Foraggi insilati, la lunghezza ideale di trinciatura

La giusta lunghezza di trinciatura della fibra in razione significa elevata ruminazione e produzione di sostanze tampone, oltre a una una corretta stratificazione di ciò che viene ingerito dall’animale, con il vantaggio di prevenire le acidosi. Ma individuare la corretta lunghezza di trinciatura dei foraggi che compongono la razione è complicato, perché occorre considerare una serie di fattori che andiamo di seguito a indicare, con l’aiuto del Forage Team dell’Università di Torino.

- Tipologia di foraggio. La lunghezza di trinciatura deve essere maggiore per prati, medica e loietto, per poi ridursi con i cereali vernini e ridursi ancora per silomais e sorghi.
- Digeribilità della fibra. Più elevata è la qualità del foraggio, maggiore dovrà essere la lunghezza di trinciatura. Mentre per i foraggi con qualità inferiore, occorre una lunghezza ridotta.
- Tenore in sostanza secca. Trinciatura corta con sostanza secca elevata (superiore al 40%) e trinciatura lunga per foraggi con sostanza secca minore del 30%.
- Destinazione d’uso del foraggio. Per le vacche in asciutta e in rimonta, la lunghezza di trinciatura deve essere maggiore. Per le vacche in lattazione, la lunghezza di trinciatura dovrà essere minore quanto maggiore è la produzione di latte, per favorire la maggiore ingestione.
- Livello di inclusione nella razione. Se il foraggio è la fonte maggiore o prevalente della razione, la lunghezza di trinciatura dovrà essere maggiore.
Un’ultima osservazione per quanto riguarda il silomais. Quando si trincia a stadi avanzati, con la linea del latte oltre il 70% e sostanza secca compresa tra 37 e 42%, la riduzione della lunghezza di trinciatura intorno ai 10 mm o anche meno è indispensabile per ottenere un compattamento soddisfacente nella trincea ed evitare deterioramenti del prodotto.


