Il Patuanelli-pensiero che guida le strategie della nuova Pac

Il Patuanelli-pensiero che guida le strategie della nuova Pac

Riportiamo uno stralcio dell’audizione del ministro delle politiche agricole Stefano Patuanelli di metà dicembre nelle Commissioni agricoltura di Senato e Camera, al fine di rendere conto delle idee che stanno dietro all’impostazione della nuova Pac 2023-2027 in Italia, di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi.

Tante agricolture diverse

«Abbiamo un’agricoltura incredibilmente distintiva sui territori e questo fa sì che ci sia una grandissima differenziazione nelle modalità di produzione, nelle capacità produttive e nella competitività delle imprese. Calare uno strumento su questa realtà così eterogenea risulta particolarmente complesso. È un continuo trovare l’equilibrio. Il nostro sistema agroalimentare è così apprezzato nel mondo perché ha tutte queste componenti e non possiamo abbandonarne nessuna, perché ci serve la grande azienda e ci serve il micro agricoltore che fa prodotti a chilometro zero sul suo territorio e difende la particolarità del territorio. Tutte queste componenti devono essere assolutamente accompagnate in questo percorso».

La convergenza

«La convergenza verrà fissata al 2026 all’85%, con lo stop loss al 30% e un titolo massimo a 2.000 euro. Ci sono quattro settori particolarmente incisi dal taglio dei pagamenti di base e dalla dinamica di convergenza: la zootecnia, l’olio oliva, il riso e il grano. Questa situazione va equilibrata attraverso gli altri strumenti che abbiamo a disposizione: gli eco schemi e gli aiuti accoppiati».

Ecoschemi per zootecnica e olio d’oliva

L’ecoschema zootecnia avrà un’incidenza pari al 40% dell’importo complessivo:

  1. utilizzo del sistema Classyfarm per la riduzione del farmaco;
  2. per l’allevamento al pascolo previsto un incentivo a capo e non a ettaro, in modo da andare a ricadere esattamente su chi fa il pascolo e non su chi ha il terreno. Un incentivo forte, perché arriviamo fino 200-250 euro/uba;
  3. confermato il 50% del 13% degli aiuti accoppiati destinati alla zootecnia.

Ecoschema olio di oliva:

  1. per inerbimento della coltivazione;
  2. per impianti con valore paesaggistico che hanno una densità arborea al di sotto di una certa soglia.

Riso, si punta sul biologico

«Per quanto riguarda il settore del riso avevamo lo strumento molto utile degli aiuti accoppiati, che era però destinatario di un importo basso rispetto alla perdita dei pagamenti diretti. In questo senso abbiamo inteso fare uno sforzo che stiamo completando e che anticipo a grandi linee: dobbiamo arrivare al 25% di superficie biologica e al momento siamo al 16%, quindi abbiano bisogno perciò di fare mantenimento da un lato e conversione dall’altro. Tutte le risorse saranno disponibili nel secondo pilastro della Pac (Psr) con la disponibilità di circa 1 miliardo di euro».

Grano duro, aumenta l’accoppiato

«Sarà predisposto un pagamento accoppiato che andrà visto in aumento rispetto a quanto oggi previsto».

Meccanizzazione da regionalizzare

«Per quanto riguarda la meccanizzazione c’è una novità, perché alcune difficoltà rispetto all’implementazione di un bando modello ISI ma senza click day, ci stanno portando a proporre una regionalizzazione della misura, cioè stiamo pensando di regionalizzare la procedura di meccanizzazione aumentando le risorse regionali che hanno una conoscenza del territorio più ampia di quella che ha il Ministero».

Fauna selvatica

«Il tempo è maturo per la modifica di una legge che ha trent’anni, la 157, e credo che sia evidente che abbiamo un problema emergenziale e occorre affrontare il problema con gli strumenti che già oggi le Regioni hanno».

Agroenergie, evitare le speculazioni

«Le aziende agricole non devono diventare aziende energetiche, devono restare aziende agricole. Per questo nella progettualità agrisolare incentiviamo con un intervento in conto capitale la realizzazione dell’impianto senza incentivare il prezzo dell’energia, perché significherebbe portare l’agricoltore a dare in affitto la propria copertura per un’azienda terza e diventare dei meri fornitori di superficie per altri, con un beneficio limitato per l’azienda agricola. Vogliamo invece che l’agricoltore abbia la disponibilità economica e sosterremo fino al 100% dell’importo dell’impianto perché questo abbia il proprio impianto per l’autoconsumo aziendale. In questo modo diamo una opportunità di diversificazione del reddito all’imprenditore agricolo.
Alcune perplessità sull’agrivoltaico ce le abbiamo. Esistono aree marginali dove si possono fare gli impianti sospesi e provare a fare colture riparatrici con al di sopra i pannelli fotovoltaici».

Biologico sul 30% della Sau e sostegno ai consumi

«Sul bio ci mettiamo 1 miliardo in più, cofinanziato, di quello che pensavamo. Credo che questo sia il modo migliore per dire che abbiamo una strategia sul biologico. E credo che con quelle risorse possiamo ambire al 30% e non al 25%, che è l’obiettivo che avevamo fissato. Partiamo già da alcune zone del paese, in particolare dal meridione, penso alla Sicilia, alla Calabria, la Campania e la Basilicata, che hanno grandi superfici agricole utilizzate a bio. Il vero problema è la penetrazione di mercato dei prodotti bio. Perché abbiamo il 16% della Sau e il 4% degli scaffali: occorre capire come sostenere il prodotto bio nel mercato e come farlo arrivare sugli scaffali, anche perché una voglia evidente nel consumatore di prodotti sano e di qualità ma bisogna capire come sostenere il mercato del bio, perché altrimenti avremo tanta produzione e poco scaffale con prodotti bio».


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