Grano duro, con i contratti di coltivazione più proteine e peso specifico

Grano duro, con i contratti di coltivazione più proteine e peso specifico

Siamo nell’era dei dati e dei numeri, i soli che possono darci risposte certe, abbandonando le sensazioni e le chiacchiere da bar, che continuano a essere ancora la stella polare per troppi coltivatori. Dunque, anche per un comparto strategico come quello del frumento duro, d’ora in poi si potrà ragionare sulla base di parametri certi e inconfutabili come quelli fotografati dal sistema Fruclass, elaborato dall’Università della Tuscia.

Un sistema per classificare il prodotto in base alla qualità

Il sistema, ideato su impulso delle associazioni della filiera grano-pasta firmatarie del protocollo d’intesa “Filiera grano duro – Pasta di qualità”, è uno strumento per classificare in maniera uniforme il grano duro conferito da agricoltori che aderiscono a contratti di filiera, per premiare chi ottiene determinati risultati in fatto di quantità di proteine (13% o superiore) e peso specifico (pari ad almeno 78 kg/hl).

Fruclass nel 2020 ha raccolto i dati del grano duro stoccato in 40 centri di stoccaggio (nel 2019 erano stati appena 16) di 19 provincie, per oltre 160 mila quintali di prodotto (contro le 77.000 del 2019).

Gli agricoltori sotto contratto producono meglio

Le analisi sono state oltre 11mila e il 76% del grano sotto contratto testato nel 2020 ha superato entrambe le soglie di qualità fissate (13% di proteine e 78 di peso specifico), contro il 42% di quello coltivato fuori contratto. Per di più il grano duro “di filiera” ha una percentuale di proteine superiore dell’1,4% e un peso specifico superiore dello 0,9% rispetto a quello coltivato fuori dalla filiera. Questi dati confermano l’impegno dei produttori che sottoscrivono i contratti di produzione della filiera grano-pasta per aumentare la qualità della materia prima.

I ricercatori dell’Università della Tuscia hanno anche stilato un elenco di punti da inserire nei futuri contratti di qualità, come per esempio l’utilizzo di seme certificato e l’individuazione di due valori di premialità a seconda dell’andamento climatico dell’annata. Ci sono poi linee guida per la coltivazione, lo stoccaggio e le regole per campionamento e analisi.

Un’analisi che serve a mirare meglio le agrotecniche

Altro aspetto molto interessante legato a Fruclass è la possibilità di ottenere dati analitici per areale. Per esempio, nel 2020 nel foggiano si è mantenuta alta la qualità per il 58% del raccolto di grano duro, mentre nelle Marche la qualità è scesa dal 70 al 58%. Questi elementi, che possono variare da un’annata all’altra, sono molto importanti per programmare l’annata successiva, implementando correttivi sulle pratiche agronomiche e sulle scelte varietali.

Finalmente anche l’Italia si è dotata di un sistema di monitoraggio della qualità del suo grano duro che consente di programmare la produzione sulle necessità dell’industria pastaria, convinta sempre di più che in Italia si possa fare frumento duro di alta qualità se si seguono alla lettera tutte le buone pratiche agricole. Meteo permettendo… come sempre!

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.



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