Guerra e fertilizzanti, allarme nei campi italiani per costi in aumento

La guerra in Medio Oriente rischia di trasformarsi in una nuova crisi per l’agricoltura globale, con effetti che iniziano già a farsi sentire anche in Italia. Al centro delle preoccupazioni c’è il mercato dei fertilizzanti, sempre più instabile a causa delle tensioni geopolitiche e dell’aumento dei costi energetici.
Uno snodo strategico è lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un terzo del commercio mondiale di fertilizzanti. Un eventuale rallentamento o blocco delle rotte marittime, unito alla riduzione delle scorte globali, potrebbe aggravare ulteriormente la situazione. A incidere è anche il prezzo del gas naturale, fondamentale per la produzione dei fertilizzanti azotati, che sta registrando nuovi rialzi.
Prezzi raddoppiati nelle aziende agricole
Le conseguenze sono già evidenti nelle aziende agricole italiane. A Varmo, in Friuli-Venezia Giulia, il costo di un sacco di urea – fertilizzante essenziale per la concimazione – è passato in poche settimane da 266 a 450 euro, con un aumento che mette in seria difficoltà la programmazione aziendale. “Abbiamo aspettato perché ci sembrava che il prezzo fosse già troppo alto e non rispecchiasse il valore reale di mercato – racconta Gianluca Bernardis – ma con l’inizio della guerra ci siamo trovati scoperti, senza aver firmato contratti”.
Anche il gasolio agricolo ha subito rincari significativi: il diesel è passato da circa 0,70 euro al litro a oltre 1,20 euro, incidendo ulteriormente sui costi operativi.
Mais e colture primaverili a rischio
Il momento è particolarmente delicato: proprio in queste settimane gli agricoltori stanno preparando i terreni per la semina del mais, che inizierà a fine marzo, mentre la fase di concimazione è prevista tra maggio e giugno.
Secondo il Consorzio Agrario del Friuli Venezia Giulia, uno dei principali fornitori di mezzi tecnici per l’agricoltura, l’impatto degli aumenti è già molto pesante. “C’è stato un aumento del 40-50% – spiega il direttore generale Davide Bricchi – e considerando che fertilizzanti e carburanti incidono per circa il 50% del costo di produzione del mais, l’effetto sulle aziende è estremamente rilevante”.
A preoccupare il settore è anche il fatto che gli agricoltori non hanno controllo sui prezzi di vendita dei prodotti agricoli, come mais, orzo e frumento, che sono determinati dai mercati internazionali. A lanciare l’allarme è anche Confagricoltura, che sottolinea come le imprese agricole si trovino a subire contemporaneamente l’aumento dei costi di produzione e l’incertezza sui ricavi.
Rischio effetti a catena sulla filiera alimentare
Se la situazione dovesse protrarsi, le conseguenze potrebbero andare oltre i bilanci delle aziende agricole. L’aumento dei costi dei fertilizzanti potrebbe infatti portare a una riduzione del loro utilizzo, con un possibile calo delle rese produttive. Uno scenario che, nel medio periodo, potrebbe tradursi in tensioni sui mercati alimentari e in un aumento dei prezzi dei prodotti agricoli e alimentari. In un contesto già segnato da crisi climatiche e instabilità internazionale, la nuova emergenza legata ai fertilizzanti rappresenta quindi un ulteriore fattore di rischio per la sicurezza alimentare, non solo a livello globale ma anche per l’equilibrio del sistema agroalimentare italiano.



