Roberto Bartolini22 Gennaio 20252min46770

Eco-schema 5 mellifere, c’è ancora qualche agricoltore che ci crede?

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Passato l’entusiasmo dell’anno in cui si sono incassati oltre 700 euro/ettaro, nel 2024 il contributo concesso dall’eco-schema 5 sulle mellifere è stato pari a 218 euro/ettaro, una cifra ridicola con la quale non si sono coperti nemmeno i costi di coltivazione. Si tratta dell’ennesima dimostrazione di un meccanismo del tutto fallimentare, perché gli eco-schemi sono basati su un plafond fisso che riduce il contributo man mano che aumentano le adesioni alla misura. Cosicché l’agricoltore ancora una volta non può fare nessuna previsione su quanto incasserà, dal momento che tutto dipende da come si muoveranno i colleghi.

Siamo curiosi di vedere cosa succederà quest’anno, vista la scontentezza diffusa che si è lasciato alle spalle il 2024.

Obbligo di semente certificata

Da quest’anno è previsto l’obbligo di utilizzare solo semente certificata e di conservare scrupolosamente il cartellino; inoltre occorre assicurare un’adeguata copertura su tutta la superficie, anche se non è previsto un obbligo sul quantitativo di seme da distribuire. Ma non si può certo speculare su questo, pena le contestazioni sempre pronte dietro l’angolo di Agea.

I pagamenti non sono garantiti

Ma il pagamento sarà assicurato? Da quanto abbiamo pubblicato di recente sul nostro portale, sono tantissimi i casi di mancato pagamento, con numerosi errori da parte di Agea che nella maggior parte dei casi non fornisce risposte alle reiterate domande degli agricoltori, i quali giustamente pretendono il versamento del contributo. Dunque possiamo concludere che trarre soddisfazione dall’eco-schema 5 è un po’ come “un terno al lotto”, cioè un evento che si realizza molto raramente e sul quale nessuno può fare affidamento.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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