Roberto Bartolini24 Febbraio 20253min39171

Ecoschema 5, piante di interesse apistico: le novità

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L’ecoschema 5 – livello 2 della Pac riguarda il contributo per coloro che seminano miscugli di piante di interesse apistico. La prima novità del 2025 è l’obbligo di utilizzare sementi certificate, ma non è stata stabilita una dose minima. È necessario però garantire una certa densità di impianto, sufficiente a ottenere una copertura uniforme delle superfici impegnate. L’agricoltore deve avere una fattura di acquisto di semente certificata, che va allegata al fascicolo aziendale. Il controllo degli organismi pagatori avviene sia sulla presenza della fattura, sia sulla copertura uniforme delle superfici impegnate con piante di interesse apistico.

Chi è obbligato a riseminare

La seconda novità è che coloro che hanno aderito all’ecoschema 5 negli anni passati, e hanno utilizzato specie pluriennali non ottenute da sementi certificate, quest’anno hanno l’obbligo di riseminare acquistando nuove sementi certificate.

Il contributo 2025

Il contributo per l’ecoschema 5 – livello 2 nel 2024 è stato pari a 218,31 euro/ha, con una forte diminuzione rispetto ai 659 euro/ha del 2023, dovuta al ridimensionamento del plafond (visto che si sono dovuti trovare i soldi per pagare il livello 1, che riguarda i terreni a risposo) e alla forte adesione degli agricoltori attratti dall’elevato contributo del 2023. Quale sarà il livello di contributo nel 2025?

Secondo l’economista Angelo Frascarelli, visto che gli agricoltori sono rimasti delusi dall’importo del 2024 e considerato l’obbligo di utilizzare semente certificata, è molto probabile che il contributo si aggiri sui 250 euro/ha.

Colture a perdere che non generano reddito

Molti agricoltori hanno interpretato l’adesione all’ecoschema 5 come compatibile con l’ordinaria coltivazione produttiva di erba medica, favino, sulla, trifoglio, eccetera, in quanto tali specie sono inserite nell’elenco delle piante di interesse apistico. Ma come sottolinea Frascarelli, non è così.

Le superfici impegnate per l’ecoschema 5 devono prevedere colture in miscugli e a perdere. Quindi hanno una sola finalità: la diffusione di colture di interesse apistico, creando le condizioni favorevoli allo sviluppo degli insetti impollinatori selvatici, concorrendo pertanto all’obiettivo di invertire la tendenza alla diminuzione degli impollinatori.

Conviene aderire all’ecoschema 5?

Dunque è conveniente aderire all’ecoschema 5 – livello 2? Secondo Frascarelli nella maggior parte dei terreni, anche quelli mediamente fertili, la coltivazione a fini produttivi di cereali, oleaginose o leguminose genera una redditività più alta rispetto alla destinazione del terreno a piante di interesse apistico. Tuttavia nei terreni marginali, magari in forte pendenza e logisticamente “scomodi”, soprattutto in questi anni di prezzi bassi dei cereali e di forti avversità climatiche, l’agricoltore può prendere in considerazione l’ipotesi di destinarli a piante di interesse apistico, beneficiando del pagamento di base e dell’incentivo dell’ecoschema 5 – livello 2

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


One comment

  • Giovanni monaco

    8 Aprile 2025 at 7:59 pm

    All’ecoschema 5 si può accedere nel 2025 come primo.anno?

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