Fotovoltaico, il governo blocca lo shopping di terreni agricoli

Fotovoltaico, il governo blocca lo shopping di terreni agricoli

Dopo le inchieste tra le campagne italiane del settimanale L’Espresso, pare che il ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani si sia molto allarmato e così ha promesso in tempi brevi un decreto per frenare gli appetiti delle compagnie di energie rinnovabili, che hanno aperto la caccia ai terreni agricoli per installare i pannelli solari.

Sul fotovoltaico ci sono tanti miliardi di euro in ballo e così gli intermediari finanziari propongono agli agricoltori canoni di affitto dei loro terreni che vanno da 2 a 3,5 mila euro a ettaro all’anno, con vendita fissata a 30.000 euro all’ettaro. Sono già centinaia le domande di autorizzazione presentate alle Regioni per installare grandi impianti fotovoltaici in aree ad alta vocazione agricola come Veneto, Sicilia, Sardegna, Lazio, Campania, Puglia, Calabria.

Nessun aiuto per il fotovoltaico a terra

«Non daremo alcun aiuto alle aziende agricole che vogliono installare fotovoltaico a terra – ha annunciato il ministro Cingolani – e metteremo dei limiti percentuali all’utilizzo dei campi agricoli da parte delle grandi compagnie energetiche, dando priorità alle aree dismesse, alle ex zone industriali e non produttive. Gli incentivi ci saranno solo per l’agrovoltaico verticale, cioè quello sospeso con al di sotto le coltivazioni».

Incentivi solo agli agricoltori e non alle compagnie dell’energia

Oltre ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza ci saranno anche incentivi ordinari, riferisce l’ultimo numero dell’Espresso, e nuovi bandi ai quali potranno partecipare solo le aziende agricole e non quelle energetiche. Quindi non basta avere affittato o comprato un terreno agricolo per poter ottenere gli incentivi, bensì occorre essere produttori agricoli a titolo principale.

Dunque le intenzioni del governo sono di intervenire in tempi stretti per evitare le speculazioni, ma come la mettiamo con impianti già autorizzati come quello a Rovigo della Shell o quello in Sicilia del gruppo Falk, che coinvolgerebbe oltre 500 ettari di buona e fertile terra in provincia di Catania?

La ferma posizione della Coldiretti

In questo momento c’è solo tanta confusione, con le Regioni che vanno in ordine sparso e ognuna per sé. Ma come ha affermato all’Espresso Stefano Masini, responsabile ambiente di Coldiretti, «su una cosa siamo stati chiari con tutti gli interlocutori politici: siamo contrari a qualsiasi spazio agricolo ceduto per il fotovoltaico a terra e anche per l’agrovoltaico, cioè gli impianti in sospensione. Occorre stare attenti perché mancano studi agronomici approfonditi sulla coesistenza di queste strutture con le nostre produzioni agricole».

Non tocchiamo la terra

Certamente abbiamo da risolvere il problema energetico abbandonando le fonti fossili, ma riteniamo che non lo possiamo fare penalizzando il nostro agroalimentare, che è un’eccellenza unica al mondo e che ci fa quadrare i conti. I pannelli solari vanno destinati ai tetti delle abitazioni, dei capannoni, degli uffici, di qualsiasi costruzione che non abbia un valore artistico o paesaggistico. Inoltre possiamo installarli, sempre in forma verticale cioè meno invasiva, in quelle aree dove l’agricoltura non si può fare perché non è conveniente, ma con vincoli molto severi, senza danneggiare il paesaggio. Però, per favore, lasciamo stare i campi coltivati!

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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