Fotovoltaico: benefici climatici, criticità ambientali e sfide per l’agricoltura

agrovoltaico

Negli ultimi anni la transizione energetica è stata spesso raccontata come uno scontro netto tra “buoni” e “cattivi”: da un lato le fonti rinnovabili, dall’altro i combustibili fossili. Una narrazione efficace ma semplificata, che rischia di nascondere la complessità reale dei processi in atto. A riportare il dibattito su un piano più realistico è un recente rapporto dell’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA), che analizza in modo approfondito gli impatti locali – positivi e negativi – dei grandi impianti fotovoltaici, con particolare attenzione alle ricadute su agricoltura, biodiversità e uso del suolo.

Il documento, intitolato “Local Environmental Impacts and Benefits of Large-Scale Solar PV Plants”, riconosce innanzitutto il ruolo centrale del solare fotovoltaico nella decarbonizzazione. Alla fine del 2024 questa tecnologia ha contribuito al 77% dell’aumento di capacità rinnovabile annuale e rappresenta il 42% della capacità totale installata. Dal 2015 al 2024 la potenza fotovoltaica globale è cresciuta di oltre otto volte, trainata dalla riduzione dei costi, dall’innovazione tecnologica, dal miglioramento dell’efficienza e da politiche di sostegno sempre più diffuse.

Accanto a questi benefici, IRENA invita però a considerare anche i risvolti problematici. L’espansione del fotovoltaico comporta una crescente domanda di materiali, con conseguenti impatti ambientali legati all’estrazione e alla lavorazione dei minerali necessari alla produzione dei pannelli. Inoltre, gli impianti di grande scala interagiscono in modo diretto con gli ecosistemi locali, influenzando habitat, fauna e biodiversità.

Uno dei nodi più delicati riguarda l’uso del suolo. In molti contesti si teme una possibile concorrenza tra impianti fotovoltaici e agricoltura. Secondo le valutazioni riportate nel rapporto, se i governi adottano adeguati processi di pianificazione e valutazione ambientale, è improbabile che il solare entri in conflitto con l’agricoltura a livello globale e nei principali mercati. Tuttavia, nei Paesi caratterizzati da scarsità di suolo e alta densità abitativa, la competizione tra usi del territorio potrebbe intensificarsi.

Gli impatti ambientali negativi dipendono fortemente dalla localizzazione dei progetti, dalle modalità e dai tempi di costruzione e dalle condizioni ecologiche preesistenti. I rischi aumentano quando gli impianti vengono installati in aree ad alto valore di biodiversità o in habitat chiave per la fauna selvatica. In questi casi possono verificarsi rimozione della vegetazione, frammentazione degli habitat, aumento del rischio idrogeologico, introduzione di specie invasive e mortalità animale dovuta a collisioni o folgorazioni.

Per affrontare queste criticità, IRENA sottolinea la necessità di integrare le considerazioni ambientali sin dalle prime fasi di progettazione. Il rapporto propone una gerarchia di mitigazione che prevede prevenzione, minimizzazione e ripristino degli impatti, ricorrendo alle compensazioni solo come ultima opzione. Vengono inoltre indicati sei principi guida per la scelta dei siti: sviluppo positivo per la natura, co-utilizzo del suolo, conservazione e ripristino degli ecosistemi, monitoraggio continuo, prolungamento della vita utile degli impianti e coinvolgimento delle comunità locali.

Non mancano, tuttavia, esempi di possibili benefici collaterali. In determinate condizioni, l’integrazione tra fotovoltaico e attività agricole – come il pascolo sotto i pannelli o l’agrivoltaico – può migliorare l’efficienza nell’uso del suolo, generare reddito aggiuntivo per gli agricoltori e contribuire alla sicurezza alimentare. In aree aride o degradate, gli impianti solari possono favorire il ripristino del suolo, contrastare la desertificazione e migliorare la gestione delle risorse idriche.

Secondo IRENA, però, solo pochi Paesi hanno finora integrato in modo sistematico queste considerazioni nelle pratiche industriali. A frenare l’adozione di soluzioni più sostenibili pesano costi aggiuntivi, carenza di competenze, politiche di uso del suolo poco chiare e l’assenza di standard condivisi. Superare questi ostacoli sarà essenziale affinché il fotovoltaico possa continuare a crescere non solo come pilastro della transizione energetica, ma anche come alleato dell’agricoltura e della tutela della biodiversità.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *


Chi siamo

Nato nel 2014, Il Nuovo Agricoltore è un portale informativo dedicato all’agricoltura, con un occhio di riguardo alle innovazioni tecnologiche.


CONTATTACI