Redazione Nuovo Agricoltore14 Settembre 20266min8420

Droni in agricoltura, ENAC semplifica le autorizzazioni

drone agricoltura

L’impiego dei droni in agricoltura compie un passo avanti sul piano regolatorio. L’ENAC ha pubblicato un documento che introduce un quadro standardizzato per determinate operazioni con UAS in ambito agricolo, orticolo e forestale, con l’obiettivo di rendere più semplice il percorso autorizzativo per gli operatori.

La novità non consiste quindi in una liberalizzazione generalizzata dell’utilizzo dei droni nei campi. Il meccanismo prevede piuttosto che, per le operazioni che rientrano nello scenario definito da ENAC, siano già stabiliti requisiti, condizioni operative e misure di sicurezza. Tra i parametri previsti dallo scenario rientra anche un’altezza massima di 20 metri, con l’operazione limitata alla superficie del campo agricolo interessato.

Un modello autorizzativo già definito

Prima dell’introduzione di questo strumento, un operatore che intendeva utilizzare un drone per determinate attività agricole doveva predisporre una documentazione specifica, dimostrando come avrebbe gestito i rischi connessi alla propria operazione. Il nuovo AltMoC consente invece di fare riferimento a uno scenario già analizzato e definito dall’autorità aeronautica.

Il principio è quello del PDRA, il Pre-Defined Risk Assessment: uno scenario nel quale le condizioni operative e le misure di mitigazione del rischio sono predeterminate. Per l’operatore il vantaggio è evidente. Non deve costruire da zero l’intero impianto di valutazione dei rischi, ma deve dimostrare che la propria attività rientra nello scenario previsto e che tutte le condizioni stabilite vengono rispettate.

Si tratta di una differenza importante soprattutto per le piccole e medie imprese agricole e per gli operatori specializzati, per i quali la complessità amministrativa può rappresentare uno dei principali ostacoli all’adozione delle nuove tecnologie.

Monitoraggio, coltivazioni e attività forestali

Il nuovo quadro può interessare diverse attività legate all’agricoltura, all’orticoltura e alla silvicoltura, comprese operazioni di monitoraggio e interventi effettuati all’interno delle aree agricole previste dallo scenario. Il drone può diventare così uno strumento complementare alle tecniche di agricoltura di precisione, consentendo di raccogliere informazioni sulle colture e intervenire in modo più mirato.

La semplificazione regolatoria assume particolare rilevanza in un settore nel quale la digitalizzazione procede rapidamente, ma dove l’introduzione delle tecnologie deve fare i conti con procedure autorizzative, competenze tecniche e vincoli operativi.

Il nodo dei trattamenti fitosanitari

La possibilità di utilizzare i droni per la distribuzione dei prodotti fitosanitari rimane uno dei principali nodi da sciogliere. In una recente interrogazione parlamentare, Maria Chiara Gadda e Giulia Pastorella (Azione) hanno evidenziato la necessità di adottare i decreti attuativi necessari a consentire il passaggio dalla sperimentazione a un utilizzo applicativo e ricorrente dei droni, con particolare riferimento ai trattamenti fitosanitari.

La questione è rilevante perché la distribuzione di precisione attraverso droni viene considerata una delle applicazioni potenzialmente più interessanti della tecnologia in agricoltura. Le sperimentazioni richiamate nell’interrogazione indicano infatti la possibilità di ridurre il consumo di prodotti chimici, limitare la deriva, aumentare la sicurezza degli operatori e intervenire più rapidamente sulle colture.

Secondo le evidenze citate dalle parlamentari, in determinate applicazioni di precisione la riduzione dell’impiego di sostanze chimiche potrebbe raggiungere il 35-65%, mentre i tempi di intervento potrebbero ridursi significativamente rispetto ai sistemi tradizionali. Sono tuttavia dati riferiti a specifiche condizioni operative e sperimentali, che devono essere valutati in relazione alle colture, ai prodotti utilizzati e alle modalità di applicazione.

Dalla sperimentazione all’agricoltura di precisione

Il vero passaggio decisivo sarà quindi trasformare il drone da tecnologia prevalentemente sperimentale in strumento ordinario dell’agricoltura di precisione. L’AltMoC pubblicato da ENAC va nella direzione della semplificazione perché sostituisce, per le operazioni coperte dallo scenario, una parte della complessa costruzione individuale della valutazione del rischio con un quadro di riferimento già definito.

Rimangono però da affrontare gli aspetti regolatori relativi alle applicazioni più sensibili, in particolare quelle legate alla distribuzione dei fitosanitari. Il percorso delineato mostra dunque una duplice esigenza: semplificare l’accesso alle tecnologie senza ridurre gli standard di sicurezza e, allo stesso tempo, costruire un quadro normativo capace di accompagnare l’evoluzione dell’agricoltura di precisione.

Per le aziende agricole, il drone potrebbe diventare uno degli strumenti attraverso cui ridurre gli input, migliorare il monitoraggio delle colture e rendere più tempestivi gli interventi. Perché questo avvenga su larga scala, tuttavia, la semplificazione delle autorizzazioni dovrà essere accompagnata da regole chiare anche per le applicazioni operative più avanzate.

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