Fondo filiere 2020, le promesse di Apolito affossate dal pachiderma Agea

Fondo filiere 2020, le promesse di Apolito affossate dal pachiderma Agea

Il 3 aprile scorso il Mipaaf ha emesso un decreto che per la prima volta sostiene, con svariati milioni di euro distribuiti su due-tre anni, la sottoscrizione da parte degli agricoltori di contratti di coltivazione in filiera per mais, soia e legumi. Finalmente, diciamo noi, il Mipaaf si è accorto che è opportuno puntare di più sul made in Italy e diminuire le importazioni. Merito del coronavirus?

Siamo poi arrivati a maggio e il dirigente Mipaaf delle politiche di filiera Alessandro Apolito, dunque non uno preso a caso, ha assicurato nel corso di un webinar di Edagricole che di lì a qualche giorno Agea avrebbe pubblicato le norme applicative per redigere i contratti tra agricoltori e stoccatori/trasformatori.

Eppure ci troviamo ormai alla fine di giugno e Agea non ha pubblicato nulla, mentre gli agricoltori hanno già seminato anche i secondi raccolti di mais e di soia senza aver avuto la possibilità di sottoscrivere alcun contratto. Di fatto abbiamo perso un anno.

Oggi appare sempre più paradossale la risposta data da Apolito alla domanda (fatta a maggio) se avesse sollecitato Agea: «Ho già inviato tre sms di sollecito ai funzionari Agea affinché pubblichino con sollecitudine le norme sui contratti». Una volta che la ministra Bellanova ha una buona idea, cioè sostenere mais e soia made in Italy con qualche euro destinato agli agricoltori, ecco che il pachiderma Agea manda tutto nel dimenticatoio, aumentando ancora di più la sfiducia degli agricoltori nei confronti delle istituzioni.

Non basta fare una legge o un decreto, se poi non succede nulla

«Ascoltiamo la soddisfazione di ministri e funzionari per aver approvato la tal legge o emanato il tal decreto, ma non basta. Le parole, gli intendimenti, gli impegni devono lasciare spazio al lavoro che produce effetti visibili, tangibili», ha scritto Daniele Manca sul Corriere della Sera, aggiungendo: «Fatta la legge, il compito dell’amministrazione non può essere demandato a una burocrazia demotivata, spesso impreparata e in qualche caso figlia di assunzioni che aggirano persino lo strumento del concorso. Ci deve essere la vigile attenzione ai passaggi necessari alla fattibilità delle procedure». Agea non riesce a cambiare pelle.

Nessuno guarda ai risultati di un atto legislativo

Ma come si fa sburocratizzare? «Velocizzare la macchina burocratica – dice Giovanni Valotti sempre sul Corriere della Sera – impone una profonda revisione dell’organizzazione interna agli enti, tale da assicurare finalmente il passaggio dalla tradizionale focalizzazione sugli atto ad un effettivo orientamento ai risultati». Ecco un altro punto chiave, che riguarda da vicino anche il nostro Mipaaf: «Difficilmente è individuabile nel pubblico un responsabile finale del risultato, qualcosa di simile alla figura del project manager delle imprese più evolute».

Cosa ne dice Alessandro Apolito? Ha inviato qualche altro sms ad Agea? Ce lo faccia sapere.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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