Il clima è impazzito, ecco cosa può fare l’agricoltore

foto apertura

«In Lombardia ci sono ancora tantissimi ettari di mais e di soia da raccogliere, ma con le piogge di questi giorni e quelle previste, non si riuscirà a entrare nei campi a breve, così le colture si avvieranno a una sempre più estesa marcescenza. Chi è già riuscito a raccogliere, sfruttando le poche finestre utili tra una pioggia e l’altra, nella maggior parte dei casi ora si trova i terreni attraversati da profonde carreggiate che continuano a riempirsi di acqua e questo costipamento potrebbe compromettere le prossime semine. C’è solo da augurarsi un cambio netto di andamento meteorologico, con l’arrivo del freddo e della ventilazione». Paolo Montana, contoterzista e allevatore del lodigiano, vive e descrive una situazione drammatica, ma anche il modo con cui è riuscito a limitare i danni ai suoi raccolti in questo difficile 2024.

Un esempio di terreno con carreggiate piene d’acqua a seguito delle operazioni di raccolta del mais. La struttura del terreno è completamente compromessa.
Da sinistra, Cesare e Paolo Montana

«Non c’è solo il problema di raccogliere i prodotti che sono ancora in campo e che purtroppo saranno di scarsa qualità», sottolinea Montana. «Gli agricoltori hanno anche l’impellenza di vuotare i vasconi dei liquami e dei digestati e ad oggi i cantieri di distribuzione sono fermi nei capannoni, bloccati dalle piogge. In Lombardia da inizio anno sono già caduti 1700 mm di pioggia».

Nel video qui sopra, lavorazione, concimazione, semina e diserbo del mais in un unico passaggio.

 

Come aumentare la portanza dei suoli

Quale soluzione agronomica nella gestione del terreno si potrebbe adottare di fronte a questo cambiamento del clima? Risponde Montana: «A mio avviso e per esperienza diretta ormai da diverse campagne, la soluzione è aumentare anno dopo anno la portanza dei terreni. Il sistema di lavorazione che lo consente al meglio è lo strip tillage, cioè la lavorazione effettuata solo sulla striscia di semina. Io adotto questa tecnica da anni e i risultati sono eccellenti in termini produttivi, di taglio dei costi e per il basso impatto ambientale. Nel lodigiano e nel cremonese, con i terreni di medio impasto che hanno il 20% di limo, oggi sia chi ha arato sia chi ha adottato la minima, se entra in campo affonda per decine di centimetri. L’agricoltore deve rendere i suoi terreni sempre più soffici e calpestabili e questo obiettivo si raggiunge lasciando gran parte dei residui colturali e/o delle cover crops nell’interfila, per lavorare solo la striscia di suolo che verrà seminata. La degradazione della sostanza organica, grazie all’attività congiunta di radici e di microrganismi del suolo, anno dopo anno renderà la struttura del terreno sempre più stabile e così aumenterà la portanza dei suoli, che saranno più facilmente praticabili anche in situazioni difficili, ovviamente adottando gommature a larga sezione e con una bassa pressione di gonfiaggio. Ma lo strip tillage è vincente anche in caso di andamento stagionale siccitoso, perché consente di mantenere sempre una quota di umidità nel terreno, che viene protetto dai residui colturali».

Scegliere mais con ciclo di 90 giorni

Dunque, soprattutto con questo clima impazzito, occorre una deciso cambio di mentalità in campagna. «Già è un bel passo avanti evitare di rovesciare continuamente il terreno ed erpicare con affinamenti inutili, ma poi occorre adottare anche altre strategie, come per esempio il ricorso ad avvicendamenti stretti con la semina di mais di ciclo breve, di 90 giorni, per poter liberare presto i terreni così da seminare altre colture senza perdere in produzione, perché i 600 ql/ha di trinciato li garantiscono. Occorre una rivisitazione completa delle scelte agronomiche che abbiamo adottato da decenni e che il cambio del clima ormai ci impone, se vogliamo continuare a fare gli agricoltori».

Nel video qui sopra, mais attaccato da nanismo ruvido.

 

Nel video qui sopra, risemina di mais il 5 agosto 2024 dopo la raccolta del mais attaccato da nanismo.

 

Latte, prezzi alti ma aumentano i costi

Almeno una consolazione c’è, con il prezzo del latte che sta crescendo. Afferma infatti Montana: «È vero, manca latte in tutta Europa e il prezzo oggi è più che buono, ma non dimentichiamoci che quest’anno disponiamo di insilati e di foraggi di scarsa qualità quindi l’allevatore è costretto ad aumentare gli acquisti di farine di mais, soia e di integratori, con il conseguente aumento del costo di produzione del litro di latte».

Miscuglio di loietti e avena seminato il 28 settembre. Nei primi venti giorni di ottobre su questi terreni si sono riversati ben 220 mm di pioggia.

Semine di miscugli foraggeri e orzo

Oltre ai suoi terreni aziendali, Montana lavora come contoterzi centinaia di ettari. Come è la situazione? «Buona parte dei terreni dei nostri clienti sono ancora occupati, quindi vedremo quando si potrà raccogliere e programmare le semine successive. L’orientamento è seminare tra novembre e dicembre i miscugli foraggeri costituiti per lo più da tre loietti e avena, oltre a varietà precoci di orzo da raccogliere tra fine aprile e ai primi di maggio 2025. Abbandoneremo le colture più tardive come triticale e frumenti. Sui terreni di proprietà siamo riusciti a portare a casa tutto il trinciato di mais entro fine agosto e nelle finestre utili di fine settembre abbiamo seminato le essenze foraggere. Rimangono in campo solo alcuni ettari di mais seminato il 18 luglio e altri seminati con un mais di 85 giorni il 5 di agosto, che è in piena fioritura e sta vegetando molto bene».

 

La ricetta da applicare in campo

In conclusione, la sintesi della ricetta di Paolo Montana per l’agricoltore che deve affrontare il cambiamento climatico è la seguente:

  1. Attenzione massima al rispetto del suolo, mantenendolo coperto tutto l’anno.
  2. Limitare i passaggi in campo puntando su più interventi da effettuare in un’unica soluzione e adozione dello strip tillage.
  3. Scelta di mais a ciclo breve, massimo di 90 giorni.
  4. Innovazione tecnologica sì, ma solo quella indispensabile.
  5. Adozione di un’ampia diversificazione colturale.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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