Redazione Nuovo Agricoltore17 Novembre 20254min10570

I disastri naturali compromettono l’agricoltura, ma la svolta digitale può aiutare: l’appello Fao

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I disastri naturali – dalla siccità alle inondazioni, dalle infestazioni parassitarie alle ondate di calore marine – stanno colpendo con crescente intensità la produzione alimentare mondiale. Secondo il nuovo rapporto Fao “L’impatto dei disastri sull’agricoltura e la sicurezza alimentare 2025”, pubblicato ieri, negli ultimi 32 anni le perdite nel settore agricolo hanno raggiunto la cifra impressionante di 3,26 trilioni di dollari, pari a una media di 99 miliardi di dollari ogni anno. L’impatto sul mercato alimentare globale è enorme: tra il 1991 e il 2023 sono andati persi più di 4,6 miliardi di tonnellate di cereali, 2,8 miliardi di tonnellate di frutta e verdura e 900 milioni di tonnellate di carne e latticini. In termini energetici, queste perdite equivalgono a circa 320 chilocalorie pro capite al giorno, cioè al 13-16% del fabbisogno quotidiano medio.

Le aree più colpite

L’Asia risulta la regione più colpita, con il 47% delle perdite globali, pari a 1,53 trilioni di dollari. Una quota che riflette sia la vastità della produzione agricola, sia l’elevata vulnerabilità del continente a eventi estremi come inondazioni, tempeste e periodi di siccità. Le Americhe assorbono il 22% delle perdite mondiali, con 713 miliardi di dollari bruciati a causa di siccità ricorrenti, uragani e fenomeni meteorologici estremi che impattano le grandi colture di base; mentre in Africa le perdite – pari a circa 610 miliardi di dollari – rappresentano il danno proporzionalmente più grave: il continente perde infatti il 7,4% del proprio Pil agricolo a causa dei disastri. Particolarmente vulnerabili anche i piccoli Stati insulari in via di sviluppo, dove cicloni, inondazioni e innalzamento del livello del mare generano perdite agricole che incidono profondamente sul Pil, nonostante i volumi produttivi ridotti.

Nelle economie in cui l’agricoltura rappresenta una quota rilevante dell’occupazione e del reddito, queste perdite generano effetti profondi: insicurezza alimentare, impoverimento delle comunità rurali e instabilità dei mercati locali. Il danno non è soltanto produttivo, ma sociale.

La chiave: la trasformazione digitale

Per far fronte a un quadro sempre più complesso, il rapporto individua nella trasformazione digitale un punto di svolta per la riduzione del rischio e la costruzione della resilienza. «Le tecnologie digitali stanno già rivoluzionando il modo in cui monitoriamo i rischi, forniamo allarmi tempestivi e supportiamo il processo decisionale degli agricoltori», afferma il direttore generale Fao, Qu Dongyu.

L’intelligenza artificiale, il machine learning e il monitoraggio satellitare consentono analisi in tempo reale, migliorano i sistemi di allerta precoce e i modelli assicurativi, e permettono interventi preventivi più mirati ed efficaci. Tuttavia, il potenziale di queste soluzioni non è ancora pienamente sfruttato: oltre 2,6 miliardi di persone restano offline, molte delle quali proprio nelle aree rurali più vulnerabili ai disastri. Per questo la Fao richiama l’attenzione sulla necessità di sviluppare tecnologie digitali con un approccio human-centered, capace di garantire accessibilità, inclusione e applicazioni realmente utili agli agricoltori.

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