Foraggi insilati, la lunghezza ideale di trinciatura

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La giusta lunghezza di trinciatura della fibra in razione significa elevata ruminazione e produzione di sostanze tampone, oltre a una una corretta stratificazione di ciò che viene ingerito dall’animale, con il vantaggio di prevenire le acidosi. Ma individuare la corretta lunghezza di trinciatura dei foraggi che compongono la razione è complicato, perché occorre considerare una serie di fattori che andiamo di seguito a indicare, con l’aiuto del Forage Team dell’Università di Torino.

fonte: Informatore Zootecnico, maggio 2023
  1. Tipologia di foraggio. La lunghezza di trinciatura deve essere maggiore per prati, medica e loietto, per poi ridursi con i cereali vernini e ridursi ancora per silomais e sorghi.
  2. Digeribilità della fibra. Più elevata è la qualità del foraggio, maggiore dovrà essere la lunghezza di trinciatura. Mentre per i foraggi con qualità inferiore, occorre una lunghezza ridotta.
  3. Tenore in sostanza secca. Trinciatura corta con sostanza secca elevata (superiore al 40%) e trinciatura lunga per foraggi con sostanza secca minore del 30%.
  4. Destinazione d’uso del foraggio. Per le vacche in asciutta e in rimonta, la lunghezza di trinciatura deve essere maggiore. Per le vacche in lattazione, la lunghezza di trinciatura dovrà essere minore quanto maggiore è la produzione di latte, per favorire la maggiore ingestione.
  5. Livello di inclusione nella razione. Se il foraggio è la fonte maggiore o prevalente della razione, la lunghezza di trinciatura dovrà essere maggiore.

Un’ultima osservazione per quanto riguarda il silomais. Quando si trincia a stadi avanzati, con la linea del latte oltre il 70% e sostanza secca compresa tra 37 e 42%, la riduzione della lunghezza di trinciatura intorno ai 10 mm o anche meno è indispensabile per ottenere un compattamento soddisfacente nella trincea ed evitare deterioramenti del prodotto.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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