.

Avena strigosa e Segale (graminacee)

Presentano uno sviluppo rapido e producono una grande quantità di biomassa. Strutturano bene il suolo, limitano le perdite di azoto per lisciviazione e contengono molto bene le infestanti.

Avena strigosa e veccia sativa seminate il 13 settembre come si presentano a fine inverno.

Ottimi anche i miscugli

Per ottenere la combinazione di più effetti, come arricchire il suolo di sostanza organica e l’azione sulla struttura degli aggregati del terreno da parte di radici di diversa conformazione, è utile ricorrere ai miscugli di cover crops più che a specie singole. Questa scelta vale soprattutto se si è di fronte a terreni difficili, con scarsa capacità di autostrutturarsi: si tratta di miscugli composti da graminacee (quali segale, loietto italico, avena), leguminose (veccia, trifoglio), brassicacee (rafano e senape) e altre specie come facelia, grano saraceno, eccetera.

Erbaio costituito da Orzo Raffaella (31%), Veccia Alex (8%), Trifoglio alessandrino (35%) e Trifoglio incarnato (35%), alla dose 627 semi/mq.
Erbaio costituito da Frumento foraggero (34%), Pisello foraggero (3%) e Trifoglio incarnato (63%).
Facelia, ottima cover crops che attira le api.

Più cover crops = meno infestanti

Una funzione accessoria ma molto importante delle cover crops, soprattutto se vengono seminate con continuità anno dopo anno, è la loro capacità di competere con le infestanti, riducendone l’intensità. Gli agricoltori che ormai da diversi anni seminano costantemente le cover crops concordano sul fatto che queste piante “a perdere” consentono di diminuire, strada facendo, le dosi e gli interventi erbicidi.

Segale e veccia villosa hanno anche effetti allelopatici, cioè rilasciano nel suolo sostanze antigerminello che sono attive contro le infestanti a seme piccolo. Rafano, senape e colza rilasciano invece sostanze come i glucosinolati a effetto nematocida.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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