Il grano saraceno è molto richiesto, ma in Italia ne coltiviamo appena 500 ettari

Il grano saraceno è molto richiesto, ma in Italia ne coltiviamo appena 500 ettari

Quando si dice che la domanda spesso non incontra l’offerta, è il caso del grano saraceno. In Italia ne produciamo appena un migliaio di tonnellate (circa 500 ettari in tutto) e ne importiamo oltre 15 mila tonnellate, quando ci sono molini che lo acquisterebbero molto più volentieri dai nostri agricoltori.

Una coltura facile ed economica

Nessuno lo dice agli agricoltori, ma il grano saraceno, oltre ad avere sbocchi di mercato più che certi, è anche una coltura facile, con un ciclo colturale breve (al massimo di 60-90 giorni) che la rende una valida coltura intercalare anche nelle aree collinari.

La semina del grano saraceno viene effettuata con il cantiere aziendale dedicato ai cereali, e non si concima né si diserba (a parte la pulizia del letto di semina) perché copre molto velocemente il terreno. Inoltre il grano saraceno è resistente alle malattie, non richiede interventi fotosanitari e teme solo le gelate, quindi va seminato quando il freddo è decisamente alle spalle. Per esempio, può essere messo in successione ai cereali vernini, alla patata e ad altre colture come la lenticchia.

Le mille virtù salutistiche del grano saraceno che il consumatore vuole

Il grano saraceno è ideale per la coltivazione in regime biologico e produce una farina priva di glutine, che quindi è molto preziosa per la dieta dei celiaci. Inoltre la farina di grano saraceno risulta a lenta digestione e questo favorisce un basso indice glicemico, quindi è adatta anche per chi soffre di diabete.

Nella farina sono presenti anche molte altre sostanze nobili e bioattive classificate come vitamina P, che la rendono ideale per la preparazione di alimenti funzionali sempre più richiesti dai consumatori alla ricerca di prodotti salutistici.

Ideale per sviluppare filiere territoriali

Queste caratteristiche peculiari uniche fanno del grano saraceno una coltura che si adatta perfettamente per lo sviluppo di filiere locali, e infatti sono proprio i mulini di certe aree d’Italia, che si dedicano alla produzione di farine speciali, a essere alla ricerca di questo prodotto. Se a tutto ciò ci aggiungiamo il “plus” di una certificazione di prodotto made in Italy, il gioco è fatto e il mercato è assicurato.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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