Il taglio della Pac del 20% accende la protesta degli agricoltori europei

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Con la presentazione del nuovo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, la Commissione europea ha acceso un acceso dibattito interno e acceso le proteste di ampie fasce del mondo agricolo. Il piano, fortemente voluto dalla presidente Ursula von der Leyen, prevede un accentramento delle risorse a Bruxelles e un ridisegno delle principali politiche di spesa dell’Unione europea. Al centro delle critiche, la decisione di creare un fondo unico che accorpa le risorse destinate alla coesione territoriale e quelle alla Politica agricola comune (Pac), storicamente una delle voci più rilevanti del bilancio europeo.

Il taglio previsto per la Pac è pari al 20%, un ridimensionamento che ha sollevato numerose perplessità e reazioni contrarie. Se nel ciclo 2021-2027 la Pac contava su 386 miliardi di euro, la nuova proposta la riduce a circa 300 miliardi, rivedendo profondamente il sostegno diretto agli agricoltori e mettendo in discussione il futuro di milioni di imprese agricole nei 27 Stati membri.

Nonostante le rassicurazioni della presidente della Commissione, che ha definito il bilancio “il più ambizioso di sempre”, e del commissario al Bilancio Piotr Serafin, che ha presentato anche nuove fonti di entrata tra cui tasse ambientali e sui prodotti del tabacco, la proposta è stata definita “insufficiente” dallo stesso Parlamento europeo, che dovrà esprimersi insieme ai governi nazionali sull’approvazione definitiva.

Gli agricoltori in piazza: “Una dichiarazione di guerra al settore”

La reazione del mondo agricolo non si è fatta attendere. Coordinati dal Copa-Cogeca, oltre 500 agricoltori provenienti da tutta Europa sono scesi in piazza a Bruxelles per manifestare il loro dissenso. La protesta si è svolta pacificamente, ma con segnali simbolici forti: decine di stivali da lavoro sono stati lasciati davanti alla sede della Commissione europea, a simboleggiare la difficoltà – per molti ormai impossibilità – di continuare a lavorare la terra di fronte ai nuovi tagli.

Il presidente di Confagricoltura e del Copa-Cogeca, Massimiliano Giansanti, ha parlato di “una vera e propria dichiarazione di guerra” al comparto agricolo, sottolineando come l’abolizione dei fondi specifici per lo sviluppo rurale (Feaga e Feasr) e l’accorpamento della Pac con i fondi di coesione rischino di compromettere la capacità dell’Europa di sostenere i territori più fragili e i produttori locali. Dure anche le parole del presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, che ha criticato apertamente la Commissione e in particolare il commissario all’agricoltura Christophe Hansen: “Sarebbe stato più dignitoso dimettersi”, ha dichiarato. Prandini ha lanciato un appello ai governi nazionali affinché si oppongano a una “pericolosa deriva autocratica” e ha annunciato una mobilitazione permanente nei prossimi due anni.

Anche la Cia e la Copagri si sono unite al coro di critiche, mettendo in guardia sull’effetto negativo che il nuovo assetto di bilancio potrebbe avere sull’intera filiera agroalimentare europea. Per Cristiano Fini, presidente della Cia, il taglio alla Pac è frutto di “una scellerata corsa agli armamenti”, mentre Tommaso Battista di Copagri ha denunciato la scomparsa di strumenti fondamentali per lo sviluppo locale.

La mobilitazione non si fermerà qui. Gli agricoltori hanno già annunciato nuove proteste per l’autunno, convinti che il negoziato sul bilancio europeo sarà lungo, complesso e decisivo per il futuro dell’agricoltura in Europa. Sullo sfondo resta un’Europa sempre più orientata verso la competitività globale, ma che rischia, secondo molti, di perdere il legame con le sue radici rurali.

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