Girasole, un mercato fantasma senza regole

A metà ottobre il prezzo del girasole franco arrivo in Italia oscilla sui 44,50 euro/ql, mentre il prezzo Matif francese quota oltre 54 euro/ql. La storia si ripete puntualmente ogni anno, basta andare a vedere lo storico delle quotazioni. Per fare un paragone pertinente, viene da chiedersi come mai il colza raccolto quest’anno è stato pagato dai trasformatori italiani agli agricoltori sulla base delle quotazione medie del Matif nel periodo 15 maggio – 15 luglio 2024 e lo stesso meccanismo non viene mai adottato per il girasole, che da noi viene quotato solo per pochissime settimane nel periodo di raccolta, con prezzi che ogni anno sono inferiori dai 6 agli 11 euro/ql rispetto al mercato di riferimento Matif. E dire che i players italiani che raccolgono sia colza sia girasole sono gli stessi e si contano sulle dita di una mano: Italcol, Tampieri vegetable oil, Cereal Docks e Italo Savi. Quindi qualche domanda sarebbe lecito porsela.
Un’anomalia che crea incertezza
Questa anomalia di mercato per una coltura come il girasole, che potrebbe avere ben maggiore diffusione (basti pensare a quanti terreni collinari non irrigui abbiamo in Italia), è stata sollevata anche da Gabriele Canali dell’Università Cattolica di Piacenza, in un editoriale pubblicato sull’Informatore Agrario di qualche mese fa. È evidente che l’assenza di un prezzo di riferimento meno aleatorio di quello attuale costituisca un elemento di incertezza e di freno per gli agricoltori. Infatti la coltura del girasole non decolla come dovrebbe, soprattutto oggi di fronte ai cambiamenti climatici che premiano le colture più rustiche e con la perdurante guerra tra Russia e Ucraina, che coinvolge i due più importanti produttori mondiali di girasole.
Regole trasparenti cercasi
Canali aggiunge un altro elemento di discussione molto interessante: non conta solo quante quotazioni sono disponibili, ma anche la qualità delle rilevazioni. I dati sono basati su informazioni sufficientemente precise sugli scambi effettivi tra operatori? Se sì, il numero di operatori, da ambo i lati, è adeguato? Siamo sicuri che il meccanismo di formazione dei prezzi non sia “più o meno facilmente” manipolabile da una delle due parti?
Dunque il mercato non basta, conclude Canali, bensì occorre creare le condizioni perché funzioni in maniera corretta. C’è qualcuno in Italia che è disposto ad occuparsi della questione?




4 comments
Giorgio
18 Ottobre 2024 at 6:30 pm
Buongiorno, perché non lo denuncia su un giornale quotidiano nazionale,io sono tanti anni che li semino,ma da questo anno non li ho più seminati
Tullio fiore
18 Ottobre 2024 at 7:53 pm
Complimenti, lettura molto interessante e scorrevole.
Roberto
19 Ottobre 2024 at 9:36 am
Sono sicuro che se il prezzo di riferimento del Matif dovesse scendere vertiginosamente, allora verrebbe sicuramente preso in considerazione. I riferimenti per stabilire i prezzi sono sempre aleatori e di difficile comprensione.
Annibale Mantovan
26 Agosto 2025 at 10:24 am
E’ capitato anche a me di dover vendere il girasole senza alcun riferimento di prezzo aggiornato e quindi rimettendoci! Al tempo scrissi per settimane alla borsa di Bologna (ogni settimana). Alla 4^-5^ volta mi risposero anche proponendo un prezzo decisamente più alto dell’ ultimo listino ma che comunque non fu accettato dal commerciante. Noi agricoltori nel nostro piccolo l’ unica cosa che possiamo fare è denunciare, denunciare, denunciare….sperando che prima o poi qualcosa si muova.