Crolla il prezzo del grano duro, dov’è il ministro Lollobrigida?

Le quotazioni di grano duro sono arrivate a 324-329 euro/tonnellata alla Borsa merci di Bari e 322-327 euro/tonnellata alla Borsa merci di Foggia, con un crollo rispettivamente di 6 e 8 euro/tonnellata in una settimana. Gennari Sicolo, presidente di Cia Puglia, dalle colonne di Terra e Vita sottolinea che dopo tre anni disastrosi, con i prezzi dei mezzi tecnici in aumento e la redditività degli agricoltori in continua discesa, la cerealicoltura è a rischio fallimento.
È in atto un forte accaparramento di grano estero da parte di chi acquista grandi quantitativi per l’industria della pasta che fa crollare il prezzo del prodotto made in Italy. A questo proposito, ci chiediamo come mai il ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida, paladino del made in Italy, non proferisca verbo di fronte a una situazione che, se non si prendono provvedimenti, porterà a un ulteriore calo di superficie a grano duro in Italia. E a quel punto come si farà a produrre la pasta con solo grano italiano?
Il governo deve intervenire
«Le importazioni massicce, lo squilibrio lungo la catena di filiera a tutto svantaggio dei produttori, la crescita dei costi di produzione e delle polizze assicurative, la siccità e le croniche lacune infrastrutturali subite dall’agricoltura stanno mettendo a serio rischio la nostra cerealicoltura, con disinvestimenti resi ormai evidenti dalla diminuzione dei terreni seminati a grano – ammonisce Sicolo –. Stiamo lottando con tutte le nostre forze per Granaio Italia e l’attivazione del registro telematico. Ci aspettiamo che anche il governo nazionale respinga l’azione delle lobby che stanno mettendo a repentaglio la nostra sovranità cerealicola, appoggiando le proprie speculazioni con un ricorso massiccio alle importazioni di grano dall’estero. Invitiamo il governo a promuovere il consumo della pasta realizzata al 100% con grano italiano»



