Redazione Nuovo Agricoltore16 Febbraio 20264min14980

Lavoratori agricoli, l’Inps chiarisce il “trascinamento delle giornate”

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Con la circolare n. 13 del 5 febbraio 2026, l’Inps torna a intervenire sul tema della tutela del lavoro agricolo nei territori colpiti da eventi calamitosi, fornendo indicazioni operative per l’accesso al beneficio del cosiddetto “trascinamento di giornate” riferito all’anno 2025. Si tratta di una misura di particolare rilievo per il settore primario, pensata per attenuare gli effetti occupazionali ed economici derivanti da calamità naturali o eventi eccezionali che abbiano inciso in modo significativo sull’attività produttiva delle aziende agricole.

Il meccanismo del trascinamento di giornate consente infatti di riconoscere ai lavoratori agricoli un numero aggiuntivo di giornate lavorative, utili sia ai fini previdenziali sia a quelli assistenziali, rispetto a quelle effettivamente prestate nel corso dell’anno 2025. L’obiettivo è quello di colmare il divario occupazionale generato dalla riduzione forzata delle giornate di lavoro, permettendo al lavoratore di raggiungere un livello di tutela analogo a quello dell’anno precedente.

Nel dettaglio, come chiarito dall’Istituto, il beneficio consiste nel riconoscimento delle giornate necessarie a raggiungere il numero di quelle lavorative effettivamente svolte presso i medesimi datori di lavoro nell’anno precedente a quello di fruizione dei benefici. Il riferimento normativo è l’articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102, che disciplina gli interventi di prevenzione e compensazione dei danni derivanti da calamità naturali o eventi eccezionali in agricoltura. La misura si inserisce dunque nel quadro più ampio degli strumenti di sostegno pubblico attivati a seguito del riconoscimento ufficiale dello stato di calamità.

La circolare Inps specifica che il trascinamento di giornate opera esclusivamente in relazione ai lavoratori agricoli che abbiano prestato attività alle dipendenze di aziende beneficiarie degli interventi previsti dal decreto legislativo n. 102/2004. È inoltre necessario che il confronto tra le giornate lavorate avvenga con riferimento agli stessi datori di lavoro, a conferma del legame diretto tra il beneficio e l’effettiva contrazione dell’attività produttiva causata dall’evento calamitoso.

Particolare attenzione viene riservata anche ad alcune figure tipiche del mondo agricolo. Il beneficio, infatti, è riconosciuto non solo ai lavoratori agricoli dipendenti, ma anche ai piccoli coloni e ai compartecipanti familiari delle aziende che abbiano usufruito dei medesimi interventi di sostegno. Una scelta che conferma la volontà di garantire una tutela ampia e inclusiva, tenendo conto delle specificità organizzative e contrattuali che caratterizzano il settore primario.

Dal punto di vista degli effetti concreti, il trascinamento di giornate assume un ruolo decisivo per l’accesso a prestazioni fondamentali come l’indennità di disoccupazione agricola e per la maturazione dei requisiti contributivi necessari a fini pensionistici. In assenza di questo correttivo, molti lavoratori rischierebbero di subire una penalizzazione duratura a causa di eventi indipendenti dalla loro volontà, con ripercussioni non solo sul reddito immediato ma anche sulla posizione previdenziale di lungo periodo.

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