La nuova zootecnia da latte con il sistema foraggero dinamico

La nuova zootecnia da latte con il sistema foraggero dinamico

Le vacche vent’anni fa producevano pressappoco 30 kg di latte/capo/giorno, con una dieta a base soprattutto di silomais con l’aggiunta di concentrati e di fieni. Oggi invece le vacche producono oltre 40 kg di latte/capo/giorno e questo ha imposto a coloro che formulano le razioni di aumentare la concentrazione di energia e proteine per ogni chilo di sostanza secca ingerita.

Non conviene più acquistare alimenti sul mercato

Ma i prezzi della farina di estrazione di soia (la componente proteica principale della razione) e delle altre commodities sono sempre più volatili nei prezzi di mercato e non prevedibili. Dunque è più che mai opportuno che l’allevatore torni a considerare il sistema stalla-campagna come un sistema integrato e sinergico, per far sì che la terra fornisca alimenti alla mandria allo scopo di ridurre o di sostituire quelli più costosi che vengono acquistati sul mercato.

Ripartizione virtuosa della terra tra diverse colture

Come risolvere la questione in termini pratici? La proposta operativa vincente viene da anni di studio e di verifiche in campo e in stalla da parte dei ricercatori del Forage Team dell’Università di Torino, che ha progettato il “sistema foraggero dinamico”, che significa investire i terreni dell’azienda che ha l’allevamento da latte con colture intercalari, annuali e poliennali, in grado di lavorare in maniera sinergica dal punto di vista agronomico ma anche nella dieta degli animali.

Produrre alimenti aziendali di altissima qualità: un esempio pratico vincente

L’obiettivo è produrre alimenti aziendali caratterizzati da una concentrazione più elevata possibile dei nutrienti, abbinata a una fibra di altissima qualità anch’essa fornitrice di una significativa quota di energia.

Sul n.1/2021 di Stalle da Latte è stato riportato l’esempio pratico di un’azienda con 65 ettari di SAU, che è passata negli ultimi tre anni al sistema foraggero dinamico costituito da:

  • 34% mais di primo raccolto (21% granella e 13% pastone);
  • 22% erba medica;
  • 21% doppia coltura loglio italico-mais pastone;
  • 16% prato permanente;
  • 7% doppio raccolto frumento foraggero- sorgo da foraggio.
Un esempio di prato polifita permanente che deve occupare almeno il 15-16% della superficie del sistema foraggero dinamico.
Per ottenere foraggi di altissima qualità occorre che le attrezzature siano in grado di rispettare le parti nobili delle piante con trattamenti molto delicati come nel caso dell’arieggiamento.

Cosa cambia applicando la nuova ripartizione colturale

Cosa è successo rispetto al passato?

  1. La produzione media di sostanza secca per ettaro di SAU, con questo nuovo ordinamento colturale, si è attestata attorno alle 17,3 tonnellate contro le 17,1 passate.
  2. La produzione di proteina è stata di 1900 kg/ha contro i 1450 kg/ha del passato.
  3. L’energia metabolizzabile è stata pari a 164.000 Megajoule/ha contro 161.400 del passato.
Un sistema foraggero efficiente è quello che abbina la raccolta anticipata dei foraggi a metodi di conservazione come l’insilamento.

Occorre adeguare le trincee degli insilati

Dunque il cambio di rotta ha funzionato ma ha richiesto di ripensare al sistema di stoccaggio degli insilati, dato che per la raccolta anticipata dei foraggi e per minimizzare le perdite occorrono molti metri cubi di sili aziendali, con trincee ben progettate e dimensionate. L’avanzamento del fronte silo deve evitare che si inneschino fenomeni di deterioramento della massa insilata, quindi è bene puntare su una dimensione contenuta del fronte.

Quindi, se si hanno trincee troppo larghe, la prima cosa da fare è costruire una parete in mezzo per dividerla in due parti più piccole. Ancora meglio se la trincea è aperta da ambo le parti (davanti e dietro), che consentono di riempire nuovamente il silo mentre si consuma dalla parte opposta.

Quanto valgono i foraggi aziendali rispetto a quelli acquistati

Se si producono foraggi di alta qualità e si conservano a regola d’arte come insilati, si ottengono dei risultati economici molto importanti se li confrontiamo con l’acquisto sul mercato. Per esempio il loglio italico a fronte di un costo di produzione di circa 138 euro/t di sostanza secca ha nella razione delle vacche un valore di sostituzione (con un alimento acquistato) pari a 175 euro/t, quindi permette un risparmio di 38 euro per ogni tonnellata impiegata.

L’erba medica insilata ha un valore di sostituzione che porta a un vantaggio economico di 83 euro/t, il prato permanente insilato di 41 euro/t, il pastone integrale di spiga di 53 euro/t.

L’azienda zootecnica diventa eco-sostenibile

Tutto questo senza dimenticare che un ordinamento colturale come quello descritto consente la massima valorizzazione dei reflui zootecnici, il minore uso di fertilizzanti di sintesi e di agrofarmaci, l’aumento progressivo della fertilità fisica, chimica e microbiologica dei terreni aziendali. Dunque il sistema foraggero dinamico rende l’azienda zootecnica da latte altamente sostenibile e in linea con i nuovi obiettivi europei.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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